L’affermarsi della formazione continua, il riposizionamento della formazione aziendale, i nuovi compiti con cui l’educazione di base è confrontata sono elementi di un processo di ampia portata e dai contorni difficilmente delimitabili, che richiede una sempre maggiore attenzione da parte di coloro cui competono responsabilità riguardo alle politiche di formazione.
Gli obiettivi degli interventi formativi vanno infatti articolati in relazione alle esigenze di utenti sempre meno inquadrabili in categorie standard e che richiedono invece di essere seguiti nella specificità della loro collocazione operativa. Le migliori esperienze di formazione legate al cambiamento tecnologico mostrano che, con il declino delle esigenze di mero adattamento alle nuove tecnologie, si riduce il bisogno di inseguire il cambiamento generando continuamente nuovi profili professionali, progettati sulla base della corrispondenza tra segmenti di mansioni, segmenti di abilità e segmenti di contenuti formativi. La prospettiva emergente invece è quella di azioni formative il più possibile su misura per specifiche esigenze ma al contempo costruite sulla base di conoscenze e competenze cognitivamente ricche e capaci di garantire flussi continui di apprendimento nelle situazioni operative. L’esigenza tipica del nuovo ciclo della formazione riguarda lo stimolo di processi di apprendimento continuo sui versanti sia tecnico scientifico sia comportamentale.
Un punto di riferimento importante, quasi obbligato per tali politiche, è costituito dall’area della formazione dei formatori o più in generale delle figure professionali che possono giocare ruoli di incentivo dei processi di apprendimento nelle imprese e nelle altre organizzazioni complesse.
Da questo punto di vista va rilevata l’estrema articolazione del ruolo del formatore: le tendenze della formazione aziendale attribuiscono in alcuni casi ai responsabili di linea funzioni di formazione, o meglio di coaching dell’apprendimento sul lavoro di singoli e gruppi. Altre aree significative di ridefinizione della professione di formatore sono, ad esempio, legate allo sviluppo di nuove metodologie della formazione in termini di sinergie tra gli interventi di formazione e gli interventi di applicazione delle tecniche di sviluppo: qualità, etc. Cresce inoltre l’esigenza di attività di progettazione e valutazione che in alcuni casi determina le condizioni per trasformare gli attuali formatori in consulenti e analisti dell’apprendimento nell’organizzazione.
La figura generica del formatore si articola quindi in una serie di ruoli che in diverso modo potrebbero essere tendenzialmente interessati a trasformarsi in esperti di apprendimento continuo capaci di funzionare come manutentori e/o attivatori di processi cognitivi e comportamentali connessi alle dinamiche tipiche dei contesti organizzativi.
A livello di impresa la formazione di formatori come esperti di apprendimento continuo implica uno stretto raccordo tra le politiche di innovazione della formazione e le altre che a vario titolo supportano lo sviluppo produttivo, a livello settoriale e locale, e deve tenere conto della complessità delle esigenze di apprendimento tipiche dei diversi segmenti del sistema produttivo.