Abstract: In una società dove si cerca di sconfiggere in modo ossessivo lo scorrere del tempo, quale ruolo hanno gli anziani? Quali sono le loro paure e soprattutto come possono vivere la loro esistenza, immersi in una società ipertecnologica? Questo articolo vuole essere un aiuto fornito ad ogni persona per vivere bene o aiutare a vivere bene l’ingresso nella “terza età”.
In questi anni ci troviamo davanti ad una crescita esponenziale della popolazione anziana: nel nostro paese ad esempio il numero di anziani con età compresa fra i 65 e 74 anni è di circa 8 volte più grande rispetto all’inizio del secolo scorso, e le persone che superano gli 85 anni sono aumentate di oltre 24 volte. Tutto questo grazie ai progressi ottenuti in ambito scientifico e socio-economico, i quali hanno prodotto un miglioramento generale delle condizioni di vita delle persone appartenenti alla cosiddetta “terza età”.
Ma è possibile catturare con chiarezza il momento in cui si diventa anziani?
In base ai vari tentativi di classificazione sono stati individuati tre periodi di riferimento: presenile (la cosiddetta “mezza età”) tra i 45-65 anni, caratterizzato da menopausa ed andropausa, che comportano profondi cambiamenti a livello bio-umorale (aumento della glicemia, ipertensione arteriosa, ecc…); senescenza graduale tra i 65-75 anni; ed infine senescenza conclamata, tra i 75-90 anni, nella quale le varie malattie cominciano a diventare croniche, implicando la necessità di uno specifico intervento di assistenza sociale e di riabilitazione.
Ma nonostante tutto non è possibile in verità stabilire un momento preciso di ingresso nell’età senile poiché i fattori da prendere in considerazione sono davvero numerosi: prima di tutto lo stato fisico, nel quale si presentano i primi limiti dell’individuo; i fattori genetici, in quanto, tra le altre cose, è dimostrato che anche l’appartenenza ad un determinato sesso può comportare un diverso processo senile (i maschi sembrano infatti invecchiare più precocemente delle femmine); l’eventuale presenza di malattie invalidanti; lo stato psicologico, molto importante in quanto rispecchia tutte le esperienze vissute dalla persona, il suo modo di porsi nei confronti della vita, la capacità di saper affrontare la perdita di persone care oppure l’essere allontanati dalla propria terra di origine; ed infine l’aspetto ambientale, il quale rappresenta il contesto degli atteggiamenti familiari e sociali nei confronti dell’anziano.
Nonostante i tentativi di definizione e datazione dell’invecchiamento è evidente perciò l’impossibilità di effettuare generalizzazioni, in quanto ogni esperienza appare diversa dalle altre e quindi bisogna prendere in considerazione la personalità e gli episodi di vita del singolo individuo. Il processo di invecchiamento deve essere considerato come il modo in cui ciascuna persona tenta di adattarsi ai propri cambiamenti fisici ed emotivi, oltre a quelli dell’ambiente che la circonda.
Proprio riguardo ai cambiamenti che il diventare anziani comporta, fino a qualche anno fa gli studi sul cervello avevano dimostrato il verificarsi di una situazione degenerativa progressiva cerebrale, ma in realtà anche questo dato ha una veridicità limitata poiché ci sono numerosi casi in cui non sono riscontrati cambiamenti cerebrali di alcun tipo. Inoltre sembra ormai dimostrato anche il recupero delle funzioni cerebrali, cosa che fino a non molto tempo fa nessuno riteneva possibile.
Sono state tante le scale di invecchiamento che dagli anni ’50 fino ad oggi hanno dato prova di come, con il passare del tempo, funzioni cognitive come la memoria e l’attenzione subiscono un decadimento e si modificano anche le emozioni, come avviene anche negli stati depressivi. Attualmente però è stato dimostrato che le capacità dell’anziano in realtà non peggiorano nella qualità ma semplicemente subiscono un rallentamento: in passato questo non era possibile da stabilire in quanto, alla base delle ricerche, c’era un errore nella metodologia di indagine. Venivano infatti utilizzati test con tempi brevi di risposta, quindi i soggetti anziani, non avendo tempo sufficiente per riflettere sui compiti da svolgere, producevano risposte sbagliate e questo comportava errate conclusioni sulle loro effettive abilità.
