I tre significati del disegno
Il disegno in arteterapia assume svariati significati: un significato ludico, un significato espressivo-narrativo e un significato conoscitivo-terapeutico. Non si escludono a vicenda, convivono nella stessa seduta e si sostengono l’un l’altro.
Il significato ludico
Il significato ludico e quello espressivo-narrativo sono gli stessi significati fondamentali che promuovono lo sviluppo dell’attività grafica nel bambino. Il primo riguarda il divertimento che si prova nel manipolare i materiali più svariati: la matita che scivola, la tempera che si mescola, il pastello che resiste. È un piacere sensoriale prima che simbolico, e proprio per questo abbassa la soglia di controllo.
Nel contesto terapeutico questa dimensione ha una funzione precisa. La cornice ludica rende accettabile l’esposizione: se quello che sto facendo è un gioco, posso permettermi di andare dove il discorso razionale non mi lascerebbe andare. Il gioco protegge mentre apre.
Il significato espressivo-narrativo
Il secondo significato riguarda il piacere che deriva dal vedere impressa sul foglio una traccia di sé: un segno grafico unico e personale, ogni volta diverso, che permette di sperimentare e rafforzare il senso della propria presenza e della propria possibilità di azione nel mondo. Il foglio restituisce una prova di esistenza.
Questa funzione è tanto più importante quanto più la persona sente di non avere voce, per età, per condizione clinica o per una storia in cui l’espressione di sé è stata scoraggiata. Il segno grafico è una narrazione che non richiede sintassi.
Il significato conoscitivo-terapeutico
Il valore conoscitivo-terapeutico, pur essendo comunque presente anche fuori dal setting, diventa peculiare del contesto arteterapeutico ed è rafforzato dalla presenza del terapeuta. Il suo compito è duplice. Nella fase di produzione promuove la creatività e la libera espressione, evitando di indirizzare o valutare. Nella fase successiva contiene e aiuta a elaborare le emozioni che scaturiscono sia dall’esperienza creativa in sé, sia dalla successiva osservazione e dall’approfondimento del proprio prodotto artistico, che si rivela sempre specchio del mondo interno del soggetto.
Il terapeuta, cioè, deve guidare, o meglio accompagnare, la persona lungo un percorso che, attraverso l’apprendimento di una nuova modalità di entrare in contatto con sé stessa e di conoscersi, promuova l’autoconsapevolezza e da qui il cambiamento. La distinzione tra guidare e accompagnare non è una sfumatura di linguaggio: definisce chi è il protagonista del percorso.
Il valore proiettivo: il foglio come spazio dei fantasmi
Ma soprattutto il disegno ha un valore proiettivo, ed è questo a renderlo uno strumento terapeutico e non solo un’attività espressiva. Il disegno permette di esplicitare i propri conflitti e le proprie ansie: il foglio diviene uno spazio di proiezione nel quale dare forma e vita ai propri fantasmi. Quei contenuti, assumendo concretezza e divenendo finalmente qualcosa di esterno a sé, trovano il distacco necessario per poter essere affrontati in maniera meno ansiogena.
Il meccanismo è quello dell’esternalizzazione. Finché l’angoscia resta dentro, coincide con chi la prova e non è osservabile. Quando viene tracciata su un foglio, diventa un oggetto collocato a una certa distanza, che si può guardare, commentare, mettere da parte e riprendere. Cambia la posizione della persona rispetto al proprio contenuto: da posseduta a osservatrice.
Questo spiega perché in arteterapia il prodotto non venga interpretato dal terapeuta come un test da decodificare. Il senso emerge nel dialogo con chi ha disegnato, che resta l’unico titolare di ciò che quella forma e quel colore significano per lui.
Che cosa allena il disegno in arteterapia
Disegnare in arteterapia significa dunque potenziare la capacità di contattare le proprie emozioni e di rappresentarle in una dimensione fantastica attraverso la forma e il colore. In questo modo il disegno rappresenta un’occasione per dare spazio e voce a quelle emozioni e a quei vissuti personali che si tende solitamente a tenere a distanza, in un contesto protetto dalla dimensione ludica e dalla sensazione di contenimento garantita dalla presenza del gruppo e del terapeuta.
Lo scopo è promuovere lo sviluppo di una nuova modalità di contattare e conoscere sé stessi, che conduca a una maggiore consapevolezza di sé e dunque alla possibilità di un cambiamento autentico, di cui il soggetto sia il vero e unico protagonista. Il cambiamento non viene somministrato: viene reso possibile.
Il beneficio motorio
C’è infine una dimensione che viene spesso trascurata. Il disegno richiede l’attivazione della coordinazione visuomotoria e la capacità di movimenti fini e precisi, e comporta quindi un giovamento anche da un punto di vista strettamente motorio. Questo aspetto si rivela particolarmente importante per persone disabili o con difficoltà motorie, per le quali il beneficio psicologico e quello riabilitativo procedono insieme nella stessa attività.
Domande frequenti
Bisogna saper disegnare per fare arteterapia?
No. In arteterapia il prodotto non viene valutato per la sua qualità estetica. Quello che conta è il processo: il piacere della manipolazione, la traccia personale che si lascia sul foglio e le emozioni che emergono durante e dopo la produzione. La preoccupazione per il risultato, quando compare, è essa stessa materiale di lavoro.
Che ruolo ha il terapeuta mentre la persona disegna?
Nella fase di produzione il terapeuta promuove la creatività e la libera espressione, senza indirizzare il risultato. Nella fase successiva contiene e aiuta a elaborare le emozioni che nascono dall’esperienza creativa e dall’osservazione del proprio prodotto. Accompagna, più che guidare: il protagonista del percorso resta la persona.
Perché si dice che il disegno ha un valore proiettivo?
Perché il foglio diventa uno spazio in cui conflitti e ansie prendono forma concreta. Diventando qualcosa di esterno a sé, quei contenuti acquistano il distacco necessario per essere affrontati in modo meno ansiogeno rispetto a quando restano interni e indistinti.
L’arteterapia con il disegno serve solo sul piano psicologico?
No. Richiedendo coordinazione visuomotoria e movimenti fini e precisi, il disegno produce un beneficio anche strettamente motorio. È un aspetto particolarmente rilevante nel lavoro con persone disabili o con difficoltà motorie, dove la stessa attività sostiene insieme l’elaborazione emotiva e la riabilitazione.
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