Il potenziale filosofico dei più piccoli
L’idea di fondo è semplice e insieme rivoluzionaria: i bambini, molto prima di studiare la filosofia come disciplina, sono già capaci di ragionare su domande genuinamente filosofiche. Che cos’è vero e che cos’è falso? Come mettiamo insieme i pensieri perché abbiano senso? Quando un’affermazione vale per tutti e quando dipende dai gusti di ciascuno? Non servono definizioni tecniche: basta uno spunto quotidiano e la disponibilità dell’adulto a non chiudere subito la discussione con la risposta giusta.
Il compito dell’insegnante, in questa prospettiva, non è trasmettere nozioni ma tenere aperto lo spazio del pensiero: incalzare con domande, restituire ai bambini le loro stesse obiezioni, lasciare che siano loro a distinguere ciò che fila da ciò che non fila. Le pagine che seguono raccontano una di queste occasioni, nata quasi per caso da un libro di matematica.
La logica e il suo linguaggio: una lezione vera
Il testo di matematica per bambini di quinta elementare riporta, a pagina 2, alcune simpatiche vignette con le loro nuvolette. Il titolo del paragrafo è “La logica e il suo linguaggio”.
“Cos’è la logica?”, chiedo ai bambini. Li vedo perplessi: chiedono aiuto alle mani, perché siano i gesti a dire la linearità di ciò che è logico. “È logico vuol dire è normale così, che fila.” Ma cos’è la logica, incalzo non contenta. Poi continuo: “La logica è il modo di unire i pensieri, di farli camminare perché abbiano a dire qualcosa di significativo, di chiaro, che abbia senso.”
Ciò che riporta la prima vignetta ha senso logico, sono tutti d’accordo nel riconoscerlo: “Il diario serve per scrivere appunti.” Ma l’altra che segue trova gli alunni discordanti: “Il mio diario è più bello.” Roberta osserva: “Sì, è una frase corretta, che ha significato, però non è vera, perché quando io dico che il mio diario è più bello gli altri possono rispondermi che invece i loro diari sono più belli del mio.”
Enunciati veri e falsi
“Dobbiamo stare attenti quando mettiamo insieme i pensieri, per non sbagliare”, nota Antonio. Disegno alla lavagna un ovetto di cioccolata: il riferimento è chiaro a tutti. Dentro l’ovetto tanti pezzetti che, ordinati nel modo giusto, uniti secondo il montaggio indicato dalle istruzioni, permettono di avere un piccolo giocattolo, una sorpresa dal sapore più dolce del cioccolato.
“E nella nostra mente quali istruzioni seguiamo per mettere insieme i pensieri, perché ne vengano fuori frasi chiare, comprensibili a noi che le diciamo e agli altri che le ascoltano?” Il mio intervento non lascia spazio a divagazioni su quanto è buona la cioccolata. “Con il tempo, lo sai, impari come fare”, risponde Antonio, e dal tono capisco che il suo dire sottende un rimprovero: “Come fai a non saperlo?”.
Scrivo alla lavagna “Il cane ha 4 zampe”. “È vero!”, rispondono tutti. Non c’è il cane, osservo. “Non importa, anche se non c’è, sempre 4 zampe deve avere.” Proseguo: “La mela non è un frutto.” E di seguito: “È falsooooo.” Poi “Il gatto è l’animale più bello”: Jessica abbozza una smorfia, “Solo per alcuni!”.
Continuo a scrivere: “ha due zampe”. Luciano agita la mano: “Chi ha due zampe? Se me lo dici ti dico se è vero.” “Una gallina”, suggerisce Nicola, “oppure un’oca o un uccello.” E un elefante? La provocazione li diverte, adesso i bambini ridono. “Perché queste cose le hanno scritte in un libro di matematica?”: la curiosità di Ilaria è presto condivisa dai più.
Quando la logica incontra i numeri
Ritorno alla lavagna: 4+4=8. “Vero, logico”, i bambini sono complici di questo excursus, curiosi di sapere dove porterà tutto questo ragionare. 6-2=45. “Sbagliatoooooo”, puntuale il loro intervento. Altro esempio: ….=36. “Cosa?”, mi chiedono. Non so, rispondo, decidetelo voi, questo è il vostro compito in classe. “È un’addizione?”, chiede Filippo. No, preciso, non solo: posso usare anche la sottrazione per giustificare quel risultato.
È il momento della consegna: riporto alla lavagna altri numeri di cui non si conosce l’origine e invito gli alunni a trovare i numeri che, attraverso le quattro operazioni, possono dare il risultato indicato. Poi, sorridendo, dico “Buon lavoro bambini”; fa eco un “uffà!” come da copione.
Che cosa insegna davvero questa lezione
In apparenza è una semplice attività su enunciati veri e falsi. In realtà i bambini hanno maneggiato, senza saperlo, alcune distinzioni fondamentali del pensiero logico: la differenza tra una frase sensata e una frase vera, tra ciò che è vero per tutti e ciò che dipende dai gusti, tra la struttura di un ragionamento e il suo contenuto. Hanno scoperto che “Il mio diario è più bello” è grammaticalmente corretta ma non universalmente vera, e che un risultato numerico può essere raggiunto per più strade.
È esattamente ciò a cui punta la filosofia con i bambini: non fornire risposte, ma allenare la capacità di distinguere, argomentare e mettere in dubbio. Il valore di queste tracce sta anche nella loro conservazione, perché mostrano quanto precocemente la mente sappia porsi domande che gli adulti considerano difficili.
Domande frequenti
A che età si può iniziare a fare filosofia con i bambini?
Non esiste un’età minima rigida: già nella scuola primaria, come mostra la lezione descritta con alunni di quinta elementare, i bambini sono in grado di distinguere tra frasi vere e false e di argomentare le proprie posizioni. L’importante è partire da situazioni concrete e vicine alla loro esperienza.
Serve una preparazione filosofica per proporre queste attività?
Più che nozioni filosofiche, all’adulto serve la disponibilità a non chiudere subito la discussione con la risposta giusta. Il ruolo dell’insegnante o del genitore è porre domande, rilanciare le obiezioni dei bambini e lasciare spazio al ragionamento collettivo.
Che differenza c’è tra una frase sensata e una frase vera?
Una frase può essere ben costruita e avere significato senza per questo essere vera. “Il mio diario è più bello” è una frase corretta e comprensibile, ma non vale per tutti: la sua verità dipende dal punto di vista. Distinguere i due piani è uno dei primi passi del pensiero logico.
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