Cos’è davvero l’attenzione
Quella che nel linguaggio comune chiamiamo “attenzione” è in realtà un insieme di processi neuropsicologici diversificati. Tra i principali:
- Arousal: la preparazione fisiologica a ricevere stimolazioni dall’ambiente.
- Attenzione sostenuta: la capacità di mantenere alto il livello di concentrazione per un tempo prolungato.
- Attenzione selettiva bottom-up: quando alcuni stimoli catturano la nostra attenzione indipendentemente dalla volontà.
- Attenzione selettiva top-down: la capacità di selezionare volontariamente certi stimoli per elaborarli in modo più approfondito.
- Attenzione distribuita: la capacità di prestare attenzione a più stimoli contemporaneamente.
Tutti questi processi hanno limiti, sia quantitativi (nel numero di elementi a cui possiamo prestare attenzione insieme e nel tempo per cui possiamo protrarla) sia qualitativi (la qualità delle prestazioni peggiora se l’attenzione si prolunga troppo). Sono inoltre soggetti a interferenze.
Le interferenze: perché è difficile fare due cose insieme
Eseguire due compiti contemporaneamente è più faticoso, per due tipi di interferenza. L’interferenza strutturale si verifica quando i due compiti attivano le stesse aree cerebrali: se durante un’attività di lettura in classe l’insegnante mette in sottofondo brani cantati, con la buona intenzione di rendere il clima piacevole, genera interferenza, perché l’ascolto di parole cantate richiede le stesse aree deputate alla comprensione linguistica. L’interferenza da risorse si verifica quando i due compiti richiedono troppe risorse attentive: è per questo che, nella produzione linguistica, è difficile concentrarsi contemporaneamente sull’efficacia comunicativa e sulla correttezza grammaticale. Incidono infine anche fattori come lo stato di riposo della persona e la serenità dell’ambiente, il che spiega la difficoltà di chi insegna in orari sfavorevoli all’apprendimento.
L’attenzione sostenuta in classe
Molti insegnanti lamentano la difficoltà di mantenere viva la concentrazione degli allievi per l’intera lezione, cercandone le cause nella mancanza di disciplina o nella vivacità degli studenti. Si dimentica però che l’attenzione sostenuta ha limiti fisiologici intrinseci. Nella lezione tradizionale, poco interattiva, in cui lo studente è relegato al ruolo di ascoltatore, i livelli attentivi sono alti nei primi dieci minuti, poi calano rapidamente e risalgono lievemente solo nella fase conclusiva.
È però possibile ridestare e stimolare l’attenzione sostenuta attraverso alcune strategie:
- La novità dell’input, che fa leva sulla curiosità naturale verso un evento piacevole e inatteso.
- L’intensità dell’input, ovvero il suo carico emotivo e potenziale di coinvolgimento.
- Il coinvolgimento e l’interazione, perché l’allievo si senta protagonista.
- Il decentramento dei punti di vista, per evitare l’assuefazione: esaminare uno stesso tema sotto varie angolazioni o esercitare la stessa struttura grammaticale in contesti diversi.
Va però sottolineato che queste strategie hanno un effetto temporaneo: la vera energia che sostiene la concentrazione è la motivazione. La novità di un input può alzare l’attenzione, ma se non suscita un interesse personale, i livelli torneranno a scendere.
L’attenzione selettiva
L’attenzione selettiva è l’insieme dei processi che, filtrando e organizzando le informazioni ricevute, ci permettono di elaborare risposte adeguate al contesto. In ogni istante siamo esposti a una miriade di stimoli, di cui riusciamo a percepire solo una minima parte: fin dai primi mesi di vita sviluppiamo quindi strategie per selezionarne alcuni e tralasciarne altri. In genere prestiamo attenzione a ciò che giudichiamo rilevante per i nostri obiettivi, ma a volte l’attenzione è catturata automaticamente dagli stimoli.
Un esempio chiarisce la doppia natura di questo processo. A una conferenza, possiamo scegliere volontariamente di concentrarci su una conversazione sussurrata dietro di noi, attenuando la voce del relatore: è l’attenzione selettiva volontaria. Ma se all’improvviso udiamo un rumore forte dall’esterno, ci voltiamo istintivamente verso di esso: è l’attenzione selettiva automatica. L’attenzione selettiva è dunque sottoposta a due tipi di controllo.
