Il concetto di “sviluppo personale” denomina insieme l’obiettivo, il processo e il risultato dell’azione “autenticamente” formativa, esso presuppone: l’incompiutezza, la perfettibilità, la migliorabilità dell’uomo, l’esistenza di potenziale umano. “sviluppo personale” si può collegare a “saper essere”, saper scegliere, saper divenire, meta-qualità, coscientizzazione, autoconsapevolezza, ricerca. Esso misura, se così si può dire, il “tasso di formatività” presente nelle varie pratiche; funziona da descrittore anche dell’itinerario che porta i soggetti a integrare nell’evento formativo ciò che delle molteplici esperienze quotidiane viene elaborato. Se questo avviene, la Formazione porta ad uno sviluppo personale, altrimenti si ha solo giustapposizione, informazione, estrinsecità.
La qualificazione della Formazione in termine di sviluppo persona coglie insomma una delle sfide fondamentali della attuale transizione sociale: quella dei soggetti, contro le pressioni organizzative, psicologiche e culturali del sistema sociale. Gli interventi formativi, che costano e si pagano, hanno sempre un termine; anche se si possono ripetere più volte, essi non esauriscono l’intera dinamica formativa della vita. Di qui allora il problema di precisare una iniziativa in grado di innestare realmente un processo trasformativo, distinguendola da operazioni di immagine, di marketing, di consolazione, di informazione. Di qui anche il problema deontologico dei formatori, di trovare le garanzie di poter agire “professionalmente” in vista di risultati che eccedono continuamente il dispositivo tecnico-professionale allestito e dipendono da decisioni di molti altri soggetti, in particolare dei formandi.
Lo sviluppo personale – come principio – tende ad essere collegato ad un orizzonte globalistico, e mira a porsi come finalità della Formazione verso un “equilibrio”, un dispiegamento, una “ricomposizione” della persona.