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La Formazione alle Regole e alla Legalità

Breve Estratto

Fra i presupposti sui quali viene progettata l’educazione alla legalità troviamo spesso un paio di luoghi comuni piuttosto diffusi e radicati. Primo: l’infanzia e l’adolescenza rappresentano un periodo della vita caratterizzato da serenità, purezza, sincerità, onestà. In base a questa prospettiva, eventuali problemi o devianze trovano origine da interferenze esterne, provenienti dal mondo degli adulti, che bambini e adolescenti si trovano a subire passivamente. Secondo: l’ex-adolescente entra nel mondo degli “adulti” già formato nella sua personalità e nelle sue competenze e capacità. Se quindi sul proprio lavoro si comporta in maniera corretta, significa che già in partenza è una brava persona, così come all’opposto una persona “naturalmente” disonesta si comporterà di conseguenza in qualsiasi contesto si trovi ad operare.
Se le cose fossero esattamente così, dovremmo effettivamente concentrare ogni nostro sforzo di educazione alla cittadinanza e alla legalità esclusivamente verso la scuola dell’obbligo. Qualsiasi persona in grado di uscire “indenne” dall’adolescenza e intrisa di sani e onesti principi diventerebbe automaticamente un perfetto cittadino. Vediamo in primo luogo di capire perché questi assunti siano sostanzialmente falsi, e in che modo influiscono sull’efficacia della formazione.
In realtà i bambini imparano valori e regole condivise attraverso una sperimentazione e negoziazione continua con gli adulti e con i loro pari, e in questo percorso attraversano inevitabilmente anche comportamenti negativi: menzogna, ipocrisia, furto, aggressività, omertà. Questo non è un male, al contrario è connaturato allo sviluppo di ciascuno di noi. Allo stesso modo l’adolescenza prosegue e perfeziona il percorso di negoziazione e di tentativi/errori delle persone, allargando il proprio orizzonte con un accresciuto bagaglio culturale e con nuovi rapporti inter-personali. Nuovi stimoli che si traducono in nuove potenzialità di devianza che ciascuno di noi ha messo sistematicamente alla prova. Gli adolescenti rubano nei negozi e nei supermercati, truccano il motorino e non rispettano il codice della strada, si drogano e spacciano, basano le proprie relazioni sentimentali sul tradimento e l’infedeltà, copiano i compiti in classe e fanno forca falsificando le firme dei genitori, diventano esperti nel raccontare frottole e nel violare sistematicamente le regole spesso imposte ipocritamente dal mondo degli adulti.
Secondo mito da sfatare: una persona entra nel mondo degli adulti già “formata” e completa nel carattere e nel proprio sistema di valori. Falso. “Diventare adulti” dal punto di vista del senso comune significa avere un lavoro ed uno stipendio, andare a vivere in una casa propria, crearsi un nucleo familiare indipendente. In questo percorso di affrancamento (spesso molto lungo) ognuno di noi ha scoperto nuovi aspetti della vita che hanno rimesso alla prova il senso da attribuire a termini quali onestà e legalità: i primi lavori sono spesso al nero, o comunque caratterizzati da frequenti irregolarità (orari, ferie, fuori-busta, dimissioni “volontarie”, ecc), gli affitti e le compravendite immobiliari sono quasi sempre irregolari, e nei rapporti sentimentali gli adulti sono spesso costretti ad affrontare dosi di gran lunga superiori di ipocrisia e di silenzio pur di mantenerli nel tempo. In tutti questi percorsi, il giovane adulto non è in nessun caso vittima passiva, ma attore protagonista nel suo continuo divenire ed adattarsi all’ambiente e alle persone che lo circondano.
