La giocoleria è una dinamica divertente e alla portata di tutti, ma anche un piacevole antidoto all’ansia
di Fabio Santa Maria
Ansia e giocoleria hanno diverse caratteristiche in comune, entrambe giocano d’anticipo e sono una sorta di automatismo. Solo che una ci rende la vita difficile mentre l’altra è una metafora della vita dove il prendere e il lasciare andare si alternano in modo armonico e senza soluzione di continuità. Con la giocoleria ho migliorato notevolmente la mia ansia diventando più sicuro e più consapevole, ma soprattutto ho trovato una strategia per rilassarmi nei momenti di stress. In questo articolo racconto la mia esperienza di giocoliere ansioso.
La giocoleria è l’arte di lanciare uno o più oggetti e riprenderli al volo, ma è anche un’attività che può aiutare ad espandere la mente e a placare l’ansia.
La mente di un giocoliere, infatti, entra in sintonia con il movimento armonico degli oggetti che lancia e, in un certo senso, diviene quel movimento evadendo dalle dinamiche stressanti. Si tratta di un gioco affascinate, quasi ipnotico, legato soprattutto al prendere al volo e al lasciare andare.
L’ansia, soprattutto l’ansia anticipatoria, è quella curiosa propensione a preoccuparsi prima, ad anticipare quello che di nefasto potrebbe accadere, proprio ciò che succede nella giocoleria: devi anticipare, prevedere la traiettoria dell’oggetto che sta per cadere, per poi posizionare la mano e riuscire a prenderlo al volo. Quindi, in modo piuttosto disinvolto e un po’ provocatorio, si potrebbe quasi affermare che giocoleria e ansia abbiano le stesse basi, anche se la prima ha il potere di placare la seconda.
In realtà, lanciando e prendendo al volo le palline, si riesce a sperimentare in una dimensione simile a quella della meditazione, con la differenza che la giocoleria è molto più divertente, dinamica e alla portata di tutti.
Ora provo a dimostrare queste singolari affermazioni raccontando un episodio della mia vita di ansioso in cui, grazie ad entrambe, ansia e giocoleria, riuscii a fare colpo e a compiere un gesto a dir poco eccezionale.
UNO SCROSCIANTE APPLAUSO
Ero in birreria con la ragazza che sarebbe poi diventata la mia compagna di una vita. Ci eravamo conosciuti da poco ed ero innamoratissimo. Sedevamo abbastanza vicini a un tavolino appartato. Lei beveva un calice di prosecco e io una birra piccola. Stava parlando ed ero talmente incantato dal suono della sua voce che, quasi, mi perdevo il senso delle parole. Ad un certo punto, però, noto che il suo calice è troppo vicino al bordo. Mi pare brutto spostarlo di mia iniziativa e neppure voglio interromperla sul più bello. Eppure me lo sento che è destinato a cadere, che è lì lì, che basta un piccolo movimento del gomito e finirà in mille pezzi. Mi prende una strana ansia: lo sposto o non lo sposto? La avverto o non la avverto? La interrompo o non la interrompo? E proprio mentre non so che fare, visualizzo il bicchiere che cade anche se non è ancora caduto. In altre parole il bicchiere cade davvero, ma io me ne accorgo con almeno un secondo di anticipo rispetto alla realtà. In questo modo ho il tempo di allungare la mano e prenderlo al volo poco prima che tocchi terra. Sì! Lo prendo proprio al volo lasciando cadere giusto qualche goccia di prosecco sul pavimento e lo rimetto al suo posto con un sorriso. La mia ragazza mi guarda con gli occhi spalancati chiedendomi come sia possibile, come ci sia riuscito. Da un tavolo vicino altri avventori hanno assistito alla scena e uno mi applaude, un altro dice qualcosa tipo: “che riflessi straordinari!” e applaude anche lui. Nel giro di qualche secondo scroscia un applauso generale, tutto per me!
In realtà non fu solo merito dell’ansia anticipatoria, ma anche del fatto che in quei giorni mi stavo esercitando con la giocoleria. Ero abituato a prendere le cose al volo, ad anticipare la loro traiettoria.
GLI INSEGNAMENTI DELLA GIOCOLERIA
Negli anni ho potuto sperimentare a fondo questa tecnica e posso dire che mi ha aiutato molto.
Sin da quando ho iniziato ad allenarmi, infatti, oltre a migliorare i miei riflessi, ho tonificato i muscoli e stabilizzato la mia coordinazione. Insomma, camminavo con più scioltezza, afferravo gli oggetti con disinvoltura, mi sentivo più sicuro. Ma il punto essenziale, l’insegnamento a dir poco straordinario che ho ricevuto dalle tre palline è stato quello di… chinarmi e raccoglierle tutte le volte che cadevano. Migliaia e migliaia di volte. Soprattutto all’inizio, infatti, le palline cadono e, ogni volta, è una rovinosa sconfitta. Ogni volta, però, ti chini, le raccogli e ricominci. Per un ansioso può essere un passo determinate, che cambia la prospettiva, quasi la visione della vita. L’insicurezza, la paura di sbagliare, i tentennamenti, i pensieri catastrofici subiscono un duro colpo perché, tanto, sei sempre più consapevole che è normale, che le palline cadono e tu, semplicemente, ogni volta, le raccogli e ricominci. Un fatto che a lungo andare diventa quasi tranquillizzante, ti si scolpisce nella mente.
Ricordo ancora oggi la straordinaria sensazione che provai la prima volta, quando riuscii a realizzare la cascata, ovvero a giocolare con tre palline contemporaneamente. E’ come un flash: la mente per un attimo si espande, ti muovi insieme alle palline anche se stai fermo, sei consapevole di prenderle al volo anche se ti accorgi che si tratta di un automatismo. Ti sembra che si muovano da sole, anche se in realtà sei tu ad avere il controllo. Poi, ogni volta che impari un nuovo trik, una variante rispetto alla solita routine della cascata, quella sensazione ritorna, si espande, ti arricchisce. E ogni volta è una vittoria, una soddisfazione. Ma le palline cadono, sempre. Per quanto tu possa essere allenato, prima o poi le palline cadono. Quindi l’altro insegnamento è relativo all’impermanenza, impari ad avere meno aspettative, a lasciarti andare al piacere di vivere il momento finché esiste, finché la tua mente riesce a percepirlo, sempre consapevole che finirà, perché nulla è eterno. Anche questa una notevole stangata all’ansia che è proprio l’arte di non vivere nel qui e ora, di cedere alle paure, ai dubbi, alle ipocondrie e al giudizio altrui.