Quindi è evidente che non ci sono reali danni alle capacità cognitive delle persone anziane, cosa che poteva in realtà già in passato essere provata leggendo le molte biografie di personaggi famosi che presentavano funzioni cerebrali integre anche nella più tarda età.
A volte però possono verificarsi carenze nel corretto funzionamento di alcune componenti cognitive, ma grazie all’utilizzo delle conoscenze e delle esperienze di tutta una vita l’anziano può riuscire a contrastare queste mancanze.
E’ quindi evidente la forza potenziale che può nascondersi nella condizione senile, una forza dovuta alla compensazione di ciò che viene a mancare con ciò che invece è accumulato da tutta un’esistenza. In questo contesto bisogna tener conto dell’importanza della motivazione, la quale guida le azioni degli anziani, spingendoli ad un continuo apprendimento dalle circostanze della loro vita.
Non meno indispensabile è poi l’affettività, necessaria per riuscire a raccogliere energia continua dall’ambiente circostante in risposta ai problemi dell’età, come ad esempio la depressione nella quale spesso l’anziano può cadere a causa di una certa incapacità di reagire alla propria condizione. E’ proprio in questi casi che si dimostra indispensabile l’affetto della propria famiglia, la quale deve convincere l’anziano di quanto sia ancora importante per tutti.
Un’altra arma da non sottovalutare per sconfiggere l’angoscia esistenziale della vecchiaia è l’esercizio sessuale, fondamentale come ogni altra funzione organica. Questo a molti può sembrare strano in quanto è diffusa l’idea della sessualità senile come qualcosa di improbabile, ma non è assolutamente così poiché anche gli anziani hanno il diritto e la necessità di esprimere le proprie emozioni in qualunque contesto, se può esser loro utile per mantenere una piena salute psico-fisica.
Infine un altro fattore di forza nella senilità è costituito dal rapporto nonno-nipote, fonte di scambio e di espressione per entrambi. Vedere due mondi così lontani a confronto ci mostra quanto sia estremamente utile sia per il nonno, in quanto si sente importante portavoce dei suoi tempi, sia per il bambino, il quale può apprendere così importanti lezioni di vita. Per non parlare poi dell’indispensabile scambio affettivo che viene prodotto in questa tipologia di interazione!
Se tutte queste componenti positive vengono a mancare, la persona anziana può diventare una vittima dell’insicurezza. Purtroppo infatti la nostra esistenza è caratterizzata dalla presenza di modelli sociali che condizionano la definizione dell’immagine di sé. Questi sembrano imporre sempre più un’idea di eterna giovinezza e bellezza che conduce le persone ad una maggiore carenza di autostima che cresce col passare degli anni. Quindi sono gli altri a catalogare una persona come vecchia prima ancora che questa lo faccia da sé, producendo una ossessiva lotta continua contro il tempo. Questa fuga dalla realtà accresce nuovamente le paure e le angosce per il futuro, e quindi si mostra difficile credere di poter reagire alla propria situazione di anziano, lontano dagli ideali della società. Ma non è così.
Bisogna infatti cercare la capacità di combattere questa superficialità diffusa ritrovando in sé e negli altri uno stimolo di crescita per il proprio essere. Questa fase della nostra esistenza deve essere vista infatti come una possibilità di fare cose che non si ha avuto modo di fare prima, un modo di trovare un senso negli anni passati e riuscire con saggezza a migliorare sé stessi. Può essere vista anche come l’occasione per ricercare nuovi interessi o dedicarsi a quelli passati, per i quali non si è mai avuto tempo. E’ anche possibile dedicare del tempo alla creazione di nuove relazioni affettive o di amicizia, alla ricerca di compagnia per combattere ogni forma di solitudine e malinconia. Bisogna perciò che ognuno si adoperi per cercare il proprio equilibrio che lo accompagni nel corso della vita che ha ancora davanti. Per far questo è necessario saper individuare e dare importanza agli aspetti positivi di ogni cosa, anche nei momenti più difficili, cosicché non si esca danneggiati dalle situazioni.
