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Il Disegno: Strumenti e tecniche

In arteterapia si possono usare tutti gli strumenti e tutte le tecniche pittoriche: pennarelli, tempere, acquarelli, colori a dita, collage. La scelta, però, non è mai neutra. Ogni materiale impone un grado diverso di controllo, di sporco e di coinvolgimento, e il modo in cui una persona lo sceglie dice già qualcosa su come sta […]

Psicolab — Il Disegno: Strumenti e tecniche
In arteterapia si possono usare tutti gli strumenti e tutte le tecniche pittoriche: pennarelli, tempere, acquarelli, colori a dita, collage. La scelta, però, non è mai neutra. Ogni materiale impone un grado diverso di controllo, di sporco e di coinvolgimento, e il modo in cui una persona lo sceglie dice già qualcosa su come sta e su come decide. Questa guida ripercorre i materiali del disegno in arteterapia, il loro valore simbolico e l’uso del disegno come strumento di lettura delle dinamiche di gruppo.

I materiali disponibili

Per quanto riguarda le tecniche e i materiali, in arteterapia possono essere utilizzati tutti gli strumenti e tutte le tecniche pittoriche: pennarelli, matite, pastelli a cera, tempere, acquarelli, colori a dita, collage, e così via. Non esiste una gerarchia di dignità terapeutica tra un materiale e l’altro. Esiste però una differenza sostanziale nel tipo di esperienza che ciascuno produce.

La distinzione più utile riguarda il grado di controllo che il materiale consente. All’estremo del controllo massimo stanno gli strumenti a punta secca, che restituiscono esattamente il segno voluto. All’estremo opposto stanno i materiali fluidi, che si comportano in modo parzialmente indipendente dall’intenzione di chi li usa. In mezzo si colloca tutto il resto.

Il valore simbolico dello strumento

Va tenuto presente che anche la scelta di un certo strumento ha un valore simbolico. Non si tratta di attribuire significati fissi, come farebbe una tabella di corrispondenze, ma di osservare che cosa quel materiale chiede alla persona e come lei risponde.

Pennarelli: la sicurezza del tratto definito

I pennarelli sono facili da usare e restituiscono un tratto nitido e definito. Per questo danno sicurezza: il segno che compare sul foglio è quello che si era previsto, non ci sono sbavature né sorprese. Chi li sceglie sistematicamente sta anche scegliendo, spesso senza saperlo, di non esporsi all’imprevisto.

Tempere e colori a dita: sporcarsi e coinvolgersi

Le tempere e, ancora di più, i colori a dita sporcano e richiedono un coinvolgimento maggiore. Il colore si stende in modo non del tutto prevedibile, il contatto è diretto, il corpo entra nell’operazione. Non a caso, di solito questi materiali non vengono usati da persone con tratti ossessivo-compulsivi, per le quali la perdita di controllo e il contatto con la materia sporca rappresentano proprio ciò che l’organizzazione difensiva tiene a distanza.

Questo non significa che quei materiali vadano evitati con quelle persone. Significa che il terapeuta sa che proporli tocca un punto sensibile, e sceglie se e quando farlo.

Il collage: assemblare senza creare

Il collage richiede un minor impegno creativo, perché si tratta soltanto di assemblare parti già esistenti. Per questo viene di solito scelto da persone che si sentono in qualche modo minacciate da un’attività creativa troppo libera. Il materiale è già dato, il gesto consiste nel comporlo: la responsabilità dell’invenzione è ridotta e con essa l’ansia da foglio bianco.

Il collage funziona quindi spesso come porta d’ingresso, uno spazio praticabile da cui muoversi in seguito verso tecniche più esposte.

Usare più materiali insieme

La scelta di usare più materiali insieme è invece indice di grande flessibilità. È inoltre molto utile nello sviluppo del pensiero laterale, quel modo di procedere che esula dagli schemi classici e cerca soluzioni fuori dalla traiettoria attesa. Combinare tempera e collage, o matita e acquarello, obbliga a gestire regole diverse nello stesso spazio, ed è un esercizio di adattabilità prima ancora che estetico.

