Psicologia Clinica e Psicopatologia

L’egoismo collettivo

Comportamenti che danneggiano tutti pur essendo razionali per ciascuno sono uno dei fenomeni più studiati delle scienze sociali. Hanno una struttura riconoscibile, e soluzioni che funzionano meglio degli appelli alla responsabilità. Articolo divulgativo di psicologia sociale ed economia comportamentale. La struttura del problema Il fenomeno ha un nome tecnico: dilemma sociale. Si verifica quando la […]

Psicolab — L’egoismo collettivo
Comportamenti che danneggiano tutti pur essendo razionali per ciascuno sono uno dei fenomeni più studiati delle scienze sociali. Hanno una struttura riconoscibile, e soluzioni che funzionano meglio degli appelli alla responsabilità.
Articolo divulgativo di psicologia sociale ed economia comportamentale.

La struttura del problema

Il fenomeno ha un nome tecnico: dilemma sociale. Si verifica quando la scelta più conveniente per il singolo, se adottata da tutti, produce un esito peggiore per tutti.

Due configurazioni ricorrono. Nelle risorse comuni, ciascuno ha interesse a prelevare di più, e il prelievo collettivo esaurisce la risorsa. Nei beni pubblici, ciascuno ha interesse a non contribuire e a beneficiare del contributo altrui, e se nessuno contribuisce il bene non esiste.

Il punto essenziale: non serve malafede. Il problema emerge anche fra persone ragionevoli che perseguono interessi legittimi, è una proprietà della struttura degli incentivi, non del carattere di chi partecipa.

Va corretta subito la lettura più diffusa: attribuire l’esito all’egoismo delle persone è imprecisa e, soprattutto, non indica cosa fare.

Cosa mostrano gli esperimenti

La ricerca sperimentale ha ridimensionato l’immagine di individui puramente egoisti.

Nei giochi di contribuzione, le persone contribuiscono più di quanto la razionalità egoistica prevederebbe, soprattutto all’inizio.

La contribuzione però declina nel tempo, e la ragione documentata non è l’egoismo crescente: è la reciprocità condizionale. La maggior parte delle persone contribuisce se vede che gli altri contribuiscono, e smette quando percepisce di essere sfruttata da chi non lo fa.

Ne segue un risultato importante: bastano pochi non contributori per far collassare la cooperazione di un gruppo composto in prevalenza da persone disponibili.

Va aggiunto ciò che ristabilisce la cooperazione negli esperimenti: la possibilità di sanzionare chi non contribuisce, anche a un costo per chi sanziona. È efficace, e mostra che le persone sono disposte a pagare per far rispettare una norma.

Cosa funziona

La letteratura sulla gestione delle risorse comuni ha individuato condizioni ricorrenti nei casi in cui il problema viene risolto senza collasso né imposizione dall’alto.

  • Confini chiari su chi ha diritto di accedere alla risorsa.
  • Regole adattate al contesto locale anziché uniformi.
  • Partecipazione degli interessati alla definizione delle regole, che ne aumenta il rispetto.
  • Monitoraggio effettivo e sanzioni graduali, proporzionate alla violazione.
  • Meccanismi accessibili di risoluzione dei conflitti.

Va segnalato l’intervento psicologico con effetti più consistenti: correggere le norme percepite. Le persone sottostimano sistematicamente quanto gli altri cooperino, e informare sul comportamento effettivo della maggioranza aumenta la cooperazione, perché la reciprocità condizionale funziona su ciò che si crede che gli altri facciano.

E un’indicazione che vale in generale: rendere il comportamento cooperativo visibile aumenta la sua frequenza, mentre l’anonimato la riduce.

Cosa funziona meno

Alcune risposte intuitive hanno esiti deludenti o controproducenti.

Gli appelli morali generici hanno effetti limitati sul comportamento, come le campagne informative in altri ambiti.

Le sanzioni percepite come illegittime possono ridurre la cooperazione anziché aumentarla, perché sostituiscono la motivazione interna con un calcolo di convenienza.

E comunicare che molti si comportano male (nell’intento di allarmare) produce l’effetto opposto: legittima il comportamento come normale. È un errore ricorrente nelle campagne pubbliche.

Il criterio che chiude: i dilemmi sociali si risolvono cambiando la struttura (regole, visibilità, incentivi, norme percepite) più che convincendo le persone a essere migliori. Non perché le persone non possano esserlo, ma perché lo sono già più di quanto si creda, e smettono quando si sentono sole a esserlo.

Domande frequenti

Cos’e un dilemma sociale?

Una situazione in cui la scelta piu conveniente per il singolo, se adottata da tutti, produce un esito peggiore per tutti. E una proprieta degli incentivi, non del carattere.

Le persone sono davvero egoiste?

Negli esperimenti contribuiscono piu di quanto la razionalita egoistica prevederebbe. La cooperazione declina per reciprocita condizionale: si smette quando si percepisce di essere sfruttati.

Cosa aumenta la cooperazione?

Regole partecipate, monitoraggio con sanzioni graduali, visibilita dei comportamenti e soprattutto la correzione delle norme percepite.

Gli appelli alla responsabilita funzionano?

Poco. E comunicare che molti si comportano male legittima quel comportamento come normale, ottenendo l’effetto opposto.

I comportamenti che danneggiano tutti pur convenendo a ciascuno hanno una struttura riconoscibile, e non richiedono malafede per prodursi. Gli esperimenti mostrano che le persone cooperano piu del previsto, ma smettono quando si sentono sfruttate: bastano pochi non contributori per far collassare un gruppo disponibile. Cio che funziona sono regole partecipate, monitoraggio, visibilita e correzione delle norme percepite, non gli appelli morali.
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