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Autore Pro, Cultura

DECISION MAKING AND BEHAVIORAL ECONOMICS

Nel 2017 mi sono laureata in Psicoeconomia.

Nel vecchio ordinamento c’era il corso :“Basi cognitive ed emotive della decisione” che col nuovo  ordinamento purtroppo è stato tolto. Questo esame coniugava gli studi di economia con quelli di psicologia. È stato proprio grazie a questo esame che mi sono appassionata al processo decisionale ed all’economia comportamentale.

L’economia comportamentale descrive il comportamento umano in ambito economico con modelli distanti dalle assunzioni dell’economia neoclassica, che prevedono un individuo perfettamente razionale sempre in grado di massimizzare la propria funzione di utilità.

La decisione, invece, è la capacità di valutare e di scegliere, all’interno di un ventaglio di opzioni differenti, quella che possa garantirci il miglior risultato possibile.

Io preferisco parlare di processo decisionale, decision making, per indicare la complessità di questo processo. Infatti, la decisione non opera isolatamente e non si esaurisce in un singolo atto, ma  piuttosto è composta da un insieme di azioni che  richiedono l’apporto di competenze psicologiche di tipo cognitivo ed emotivo e si snodano lungo un arco di tempo.

Ogni giorno prendiamo tante decisioni. Alcune sono facili, immediate: conosciamo il problema, lo abbiamo già affrontato in passato, conosciamo le opzioni disponibili, sappiamo qual’ è la decisione migliore per noi, quella che ci farà stare bene.

Altre sono difficili, perché sono decisioni di cui non abbiamo esperienza, che magari prenderemo solo una volta nella vita: ad esempio l’acquisto di una casa oppure   una decisione di investimento che ci accompagnerà lungo l’intero arco della nostra vita. Sono decisioni importanti che richiedono competenze adeguate e tempo.

Decidiamo facendo ricorso alle teorie economiche classiche della scelta razionale che ci permettono di raggiungere il miglior risultato possibile? Risolviamo quindi ogni problema decisionale utilizzando il calcolo probabilistico ed  altri calcoli logico-matematici? No. Non siamo l’homo oeconomicus teorizzato dalle teorie normative. Siamo individui dalla razionalità limitata.

Oltre ad una limitata conoscenza di concetti matematici, statistici ed economici, nel nostro processo decisionale intervengono problemi legati alla memoria, all’attenzione, alla percezione, alle emozioni, al tempo limitato a disposizione, alle informazioni incomplete.

Ascoltiamo i pareri di amici e parenti,  siamo influenzati dal loro punto di vista e dal loro modo di agire. Ci conformiamo ai loro giudizi.

Ecco allora che, dovendo necessariamente giungere ad una decisione, ci accontentiamo di una soluzione sufficientemente buona ed utilizziamo metodi più semplici, intuitivi, delle scorciatoie mentali (euristiche) e spesso siamo vittime di errori sistematici di ragionamento (bias).

Il processo decisionale diventa ancora più complesso se coinvolge i gruppi,  le organizzazioni,  siano esse pubbliche o private.

La soluzione ad un problema decisionale può essere il Nudge (pungolo, spinta gentile) per un intervento piuttosto urgente.

Parlando di  Nudge  pensiamo immediatamente a Thaler (premio Nobel per l’economia nel 2017), al paternalismo libertario, ed al suo intervento più famoso che riguarda i piani pensionistici negli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti prima dell’intervento solo il 49% dei dipendenti aderiva ad un piano previdenziale.

Ci si è chiesti: come si possono pungolare i lavoratori per indurli ad aderire ad un piano pensionistico e di conseguenza garantire loro un futuro più sereno? La  risposta è stata: cambiando  la regola di default, sostituendo la non adesione all’adesione automatica al piano pensionistico. Appena il dipendente inizia a lavorare ed quindi acquista il diritto di aderire riceve una lettera che lo informa che verrà automaticamente iscritto al piano previdenziale, salvo che non compili un modulo in cui dichiara di non voler aderire.

Con l’adesione automatica si vincono i problemi legati all’ inerzia, alla procrastinazione ed alla   mancanza di autocontrollo.

Dopo l’entrata in vigore dell’adesione automatica il numero degli iscritti è passato dal 49% al  86%.

Altre volte la soluzione ad un problema, può essere ottenuto grazie al  Boosting (potenziamento) intervento caldeggiato da Gigerenzer, psicologo tedesco.

Gigerenzer ci parla di  “alfabetizzazione del rischio” quindi un intervento che richiede più tempo. Gigerenzer afferma: “È necessaria un’alfabetizzazione del rischio che cominci dalla scuola elementare per rendere il paternalismo un fantasma del passato”.

Ecco alcune sue parole tratte dal suo libro “Imparare a rischiare” del 2015:

Oltre al paternalismo duro e a quello morbido cè un terzo modo di tenere in piedi una democrazia: investire sulla gente.

Come disse nel John Adams, che poi divenne il secondo presidente degli Stati Uniti (17971801): “La libertà non può essere preservata se non c’è conoscenza nel popolo”.  In tutti maschi, femmine, ricchi e poveri. Questa idea ha un nome, “democrazia partecipativa”, e le parole di Adams suonano ancora vere anche nelle nostre società moderne. Il pensiero critico richiede conoscenza e per metterlo in moto ci vuole coraggio, il coraggio di prendere da noi le nostre decisioni e assumerci le nostre responsabilità. Osate conoscere!

Altre volte per risolvere un problema ed ottenere un cambiamento  può essere sufficiente conoscere, comprendere  le basi cognitive ed emotive del processo decisionale per evitare alcune trappole mentali e giungere ad una decisione  migliore.

In conclusione, Decision Making e Behavioral Economics sono temi, oltre che molto interessanti, estremamente appassionanti.

Peccato che nel nostro paese pochi  ne parlino, pochi li conoscano a fondo, pochissimi li applichino.

Peccato perché il campo di applicazione  è vastissimo (micro e macro economia, fisco, finanza, assicurazioni, enti pubblici, policy, ambito medico…) e porterebbe a vantaggi per tutti.    

Quando mi sono laureata il mio relatore di tesi mi ha detto: Signora, vedrà quanto lavorerà, l’economia comportamentale in questo periodo è di grande attualità.

Dopo 3 anni, posso dire: non mi sembra.

Mi sento di concludere con il consiglio di Gigerenzer: “Osate conoscere!”

Luigia Barzaghi

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Luigia Barzaghi

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