Il momento della scelta

Anche il modo in cui i soggetti si avvicinano ai materiali ed effettuano la scelta dice molto di loro, e in particolare del rapporto che hanno con la presa di decisione, con la scelta e con la rinuncia.

Scegliere un materiale significa, inevitabilmente, rinunciare a tutti gli altri. C’è chi resta a lungo davanti al tavolo senza decidere, chi prende il primo strumento a portata di mano per liberarsi dell’attesa, chi ne accumula molti senza usarli, chi cambia continuamente. Ciascuno di questi comportamenti è già una comunicazione, e avviene prima che il primo segno compaia sul foglio.

Il terapeuta può invitare a un disegno libero oppure dare un tema, diverso a seconda delle situazioni, delle persone e degli obiettivi terapeutici che di volta in volta ritiene importante raggiungere. Il tema struttura e contiene, il disegno libero espone e apre. La scelta tra i due non è metodologica ma clinica.

Il disegno come strumento di lettura del gruppo

Il disegno può inoltre essere utilizzato in arteterapia come strumento di analisi delle dinamiche di gruppo e del modo in cui ciascun soggetto interagisce al suo interno.

Il dispositivo più efficace è il disegno di gruppo, nel quale lo spazio, cioè il foglio, gli strumenti, cioè colori e matite, e il tema sono unici per tutto il gruppo. La scarsità è deliberata: dovendo condividere un’unica superficie e un’unica dotazione di materiali, i partecipanti sono costretti a negoziare.

In questa condizione possono rendersi evidenti le dinamiche di potere all’interno del gruppo, le modalità che il gruppo elabora per la risoluzione degli eventuali conflitti, e il modo in cui ciascun membro si relaziona al gruppo, alle sue gerarchie e al conflitto stesso. Chi occupa il centro del foglio e chi si ritira ai margini, chi copre il segno altrui e chi lo aggira, chi propone un tema comune e chi lo ignora: sono tutte informazioni che una conversazione di gruppo produrrebbe più lentamente e in forma più difendibile.

Il foglio, in questo caso, non è solo lo spazio della proiezione individuale. È un territorio conteso, e il modo in cui viene spartito è il resoconto visibile di come quel gruppo funziona.

Domande frequenti

Esiste un materiale migliore degli altri in arteterapia?

No. Tutti gli strumenti e tutte le tecniche pittoriche possono essere utilizzati. Ciò che cambia è l’esperienza che ciascun materiale produce: il grado di controllo che consente, il coinvolgimento corporeo che richiede, l’imprevisto che ammette. Il terapeuta sceglie in base agli obiettivi e alla persona, non in base a una gerarchia fissa.

Perché chi ha tratti ossessivo-compulsivi tende a evitare i colori a dita?

Perché tempere e colori a dita sporcano e richiedono un coinvolgimento maggiore, con un tratto meno prevedibile. Sono esattamente le condizioni che un’organizzazione ossessiva tiene a distanza. I pennarelli, facili da usare e con un tratto nitido e definito, offrono al contrario sicurezza e controllo.

Che cosa dice la scelta del collage?

Il collage richiede un minor impegno creativo, perché consiste nell’assemblare parti già esistenti. Viene spesso scelto da chi si sente minacciato da un’attività creativa troppo libera. Non è un limite: è un punto di partenza praticabile, da cui muoversi in seguito verso tecniche più esposte.

Come si usa il disegno per leggere un gruppo?

Si propone un disegno di gruppo in cui foglio, strumenti e tema sono unici per tutti. La condivisione forzata di uno spazio e di risorse limitate rende visibili le dinamiche di potere, le strategie di risoluzione del conflitto e il modo in cui ogni membro si posiziona rispetto agli altri.

In arteterapia il materiale non è un accessorio del disegno: è parte dell’intervento. Pennarelli, tempere, colori a dita e collage chiedono cose diverse a chi li usa, e la scelta, insieme al modo in cui viene compiuta, racconta il rapporto della persona con il controllo, con il coinvolgimento e con la rinuncia. Portato nel gruppo, con un solo foglio e un solo set di strumenti, il disegno smette di essere espressione individuale e diventa il resoconto visibile di come quel gruppo gestisce potere e conflitto.
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