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Chester Barnard: le “condizioni di comunione” e il clima organizzativo

Verso la fine degli anni ’30, Chester Barnard modificherà sostanzialmente la tesi di Mayo restituendo all’organizzazione formale la funzione di sede privilegiata in cui gli uomini stabiliscono relazioni e rapporti di cooperazione.
Rispetto al taylorismo che guardava all’aspetto della collaborazione tra lavoratori solo in funzione dell’economia dell’azienda, l’approccio delle Relazioni Umane ritenne invece la cooperazione strettamente connessa alle motivazioni del singolo e del gruppo; Barnard giunse addirittura ad un più ampio livello di generalizzazione dimostrato nella particolare importanza accordata agli “incentivi non materiali”.
Gli incentivi non materiali comprendono diversi tipi di presupposti tra i quali quelli che Barnard chiama “condizioni di comunione”, ovvero “…quel sentirsi a proprio agio nei rapporti sociali che è talvolta chiamato solidarietà, integrazione sociale, socievolezza o sicurezza sociale (nel senso originale, non nel suo presente svilito senso economico)….” . La “condizione di comunione” di cui parla Barnard si riferisce al vivere positivamente i propri rapporti con gli altri, la propria condizione lavorativa.
Quest’importanza data all’aspetto individuale, alle percezioni dei singoli che costituiscono, insieme, l’organizzazione, ci avvicina sempre di più al concetto di clima organizzativo. I rapporti sociali sono messi al centro delle percezioni individuali, sono considerati il principale elemento determinante la positività del vissuto lavorativo, infatti, per rapporti sociali si intendono non solo le relazioni amicali, ma si intende soprattutto la modalità di relazione che costantemente si adotta nelle proprie ore di lavoro per rapportarsi con colleghi, superiori o dipendenti.
Il contesto in cui Barnard colloca gli incentivi non materiali è più ampio di quello delle Relazioni Umane in quanto non si riferisce soltanto alla gradevolezza psicologica dei rapporti informali, ma all’importanza di appagamenti fondati sulla dimensione morale dell’agire cooperativo.

Elena Gaiffi

Elena Gaiffi

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