Se tutto questo è anche solo approssimativamente vero, qualsiasi progetto di educazione alla cittadinanza e alla legalità che non metta in discussione gli assunti che abbiamo descritto all’inizio rischia sistematicamente di essere ipocrita o, quantomeno, inefficace. Se voglio insegnare a giovani ed adulti a rispettare il codice della strada, la cosa più inutile è spiegare punto per punto il codice della strada. Se dico: “bisogna sempre allacciarsi la cintura”, “mettersi il casco” e “non bisogna lasciare la macchina in divieto di sosta”, chiunque mi ascolta sa per certo che anche io ho violato almeno una volta in vita mia ognuna di queste norme. È un modo collettivo per darsela ad intendere: io ti dico quello che sono tenuto a dire, e tu fai finta di credere che ciò che ti dico è vero. Pensate al lavoro al nero: io che sono docente, insegnante o formatore ti dico che non bisogna lavorare al nero, che è una brutta cosa e che bisogna opporsi con forza al datore di lavoro che ti offre lavori irregolari. In realtà anche io ho fatto da giovane il cameriere al nero e magari ora che sono “adulto” faccio ripetizioni ai miei studenti senza dichiarare http:\\/\\/psicolab.neta al fisco. Quindi tu che mi ascolti magari non mi fai obiezioni, ma non interiorizzi un bel niente, e anzi forse rafforzi la tua impressione di vivere in un mondo che tende all’ipocrisia.
Il vizio degli adulti è infatti quello di pensare ai giovani come a delle spugne che assorbono passivamente ciò che diciamo. Si tratta in realtà di un assunto difensivo: quando non sappiamo o non vogliamo metterci in discussione, e magari siamo anche impreparati ad ammettere errori o devianze da parte nostra, tendiamo ad oggettivizzare e ad utilizzare argomenti assoluti ed indiscutibili. Ovviamente non possiamo pretendere che tutte le persone adulte cambino il loro modo di pensare, ma se a comportarsi così sono docenti e formatori professionisti, siamo di fronte ad un problema.
Il punto fondamentale, quindi, non è tanto la nostra buona volontà o le nostre buone intenzioni, quanto la nostra capacità di sviluppare obiettivi formativi e metodologie didattiche che risentano il meno possibile dei nostri personali sistemi di valori. Un intervento formativo di educazione alle regole deve configurarsi esattamente all’opposto di un approccio unidirezionale e paternalistico. Educazione alla cittadinanza significa anche, e forse in primo luogo, dotare le persone degli strumenti di analisi critica in grado di mettere in discussione comportamenti e valori propri e altrui, compresi quelli del formatore stesso. È chiaro quindi come la formazione alle regole e alla legalità comporti la necessità di adottare idonee metodologie, predisponendosi anche a mettersi in discussione in prima persona.
Insieme ad Irene Biemmi e a Tania Nicole Ducci, abbiamo cercato di affrontare quanto sin qui esposto nel volume “Giocando con l’onestà. Giochi e percorsi didattici per sviluppare il senso delle regole e della legalità” da poco pubblicato dalla Franco Angeli. Tutti i giochi descritti e le schede di approfondimento proposte intendono proprio fornire al formatore gli strumenti idonei a stimolare la discussione senza dare per scontato http:\\/\\/psicolab.neta, in modo che sia proprio la partecipazione attiva dell’aula a confrontarsi su sistemi di valori negoziati e condivisi. Perché se uno degli obiettivi di un intervento formativo è quello di agevolare il cambiamento, è evidente che qualsiasi percorso di educazione alla cittadinanza deve partire dal senso che i partecipanti stessi attribuiscono a termini quali regole, legalità, onestà, senza pretendere di calarli dall’alto.
Tipologia: E-book
Prezzo: € 14,00
Possibilità di stampa:  No
Possibilità di copia:  No
Possibilità di annotazione:  Si
Portabilità:  Si
Ottimizzazione:  per PC, Mac, NoteBook, NetBook
Codice ISBN 13: 9788856828276
Formato: PDF per Digital Editions
Dimensione: 1203 KB
http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=1305.128

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