Controllo bottom-up e top-down
Il controllo bottom-up è legato a fattori ambientali, come stimoli improvvisi e inattesi, che attraggono l’attenzione quasi indipendentemente dalla volontà e possono rallentare l’esecuzione di un compito. Le neuroimmagini hanno localizzato le aree coinvolte nell’emisfero destro. Il controllo top-down è invece determinato da fattori psicologici come aspettative, desideri e obiettivi. Le prestazioni cognitive migliorano quando riusciamo ad anticipare le caratteristiche rilevanti di un input: nell’apprendimento linguistico, portiamo a termine meglio un’attività quando ne conosciamo il focus didattico, cioè l’obiettivo. Questo tipo di attenzione è connesso alle strategie di anticipazione e, in particolare, all’expectancy grammar, il sistema di strategie che, sulla base delle conoscenze e della competenza comunicativa, ci permette di prevedere ciò che accadrà in uno scambio. In entrambi i tipi di controllo ha un ruolo centrale il lobo frontale, che gestisce anche autocontrollo, pianificazione e problem solving.
Indicazioni per l’insegnamento delle lingue
Un risultato negativo di uno studente può dipendere non da una mancata acquisizione, ma da fattori attentivi: interferenze, calo dell’attenzione sostenuta o incapacità di focalizzare l’attenzione selettiva sugli obiettivi. Vediamo le indicazioni pratiche.
Evitare le interferenze
Quando si pianifica un’attività per sviluppare un’abilità linguistica, è essenziale non chiedere allo studente di esercitarne altre simultaneamente. Se si propone un video per l’ascolto, è controproducente far completare griglie o esercizi durante la visione, perché si chiede comprensione orale e scritta insieme, generando interferenza. È più produttivo procedere per fasi: prima leggere e comprendere la consegna dell’esercizio scritto, poi concentrarsi sul brano orale, infine completare le attività scritte. Prendere appunti durante un video è possibile, ma solo se l’allievo ha già automatizzato questa abilità, limitandola alle parole-chiave; va comunque usato con consapevolezza, facendolo seguire da attività meno impegnative.
Sostenere l’attenzione con la varietà
Per stimolare l’attenzione sostenuta, l’insegnante può puntare su alcune parole chiave: l’auto-apprendimento (indicazioni e materiali per approfondire secondo i propri interessi, anche fuori dalla lezione, facendo leva sulla motivazione intrinseca); la differenziazione (momenti in cui gli studenti approfondiscono aspetti a loro scelta); la flessibilità (adattare le scelte alle dinamiche della classe); la rilevanza psicologica, linguistica e culturale dei materiali. Fondamentale è la varietà, come strategia per ridestare l’attenzione: nelle modalità di gestione della classe (individuale, a coppie, a gruppi), nella distribuzione dei compiti, nel materiale (alternando testi orali e scritti, linguistici e iconici, con oggetti autentici da vedere e toccare), e nelle tipologie di attività, organizzandole in sequenza progressivamente meno impegnativa.
Educare all’attenzione selettiva
Stimolare il controllo bottom-up con novità e varietà è utile, ma dà effetti temporanei se non raggiunge gli interessi profondi dell’allievo. L’insegnante deve quindi mirare soprattutto al controllo top-down, cioè alla focalizzazione volontaria. Spesso gli studenti non hanno ancora sviluppato queste strategie e faticano a individuare il focus didattico, ad attivare le strategie giuste e ad anticipare. Capita, per esempio, che nella comprensione globale si concentrino su dettagli irrilevanti invece che sui nuclei informativi essenziali. È importante allora che il docente educhi a una corretta focalizzazione: chiarendo fin dall’inizio l’obiettivo di ogni attività, proponendo dapprima attività più strutturate che guidino all’uso di strategie e allo sviluppo dell’expectancy grammar, e aprendo momenti di riflessione sulle strategie messe in atto e sui risultati ottenuti.
Domande frequenti
L’attenzione è una cosa sola?
No. È un insieme di processi distinti: arousal, attenzione sostenuta, attenzione selettiva (bottom-up e top-down) e attenzione distribuita. Distinguerli è fondamentale per capire come funziona l’apprendimento e come sostenerlo in classe.
Perché non si dovrebbe far scrivere durante un ascolto?
Perché ascolto e scrittura, richiesti insieme, generano interferenza (strutturale o da risorse), sovraccaricando l’attenzione. È più efficace procedere per fasi: leggere prima la consegna, poi ascoltare, e infine completare l’esercizio scritto.
Come si mantiene alta l’attenzione degli studenti?
Con novità, intensità, coinvolgimento e cambio di prospettiva, ma soprattutto con la motivazione, che è l’energia che sostiene davvero la concentrazione. Varietà nelle attività, nei materiali e nelle modalità di lavoro aiuta a ridestare l’attenzione.
Cos’è l’expectancy grammar?
È un sistema di strategie cognitive che, sulla base delle conoscenze e della competenza comunicativa, permette di prevedere ciò che accadrà in uno scambio, inclusi aspetti lessicali e grammaticali. Sviluppa il controllo top-down e velocizza l’elaborazione dell’input.
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