Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

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«Sono le scelte a definirci» è una frase vera abbastanza da sembrare ovvia e imprecisa abbastanza da produrre consigli sbagliati. Vale la pena vedere cosa la ricerca dice davvero sul concentrare le proprie energie. Questa pagina rielabora un intervento divulgativo del 2012 di impostazione motivazionale. Le affermazioni non sostenute sono segnalate esplicitamente. Articolo divulgativo. Il […]

Psicolab — Focus
«Sono le scelte a definirci» è una frase vera abbastanza da sembrare ovvia e imprecisa abbastanza da produrre consigli sbagliati. Vale la pena vedere cosa la ricerca dice davvero sul concentrare le proprie energie.
Questa pagina rielabora un intervento divulgativo del 2012 di impostazione motivazionale. Le affermazioni non sostenute sono segnalate esplicitamente. Articolo divulgativo.

Il limite della formula

L’idea che le decisioni determinino il destino contiene una parte vera: a parità di condizioni, ciò che si sceglie fa differenza.

Ma «a parità di condizioni» è la parte che di norma manca.

Le possibilità di scelta sono distribuite in modo diseguale: reddito, salute, obblighi di cura, condizioni familiari determinano quante alternative esistano e quanto costi sbagliare.

Attribuire l’esito alle sole decisioni è un caso di quello che la psicologia sociale ha descritto come sopravvalutazione dei fattori personali rispetto a quelli situazionali. Ha una conseguenza pratica: chi non riesce risulta responsabile del proprio insuccesso.

Perché la formulazione conta

Va detto anche il rovescio: credere di avere margine di azione è associato a esiti migliori, su salute, apprendimento e ricerca di lavoro.

La formulazione utile non è quindi «tutto dipende da te», ma «esiste un margine, e conviene individuarlo». Sono cose diverse: la prima produce colpa quando non funziona, la seconda produce ricerca.

Cosa funziona davvero

Sul concentrare le energie la ricerca ha risultati precisi, e in parte contrari ai consigli abituali.

Pensare in grande non basta e può nuocere. Immaginare il risultato desiderato produce un anticipo di soddisfazione che riduce l’attivazione necessaria a perseguirlo. Ciò che funziona è il contrasto mentale: rappresentarsi l’esito e subito dopo, con altrettanta concretezza, l’ostacolo interno che si frappone.

La specificità batte l’intensità. Un proposito generico non produce comportamento; una formulazione «se accade questo, allora faccio quello» sì, con effetti molto superiori. Il motivo è che la decisione non deve più essere presa nel momento in cui serve.

Contano gli attriti più della motivazione. Ogni ostacolo fra la decisione e l’esecuzione riduce fortemente la probabilità di agire: preparare la borsa la sera prima incide più di qualunque dichiarazione di intenti.

Sull’iniziare subito

Il testo originale sostiene che non abbia senso rimandare a lunedì. Su questo la ricerca dice qualcosa di più interessante.

Esiste un effetto documentato per cui le date di inizio simbolico (un lunedì, il primo del mese, un compleanno) aumentano la probabilità di intraprendere un nuovo comportamento. Funzionano perché segnano una discontinuità con il proprio comportamento precedente.

Ma hanno un rovescio altrettanto documentato: dopo un’interruzione, la stessa logica dell’inizio pulito porta ad abbandonare fino alla prossima data utile.

L’indicazione pratica che se ne ricava è duplice: usare pure una data d’inizio, e stabilire in anticipo che una caduta non azzera nulla. È la regola che distingue chi prosegue da chi ricomincia da capo indefinitamente.

Sulla passione come criterio

Il testo indica la passione come unico criterio di scelta. Merita una precisazione fondata su dati.

L’invito a «seguire la propria passione» presuppone che esista già, definita, e che basti riconoscerla. Gli studi su questa convinzione mostrano che chi la condivide abbandona più facilmente quando un ambito si rivela difficile, perché la difficoltà viene letta come segnale di aver sbagliato strada.

Chi ritiene invece che gli interessi si sviluppino con la pratica e la competenza persiste di più, e finisce spesso per appassionarsi a ciò che ha imparato a fare bene.

L’interesse, in altre parole, è più spesso una conseguenza della competenza che la sua causa.

Domande frequenti

Le scelte determinano il destino?

In parte. Le possibilità di scelta sono distribuite in modo diseguale, e attribuire l’esito alle sole decisioni rende responsabile chi non riesce. Credere di avere un margine resta però utile.

Pensare in grande aiuta?

Da solo no: immaginare il risultato anticipa la soddisfazione. Funziona rappresentarsi l’obiettivo e subito dopo l’ostacolo interno che si frappone.

Ha senso iniziare di lunedì?

Le date simboliche aumentano la probabilità di iniziare, ma inducono anche ad abbandonare dopo un’interruzione. Conviene usarle e stabilire in anticipo che una caduta non azzera nulla.

Bisogna seguire la propria passione?

Chi crede che la passione sia già data abbandona più facilmente davanti alle difficoltà. Chi ritiene che gli interessi si sviluppino con la competenza persiste di più: l’interesse segue spesso il saper fare.

«Sono le scelte a definirci» funziona come slogan e produce consigli sbagliati: le possibilità di scegliere non sono distribuite equamente, e attribuire tutto alle decisioni colpevolizza chi non riesce. Sul concentrarsi, la ricerca dice altro: pensare in grande da solo anticipa la soddisfazione, mentre funzionano il contrasto con l’ostacolo, le formulazioni «se accade questo allora faccio quello» e la riduzione degli attriti. E l’invito a seguire la propria passione è controproducente: chi la crede già data molla appena diventa difficile.
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