Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

E-learning, università e innovazione: i risultati di STEEL

Sull’apprendimento a distanza si continua a discutere se funzioni meno di quello in aula. È la domanda sbagliata: i confronti diretti mostrano differenze minime, e ciò che decide l’esito è come è costruito il corso, non da dove lo si segue. Questa pagina riprende la segnalazione della presentazione, avvenuta nel 2011, dei risultati di un […]

Psicolab — E-learning, università e innovazione: i risultati di STEEL
Sull’apprendimento a distanza si continua a discutere se funzioni meno di quello in aula. È la domanda sbagliata: i confronti diretti mostrano differenze minime, e ciò che decide l’esito è come è costruito il corso, non da dove lo si segue.
Questa pagina riprende la segnalazione della presentazione, avvenuta nel 2011, dei risultati di un progetto di ricerca sulla formazione a distanza. Il progetto è concluso e le informazioni tecniche non sono più attuali; quanto segue tratta il tema in termini generali.

Il progetto

L’iniziativa riguardava un sistema di formazione a distanza per l’università, costruito su un’infrastruttura che integrava collegamenti satellitari e terrestri e su un modello che prevedeva l’uso di più canali di comunicazione.

Un elemento merita di essere segnalato perché spesso manca: la sperimentazione includeva la formazione dei docenti all’uso degli strumenti.

È il punto in cui la maggior parte dei progetti di questo tipo fallisce: la tecnologia viene installata e il metodo di insegnamento resta quello di prima, trasferito su uno schermo.

Cosa sappiamo sull’efficacia

Le sintesi disponibili convergono su un risultato stabile: la modalità in sé conta poco.

Le differenze medie fra corsi in presenza e corsi a distanza sono piccole, e la variabilità all’interno di ciascuna modalità è molto maggiore di quella fra le due.

Un dato più interessante riguarda le modalità miste, che combinano incontri in presenza e attività online: risultano tendenzialmente superiori a entrambe le forme pure. La spiegazione più accreditata è però prosaica, i corsi misti comportano di norma più tempo di studio complessivo e più occasioni di verifica.

Il messaggio pratico è che chiedersi se l’e-learning funzioni è poco utile. La domanda produttiva è quali caratteristiche rendano efficace un corso, indipendentemente dal canale.

Cosa fa la differenza

Alcuni fattori hanno prove consistenti e sono trasferibili.

  • La verifica frequente. Rispondere a domande sul materiale produce apprendimento migliore del rileggerlo, ed è uno dei risultati più solidi dell’intera psicologia cognitiva. Nei corsi online è anche il più facile da implementare.
  • La distribuzione nel tempo. Lo studio dilazionato produce ritenzione superiore rispetto alla stessa quantità concentrata.
  • Il riscontro rapido e specifico. Un feedback che spiega perché una risposta è errata vale molto più di un punteggio.
  • L’interazione con altri. La presenza di un gruppo con cui confrontarsi incide sulla persistenza più che sulla comprensione, ed è il fattore che più distingue chi completa un corso da chi lo abbandona.

Il carico cognitivo

C’è un capitolo specifico che riguarda la costruzione dei materiali, con indicazioni verificate sperimentalmente e sistematicamente disattese.

Il principio di fondo è che la memoria di lavoro ha capacità limitata, e che ogni elemento non necessario la occupa sottraendola all’apprendimento.

Ne derivano indicazioni precise: leggere ad alta voce un testo che compare identico sullo schermo peggiora la comprensione anziché rafforzarla; le informazioni vanno collocate vicino all’elemento cui si riferiscono anziché in una legenda separata; musica, animazioni e dettagli decorativi interessanti ma irrilevanti riducono l’apprendimento.

Quest’ultimo punto è quello che sorprende di più: l’aggiunta di elementi accattivanti per rendere il materiale più coinvolgente ne abbassa l’efficacia, pur aumentando il gradimento dichiarato.

Il divario fra gradimento e apprendimento

Va sottolineato perché ha conseguenze pratiche notevoli.

Gli studenti giudicano più efficaci le modalità che risultano più scorrevoli (una lezione chiara e fluida, un materiale gradevole) e meno efficaci quelle che richiedono sforzo, come autoverificarsi o distribuire lo studio.

Le misure di apprendimento dicono l’opposto. La sensazione di fluidità viene scambiata per padronanza, e le condizioni che producono più fatica producono più ritenzione.

Ne segue che la soddisfazione dichiarata è un indicatore inaffidabile della qualità di un corso, e che gli aggiustamenti fatti per migliorarla possono peggiorarne l’esito.

Il problema dell’abbandono

Il punto debole della formazione a distanza non è la comprensione: è il completamento.

I tassi di abbandono sono nettamente superiori, e la causa principale non è la difficoltà dei contenuti ma la mancanza di struttura esterna. Un orario, un luogo e la presenza di altre persone svolgono una funzione di regolazione che l’autonomia richiede invece di produrre da soli.

Gli interventi che funzionano non riguardano la piattaforma: scadenze intermedie ravvicinate anziché una sola finale, gruppi stabili, contatto da parte di una persona reale quando l’attività si interrompe.

È utile saperlo anche per una ragione più generale: l’autonomia non è una risorsa che tutti possiedono in partenza, e i formati che la richiedono penalizzano chi ha meno condizioni per esercitarla.

Domande frequenti

L’e-learning è meno efficace della didattica in aula?

Le differenze medie sono piccole, e la variabilità all’interno di ciascuna modalità è maggiore di quella fra le due. Conta come è costruito il corso, non il canale.

Perché i corsi misti risultano migliori?

Perché comportano di norma più tempo di studio complessivo e più occasioni di verifica: il vantaggio deriva dalla quantità e dalla struttura, non dalla combinazione in sé.

Aggiungere elementi accattivanti aiuta?

No. Musica, animazioni e dettagli decorativi irrilevanti riducono l’apprendimento pur aumentando il gradimento dichiarato: occupano memoria di lavoro sottraendola al contenuto.

Qual è il vero punto debole della distanza?

L’abbandono, non la comprensione. Manca la struttura esterna che orario, luogo e presenza di altri forniscono: funzionano scadenze intermedie ravvicinate, gruppi stabili e contatto umano quando l’attività si interrompe.

Chiedersi se la formazione a distanza funzioni è poco utile: i confronti diretti mostrano differenze minime, e la variabilità dentro ciascuna modalità supera quella fra le due. Ciò che decide l’esito è noto (verifica frequente, studio distribuito, riscontro specifico, presenza di un gruppo) e vale in aula come online. Due avvertenze contano più delle altre: gli elementi accattivanti aumentano il gradimento e abbassano l’apprendimento, e la soddisfazione dichiarata è un indicatore inaffidabile perché la fluidità viene scambiata per padronanza. Il punto debole reale non è capire, è arrivare in fondo.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.