Cos’è il Lettore Modello
Ogni giornale contiene al suo interno una serie di riferimenti che, legati tra loro, disegnano l’immagine del lettore che la testata si aspetta: il Lettore Modello, concetto elaborato da Umberto Eco. Con questo destinatario ideale il giornale stabilisce un asse comunicativo privilegiato, una sorta di “contratto” in cui la testata si pone come un vero interlocutore.
La conseguenza è importante: sulla base delle ipotesi che fa sui propri lettori, un giornale dà per scontati certi valori di fondo e opzioni politiche, considerandoli condivisi. Così quei valori diventano, di fatto, parte integrante dei contenuti di quel giornale, anche senza essere mai dichiarati apertamente.
Due livelli: cognitivo e passionale
Il Lettore Modello può essere definito lungo due dimensioni:
- il livello cognitivo, che determina la modalità interpretativa e l’attribuzione di senso al testo;
- il livello passionale, relativo all’atteggiamento emotivo con cui il testo suggerisce di porsi di fronte a eventi e personaggi.
In altre parole, un articolo non si limita a informare: propone anche un modo di sentire ciò di cui parla, orientando la reazione emotiva del lettore verso i fatti e le persone raccontate.
Enciclopedia e conoscenze presupposte
I giornali formulano e raccontano le notizie tenendo conto di due caratteristiche del loro Lettore Modello:
- l’enciclopedia: l’insieme di competenze, saperi e sistemi di valori che si presume il lettore possieda;
- le conoscenze presupposte sui fatti di cui si parla.
Ogni titolo e ogni articolo presuppongono una base di competenza sia linguistica sia di contenuto. Per comprendere correttamente una notizia è infatti indispensabile capire la terminologia usata e conoscere almeno in parte l’argomento, perché il giornale non può mai essere del tutto esaustivo: deve necessariamente dare per acquisito ciò che il suo lettore ideale già sa.
Il testo come “meccanismo pigro”
Qui entra in gioco un’idea affascinante di Eco: il testo è intessuto di spazi bianchi, di interstizi che il lettore è chiamato a riempire. Chi lo ha scritto li ha lasciati vuoti di proposito, per due ragioni. La prima è che un testo è un meccanismo “pigro” ed economico: vive del “plusvalore di senso” che il destinatario vi introduce. La seconda è che un testo vuole lasciare al lettore una certa iniziativa interpretativa, pur desiderando, di solito, essere interpretato con un margine sufficiente di univocità. In fondo, come diceva Eco, un testo “vuole che qualcuno lo aiuti a funzionare”.
Leggere, quindi, non è un’operazione passiva: è una collaborazione attiva tra chi scrive e chi legge. Il testo è il risultato di una strategia dell’autore, che mira a far compiere al lettore precise operazioni cognitive, guidandolo verso determinati percorsi interpretativi.
Il potere degli impliciti
C’è però un aspetto che invita alla vigilanza critica. Una delle tecniche più potenti è l’uso delle presupposizioni e degli impliciti testuali: contenuti che passano insieme al significato esplicito, ma che sono più difficili da contestare proprio perché non asseriti in modo diretto. Vale una regola sottile ma decisiva: più l’inferenza è lasciata al lettore, minore è la responsabilità di chi ha scritto.
È qui la lezione più preziosa. Riconoscere il Lettore Modello che un giornale presuppone, e imparare a individuare ciò che un testo dà per scontato o suggerisce senza dirlo, è uno strumento fondamentale di alfabetizzazione mediatica. Ci permette di leggere le notizie non come verità neutre e complete, ma come costruzioni che chiedono la nostra collaborazione, e, a volte, il nostro spirito critico.
Domande frequenti
Cos’è il Lettore Modello?
È il destinatario ideale che ogni testata “immagina” e con cui stabilisce un patto comunicativo. Concetto elaborato da Umberto Eco, definisce il lettore in base al livello cognitivo (come interpreta) e passionale (come è invitato a sentire) rispetto ai contenuti del giornale.
Cosa si intende per “enciclopedia” del lettore?
È l’insieme di competenze, saperi e sistemi di valori che un giornale presume il proprio lettore possieda. Insieme alle conoscenze presupposte sui fatti, determina come le notizie vengono formulate: un articolo dà per acquisito ciò che il suo lettore ideale già conosce.
Perché il testo è un “meccanismo pigro”?
Perché, secondo Eco, vive del senso che il lettore vi aggiunge: lascia “spazi bianchi” da riempire, delegando parte dell’interpretazione al destinatario. Leggere non è passivo, ma una collaborazione attiva tra chi scrive e chi legge.
Perché è importante riconoscere gli impliciti in un testo?
Perché le presupposizioni fanno passare contenuti non dichiarati apertamente, più difficili da contestare. Più l’inferenza è lasciata al lettore, minore è la responsabilità di chi scrive. Riconoscerli è uno strumento fondamentale di lettura critica dei media.
Lascia un commento