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Il Cartesio uomo-filosofo & gli occhi delle donne

Un romanzo sulla vita sentimentale di Cartesio è un’occasione per tornare su un problema che non è affatto chiuso: che rapporto c’è fra ciò che pensiamo e il corpo che lo pensa. Questa pagina riprende la segnalazione della presentazione di un volume, avvenuta nel dicembre 2011. L’evento e le mostre citate sono conclusi. Quanto segue […]

Psicolab — Il Cartesio uomo-filosofo & gli occhi delle donne
Un romanzo sulla vita sentimentale di Cartesio è un’occasione per tornare su un problema che non è affatto chiuso: che rapporto c’è fra ciò che pensiamo e il corpo che lo pensa.
Questa pagina riprende la segnalazione della presentazione di un volume, avvenuta nel dicembre 2011. L’evento e le mostre citate sono conclusi. Quanto segue sviluppa il tema in termini generali.

Lo spunto

Il libro di Fausto Bertolini è una biografia romanzata di René Descartes che ne segue il versante affettivo, oltre a quello filosofico e matematico.

La segnalazione originale coglie con una battuta il punto che rende l’operazione interessante: il celebre «penso dunque sono» diventa, a un certo punto del romanzo, un gioco di parole sul corpo.

È una battuta, ma tocca esattamente il nodo che la filosofia cartesiana ha lasciato aperto per quattro secoli.

Il problema che Cartesio pone

La posizione cartesiana distingue due sostanze: quella pensante e quella estesa, cioè la materia.

La difficoltà nasce immediatamente: se sono due sostanze di natura diversa, come interagiscono? Come fa un’intenzione a muovere un braccio, e una ferita a produrre dolore?

La soluzione proposta (un punto di contatto individuato nella ghiandola pineale, scelta perché unica e non doppia come le altre strutture cerebrali) è oggi ricordata soprattutto come esempio di quanto il problema fosse insolubile entro quell’impianto.

Ma il problema è rimasto, e non è affatto una curiosità storica.

Perché riguarda la psicologia

Perché il dualismo, uscito dalla filosofia, è rimasto profondamente radicato nel senso comune e nell’organizzazione della cura.

Si manifesta in modo evidente nella distinzione fra malattie reali e disturbi ritenuti «solo psicologici», con la conseguenza pratica che questi ultimi vengono considerati meno legittimi, meno gravi e in qualche misura imputabili a chi li ha.

Chi soffre di sintomi fisici senza causa organica individuata riferisce con grande frequenza di non essere creduto, e quella esperienza aggrava il quadro anziché chiarirlo.

La formulazione corretta è che ogni stato mentale è anche uno stato corporeo. Un dolore senza lesione visibile non è meno reale: i sistemi che generano l’esperienza del dolore possono attivarsi anche senza danno periferico, e il dolore prodotto è indistinguibile.

La correzione novecentesca

La revisione più nota di Cartesio in ambito neuroscientifico riguarda le emozioni.

Nel modello classico l’emozione è ciò che disturba il ragionamento, e la decisione migliore è quella presa a mente fredda.

Gli studi su persone con lesioni in aree che integrano informazioni emotive e decisionali hanno mostrato l’opposto: capacità intellettive e memoria intatte, e tuttavia decisioni disastrose nella vita quotidiana, con incapacità di scegliere fra alternative equivalenti.

L’interpretazione è che le emozioni svolgano una funzione di selezione: riducono lo spazio delle opzioni a quelle praticabili. Senza di esse ogni alternativa resta ugualmente disponibile, e la decisione non arriva.

Non sono un residuo da controllare. Sono parte del meccanismo che rende possibile decidere.

Il corpo che pensa

Un filone più recente porta la revisione oltre.

La cognizione incarnata sostiene che i processi mentali non siano indipendenti dal corpo che li realizza: la comprensione di un’azione coinvolge in parte i sistemi che la eseguirebbero, e il linguaggio con cui pensiamo l’astratto è largamente costruito su esperienze corporee, sopra e sotto, vicino e lontano, caldo e freddo.

Va detto con onestà che questo campo comprende risultati di solidità molto diversa: alcuni effetti pubblicati con grande risonanza non hanno superato le repliche, e conviene distinguere il nucleo (l’origine sensomotoria di molte categorie concettuali) dalle sue estensioni più spettacolari.

Una nota sul titolo

Il titolo del volume mette al centro le donne, e vale la pena aggiungere un dato storico che di solito manca.

La più rigorosa interlocutrice filosofica di Cartesio fu Elisabetta di Boemia, che gli pose per lettera proprio l’obiezione decisiva: come può una sostanza immateriale mettere in movimento un corpo?

Cartesio non riuscì a risponderle in modo soddisfacente, e lo ammise. L’obiezione resta valida ancora oggi.

È un caso esemplare di quanto discusso altrove: un contributo teorico di primo piano rimasto ai margini della storia della filosofia, ricordato come corrispondenza privata anziché come argomento.

Domande frequenti

Cos’è il dualismo cartesiano?

La distinzione fra sostanza pensante e sostanza materiale. Il problema che ne deriva è come due nature diverse possano interagire: la soluzione della ghiandola pineale non lo risolveva.

Perché è un problema attuale?

Perché il dualismo è rimasto nel senso comune e nell’organizzazione della cura: i disturbi ritenuti «solo psicologici» sono considerati meno reali, e chi ha sintomi senza causa organica riferisce di non essere creduto.

Le emozioni disturbano le decisioni?

No. Persone con lesioni che separano informazione emotiva e decisionale mantengono intelligenza e memoria ma decidono disastrosamente: le emozioni riducono lo spazio delle opzioni e rendono possibile scegliere.

Chi era Elisabetta di Boemia?

La corrispondente filosofica che pose a Cartesio l’obiezione decisiva sull’interazione fra mente e corpo. Cartesio ammise di non avere una risposta soddisfacente, e l’obiezione resta valida.

Il problema che Cartesio lascia aperto non è una curiosità storica: il dualismo è rimasto nel senso comune e produce una distinzione dannosa fra malattie reali e disturbi «solo psicologici». La formulazione corretta è che ogni stato mentale è anche uno stato corporeo, e un dolore senza lesione visibile non è meno reale. La revisione novecentesca ha poi capovolto l’idea che le emozioni disturbino il ragionamento: senza di esse le decisioni non arrivano affatto. E l’obiezione più acuta al sistema cartesiano gliela pose una donna a cui non seppe rispondere.
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