La coppia analogico e logico-razionale
Il pensiero logico-formale procede per passi: definisce, seleziona, esclude, deduce. È il pensiero che permette di costruire un ragionamento verificabile e di correggerlo quando sbaglia. Il pensiero analogico procede invece per somiglianze, immagini e connessioni: accosta cose che appartengono a domini diversi, riconosce una forma comune sotto contenuti differenti, si serve dell’intuizione, della fantasia, dei segnali del corpo. Non dimostra nulla, ma produce le ipotesi che poi il pensiero logico può mettere alla prova.
Nella società contemporanea, e in particolare in quella occidentale, il pensiero analogico è di solito considerato meno importante. Lo si tollera negli artisti e nei bambini, mentre nei contesti che contano, la scuola, il lavoro, le decisioni economiche, chiediamo argomenti espliciti e procedure ripetibili. Il risultato è un’asimmetria di allenamento: una parte del nostro repertorio cognitivo viene esercitata tutti i giorni, l’altra quasi mai.
Due gambe per camminare
L’immagine più efficace resta quella delle due gambe. Come per camminare correttamente ne servono due, così per adattarci a una realtà mutevole abbiamo bisogno del funzionamento congiunto di entrambe le modalità. La logica da sola descrive bene un problema già formulato, ma non è brava a formularne uno nuovo. L’analogia da sola genera possibilità senza saperle discriminare. È la loro alternanza a produrre soluzioni che siano insieme originali e utilizzabili.
Che cosa dicono davvero le neuroscienze
Qui serve una precisazione, perché è il punto in cui il discorso divulgativo scivola con più facilità. L’idea che la creatività abiti nell’emisfero destro e la razionalità in quello sinistro nasce da osservazioni reali, in particolare dagli studi sulla lateralizzazione condotti su pazienti con il corpo calloso reciso. Da quelle ricerche è emerso che i due emisferi non sono identici e che alcune funzioni, il linguaggio in primo luogo, sono asimmetricamente distribuite.
Il salto illegittimo è stato trasformare questa asimmetria in una divisione del lavoro tra due personalità cerebrali. Le tecniche di neuroimmagine hanno mostrato che i compiti creativi non attivano preferenzialmente un solo emisfero: coinvolgono reti distribuite su entrambi, e le persone più creative non hanno un emisfero destro più attivo. Nel cervello intatto i due emisferi comunicano di continuo e nessuna attività complessa è confinata da una parte sola.
Questo non rende privo di senso ciò che l’arteterapia osserva. Significa che la contrapposizione tra emisferi va letta come una metafora, non come una descrizione anatomica. La metafora indica due modi di elaborare l’esperienza, ed è quella distinzione, non la sua localizzazione, a essere clinicamente rilevante.
Il pensiero laterale come antidoto
Il termine pensiero laterale si deve a Edward De Bono, medico e psicologo, che lo introdusse per indicare un modo di affrontare i problemi alternativo alla progressione lineare. Il suo contributo si può riassumere in tre mosse.
La prima è riconoscere i criteri e le idee dominanti che polarizzano la percezione di un problema. Ogni volta che formuliamo una difficoltà lo facciamo entro una cornice che dà per scontate certe categorie, e proprio perché scontate non le vediamo. La seconda mossa è cercare deliberatamente modalità nuove di guardare e di operare sulla realtà, anche provvisorie o apparentemente insensate, per uscire da quella cornice. La terza è rendere più flessibile il controllo rigido del pensiero logico-razionale, che tende a scartare un’ipotesi prima che sia stata sviluppata abbastanza da mostrare dove porta.
Il pensiero laterale non sostituisce quello logico. Serve ad arginarne i limiti in una fase precisa, quella in cui il problema viene impostato. Una volta trovata una direzione nuova, il rigore torna indispensabile per capire se regge.
Perché l’arteterapia è un allenamento efficace
L’attività creativa mette la persona in una situazione in cui il pensiero logico non ha materiale su cui esercitare la sua funzione abituale. Davanti a un foglio bianco non c’è un criterio di correttezza, non c’è una soluzione da riconoscere, non c’è un obiettivo definito da raggiungere per gradi. Rimangono i materiali, il corpo, il tempo, e una serie di scelte che vanno prese senza poterle giustificare.
È esattamente la condizione in cui il pensiero analogico può funzionare. Le immagini arrivano prima delle spiegazioni, la mano decide prima della mente, un colore viene scelto perché sembra giusto e solo dopo, se serve, si capisce perché. Ripetere questa esperienza in un contesto protetto ha un effetto di allenamento: rende la persona più capace di tollerare l’incertezza e di sostare in una situazione senza risposta pronta, che è la premessa di ogni soluzione creativa.
Un effetto che esce dallo studio
Il guadagno non riguarda la produzione artistica. Riguarda il modo in cui una persona affronta i propri problemi, relazionali, lavorativi, esistenziali. Chi ha esercitato la capacità di generare alternative senza scartarle subito porta questa capacità anche fuori. L’arteterapia, in questa prospettiva, diventa un’occasione per dedicare spazio e tempo a una facoltà che la vita ordinaria non allena e che risulta decisiva proprio quando le procedure note smettono di funzionare.
Domande frequenti
È vero che la creatività risiede nell’emisfero destro?
No, non nella forma in cui viene di solito raccontato. I due emisferi presentano differenze funzionali reali e alcune funzioni sono lateralizzate, ma i compiti creativi coinvolgono reti distribuite su entrambi e le persone creative non mostrano un emisfero destro più attivo. La contrapposizione tra emisfero creativo e razionale va letta come metafora di due modi di elaborare l’esperienza.
Che cos’è il pensiero laterale?
È un modo di affrontare i problemi proposto da Edward De Bono che consiste nel riconoscere le idee dominanti che polarizzano la percezione di una difficoltà, cercare deliberatamente prospettive nuove e allentare il controllo rigido del pensiero logico. Non sostituisce la logica: la libera nella fase in cui il problema viene impostato.
Il pensiero analogico è meno affidabile di quello logico?
Ha una funzione diversa. Genera ipotesi, connessioni e immagini, ma non le verifica. Il pensiero logico verifica ed esclude, ma non produce da solo direzioni nuove. Considerarne uno superiore all’altro significa privarsi di metà del proprio repertorio cognitivo.
Serve avere talento artistico per trarne beneficio?
No. Ciò che allena il pensiero analogico è la condizione in cui l’attività creativa colloca la persona, cioè l’assenza di una risposta corretta da raggiungere. Questa condizione è la stessa per chi disegna bene e per chi non ha mai preso in mano un pennello.
Lascia un commento