Per quanto riguarda poi gli interventi di assistenza, che sono necessari in alcuni casi, è certamente indispensabile che essi rappresentino un aiuto per l’anziano, ma è altrettanto fondamentale che siano effettuati mantenendo il massimo grado di rispetto per la sua residua autonomia. Le più grandi paure dell’anziano non sono in effetti riconducibili esclusivamente alla morte, ma riguardano in particolare la malattia, la solitudine, il non essere più amati e rappresentare soltanto un peso per il proprio nucleo familiare. Per questo motivo è molto importante stargli vicino, soprattutto nei casi in cui, a causa di una malattia, deve essere ricoverato e quindi allontanato dalla sua casa, evento drammatico che a volte può causare anche la morte. Mantenersi attivi vuol dire riuscire a trasmettere i propri valori e dare il proprio contributo alla famiglia ed alla società, ma gli anziani che vivono segregati e lontani dai loro cari vanno incontro solamente ad una triste e precoce fine.
Quindi, nel contesto sociale in cui ci troviamo, è soprattutto necessario non abbandonare al loro destino le persone non più giovani, ma stimolare un dialogo continuo tra le generazioni per accrescere il senso di sicurezza e scavalcare pregiudizi e stereotipi dannosi.
Recenti ricerche dimostrano quanto è fondamentale anche coltivare il lato creativo degli anziani, fonte di stimolo per la loro attività cerebrale; anche l’uso di internet può essere di aiuto in quanto riattiva alcune principali funzioni come la percezione, l’attenzione e la memoria, ostacolando il decadimento psichico e permettendo allo stesso tempo di preservare l’autonomia degli anziani. Certo sono ancora presenti alcune difficoltà tra le persone anziane ad avvicinarsi alle nuove tecnologie, soprattutto quelle che riguardano l’informazione: questi, infatti, riescono ad utilizzare anche i più moderni elettrodomestici, ma hanno ancora problemi con i cellulari, i PC ed Internet.
Le difficoltà maggiori sono dovute all’accessibilità di molti siti internet, all’aspetto economico, ed in particolare all’alfabetizzazione informatica, la quale non è dovuta soltanto a problemi nelle capacità di apprendimento, ma a volte a cause psicologiche di timore ad accettare cose nuove o paura di non esserne all’altezza.
E’ molto importante che gli anziani riescano ad acquisire competenze in questo ambito in quanto molti servizi si stanno trasferendo on line (servizi sanitari, sportelli bancari, ecc…) ed inoltre questa nuova capacità può renderli più indipendenti e soddisfatti della loro autonomia e della loro capacità di stare al passo con i tempi.
E’ difficile comunque riuscire a superare la paura di tutti questi strumenti tecnologici che così rapidamente si sono inseriti nella vita di tutti i giorni. E’ probabile ad esempio che davanti ad un PC gli anziani abbiano difficoltà con la visione dei caratteri di scrittura o paura delle finestre che compaiono all’improvviso. Questo perché purtroppo ogni cosa è progettata dai giovani per i giovani, ed essi spesso non si dimostrano sensibili alle esigenze di anziani e disabili, persone che a volte hanno difficoltà di accesso e comprensione delle nuove tecnologie.
E’ per questo che è assolutamente necessario prestare attenzione alle principali norme di accessibilità (testo leggibile, semplice architettura delle informazioni, tempi di caricamento brevi, ecc…), cosicché la tecnologia diventi un ulteriore mezzo per i nostri anziani con il quale mantenere sotto controllo il passaggio del tempo con matura e consapevole serenità.