Psicologia Clinica e Psicopatologia

Appunti di Neuropsicologia – Editoriale

La neuropsicologia studia il legame tra cervello e mente partendo, paradossalmente, dai casi in cui qualcosa si rompe: una lesione, un insulto cerebrale, un sintomo. E’ proprio quando “la magia viene spezzata” che il cervello rivela i suoi segreti. Questo editoriale introduce la rubrica “Appunti di Neuropsicologia” e offre una panoramica sulle origini, i metodi […]

Psicolab — Appunti di Neuropsicologia  – Editoriale
La neuropsicologia studia il legame tra cervello e mente partendo, paradossalmente, dai casi in cui qualcosa si rompe: una lesione, un insulto cerebrale, un sintomo. E’ proprio quando “la magia viene spezzata” che il cervello rivela i suoi segreti. Questo editoriale introduce la rubrica “Appunti di Neuropsicologia” e offre una panoramica sulle origini, i metodi e i principi di questa scienza multidisciplinare.

Comprendere il cervello quando si rompe

La complessita’ funzionale e strutturale del cervello umano e’ intrinsecamente in grado di spiegare il potenziale manifestarsi di infiniti fenomeni psicologici e di tutta una serie di differenti condotte. Tuttavia il fascino di quei meccanismi e la perfezione di quei processi ostacolano la possibilita’ di descrivere analiticamente “come” essi si traducano in un’ampia gamma di manifestazioni.

A volte, per comprendere “la bellezza”, e’ fondamentale che qualcosa turbi la magia che la rende cosi’ assoluta, cosi’ tanto simile alla perfezione. Allo stesso modo il cervello umano, congegno incantevole, rivela informazioni su di se’ proprio quando e’ compromesso, quando la magia viene spezzata. In neuropsicologia l’attenzione e’ focalizzata su eventuali lesioni o insulti a livello cerebrale, nel tentativo di comprenderne i correlati mentali; avvalendosi di tale impostazione, questa scienza contribuisce ad aumentare la cognizione riguardo le basi cerebrali dei processi mentali anche nei soggetti normali.

Una breve storia: da Cartesio in poi

E’ difficile datare con esattezza la nascita di questo stile d’indagine scientifica, ma con assoluta certezza si puo’ affermare che, intorno alla meta’ del diciassettesimo secolo, Cartesio per primo considero’ il comportamento umano in termini neurologici. Lo studio delle risposte riflesse gli permise di identificare la presenza di due livelli di funzionamento mentale, lo “schema cartesiano”: quello sensoriale, deputato alle risposte riflesse, e quello superiore, centro di elaborazione e di integrazione delle informazioni.

Cartesio rivoluziono’ inoltre le concezioni dei suoi predecessori, che rintracciavano nel cuore il centro dell’attivita’ psicologica e comportamentale, e considero’ la ghiandola pineale centro di tutti i processi mentali. Al di la’ delle conclusioni anatomiche, oggi superate, resta il valore del gesto: per la prima volta il comportamento veniva pensato come prodotto di un organo e di meccanismi indagabili, e non piu’ di principi vitali imperscrutabili.

Da quel primo nucleo di intuizioni la disciplina ha attraversato secoli di scoperte: dall’Ottocento, con i celebri casi clinici che legarono specifiche perdite di funzione a lesioni circoscritte, fino al Novecento, quando lo studio sistematico dei pazienti cerebrolesi affianco’ progressivamente le tecniche sperimentali. Ogni tappa ha confermato la stessa lezione di fondo: il comportamento e la mente non sono entita’ separate dal corpo, ma esiti dell’attivita’ di un organo che e’ possibile studiare con metodo, misura e rigore.

Una scienza multidisciplinare

La moderna neuropsicologia ha un carattere multidisciplinare, in quanto si avvale di conoscenze derivanti dalla neuroanatomia, dalla neurochimica, dalla neurofisiologia, dalla psicologia, dalla linguistica, dalla fisiologia comportamentale, dalla psicofisiologia e da molte altre discipline. Questa apertura non e’ un dettaglio accessorio: e’ la condizione stessa che permette di tenere insieme il livello biologico e quello mentale del comportamento.

I metodi di indagine

Di conseguenza, nella neuropsicologia sono impiegate differenti metodiche d’indagine: test neuropsicologici, studio degli effetti di lesioni e ablazioni, biopsie, tecniche elettrofisiologiche e comportamentali, elettrostimolazione, rilevazione dei potenziali evocati e tecniche di bioimmagine. Tra queste ultime rientrano la tomografia assiale computerizzata, la tomografia ad emissione di positroni, la risonanza magnetica, la registrazione del flusso sanguigno cerebrale, la tomografia computerizzata ad emissione di un singolo positrone e la risonanza magnetica funzionale. Ogni tecnica illumina un aspetto diverso del rapporto tra struttura e funzione, e nessuna, da sola, basta a raccontare l’intero quadro.

Localizzare senza semplificare

Nonostante l’obiettivo fondamentale della neuropsicologia sia quello di localizzare i centri encefalici principalmente coinvolti in particolari processi psicologici, non si sottostimi il fatto che il cervello umano gode di una notevole plasticita’ neuronale e di una capacita’ di recupero funzionale. Sarebbe dunque un errore presumere che la mente umana funzioni in modo rigidamente modulare e che i medesimi deficit siano costantemente riconducibili alle medesime lesioni.

Il cervello umano e’ un insieme armonico di elementi, la cui combinazione determina per alcuni aspetti la sua unicita’, per altri le sue debolezze, per altri ancora il suo equilibrio fragile e stupendo. E’ proprio questa tensione, tra localizzazione e plasticita’, tra mappa e flessibilita’, a rendere la neuropsicologia una disciplina tanto rigorosa quanto affascinante.

La rubrica “Appunti di Neuropsicologia”

Mario Bonato, nella sua rubrica “Appunti di Neuropsicologia”, ci dara’ dei piccoli assaggi di quali possano essere le produzioni cerebrali nelle situazioni in cui questo fragile e stupendo equilibrio e’ ormai perduto. Attraverso casi, osservazioni e riflessioni, la rubrica si propone di mostrare come, dietro ogni sintomo, si nasconda una lezione preziosa sul funzionamento ordinario della mente.

Domande frequenti

Che cos’e’ la neuropsicologia?

E’ la scienza che studia le relazioni tra il cervello e i processi mentali. Focalizza l’attenzione su lesioni o insulti cerebrali per comprenderne i correlati psicologici e, attraverso di essi, ricostruire come funziona la mente anche nei soggetti sani.

Perche’ si studiano le lesioni per capire il cervello sano?

Perche’ il cervello rivela il proprio funzionamento proprio quando un meccanismo viene compromesso. Osservare quale capacita’ si perde a seguito di una lesione aiuta a inferire quale ruolo svolgesse quella regione o quel circuito nell’attivita’ mentale normale.

Qual e’ stato il ruolo di Cartesio?

Cartesio, intorno alla meta’ del Seicento, fu il primo a considerare il comportamento umano in termini neurologici. Distinse un livello sensoriale e uno superiore di funzionamento mentale e sposto’ l’attenzione dal cuore al cervello come sede dei processi psicologici.

Il cervello funziona davvero per moduli separati?

Non in modo rigido. Sebbene la neuropsicologia cerchi di localizzare le funzioni, il cervello gode di plasticita’ e di capacita’ di recupero: gli stessi deficit non corrispondono sempre alle stesse lesioni, e questo invita alla prudenza interpretativa.

La neuropsicologia ci insegna a leggere il cervello come un equilibrio “fragile e stupendo”: studiarlo significa accettare che la sua bellezza si riveli soprattutto quando qualcosa si incrina. Localizzare le funzioni e’ utile, ma solo se non dimentichiamo la plasticita’ e l’unicita’ di ogni mente.
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