Le domande che più comunemente ci giungono dai genitori che hanno sentito
parlare di “terapia con i cavalli” riguardano:
a) si può considerare l’ippoterapia come una vera e propria terapia?
b) Che differenza c’è tra l’andare a cavallo e fare ippoterapia?
c) Si ottengono buoni risultati nei casi di disabilità?
Cerchiamo di rispondere con tutta franchezza, con cognizione di causa (abbiamo
una esperienza di quasi venti anni e siamo i fondatori della A.I.D.I.R.E. –
Associazione Italiana di Ippoterapia e Riabilitazione-Equestre).
a) Definiamo prima di tutto il termine “terapia”. Abbiamo sottolineato in tanti Congressi che l’ippoterapia può essere considerata una vera e propria “terapia” solo quando viene condotta in maniera scientifica, vale a dire, rispondendo a: − rispetto stretto dei parametri per l’inserimento, tenendo conto della diagnosi, della programmazione terapeutica, della valutazione dei risultati; − differenza tra: 1) l’applicazione in caso di malattie fisiche (paralisi, disturbi motori e della coordinazione, ecc. ecc.). in questi casi il lavoro viene denominato “ippoterapia” e consiste in esercizi ripetitivi sotto lo sguardo di un terapeuta accreditato perché si possono provocare anche dei danni (effetto iatrogeno); 2) nei casi di applicazioni con bambini che presentano alterazioni psichiche e, prevalentemente, nell’ordine dei disturbi dello sviluppo psico-mentale (psico-affettivo e/o psico-cognitivo), si parla di ”riabilitazione per mezzo del cavallo”. Con questa definizione ci si riferisce però ad una vera e propria “terapia” o meglio “psico-terapia” (come dimostrato in tante pubblicazioni; come, per esempio: www.lulu.com/content/641885 ) si tratta di “far circolare un linguaggio”, mantenendo un continuo controllo delle risposte del soggetto che possono essere indicate come “lettura del transfert”. In questo caso non si tratta di fare della riabilitazione pura e semplice (in questa la programmazione è rigida e ripetitiva, perché si ira ad un “recupero funzionale”), ma, al contrario, di attivare tutte quelle valenze tipiche della psicoterapia, che si caratterizzano cioè con “associazioni libere, partecipazione emotivo-affettiva, attivazione di una visibilità reciproca, interpretazione del transfert, valutazione dei risultati mirati su: meccanismi mentali e di difesa; raggiungimento dei vari livelli caratteristici dello sviluppo psico-affettivo; elaborazione delle variazioni indotte, ma fondate sulla valutazione delle modalità in cosce, dell’elaborazione immaginaria e di quella cognitiva centrata sul Sé.
b) Chi volontariamente va a cavallo riceve una enorme quantità di stimoli positivi, auto-soddisfatori, di rilassamento e di stimolo a continuare in un cammino di crescita e di approdo ad attività anche complesse e competitive. Nell’ippoterapia ci troviamo di fronte a dei bambini che presentano difficoltà che sono dell’ordine: − emotivo (crisi di ansia e di angoscia);
− affettivo (che corrisponde a incapacità di valutare simbolicamente i benefici, cioè mettere in atto la volontà, la perseveranza, l’attenzione, la valutazione dei miglioramenti;
− cognitivo (con difficoltà ad apprendere a causa dei limiti nell’elaborazione dell’orientamento, di comprendere gli ordini e le procedure per produrre risposte coerente, ecc.).
c) I risultati che si possono ottenere nei casi di:
deficit fisici: sono legati alla qualità ed alla caratteristica della disabilità. Resta comunque assodato che una ippoterapia condotta da terapeuti formati e specializzati può dare risultati veramente notevoli;
per quanto riguarda i casi di disabilità psichica vale la pena ripetere che i risultati sono eccezionali sempre che la terapia (attenzione: si tratta di una vera psicoterapia e non di una semplice applicazione di esercizi a scopo di recupero funzionale) sia condotta da psicoterapeuti preparati e con una profonda esperienza specifica;
sottolineiamo ancora, per chiarezza, non ritratta di seguire tabulazioni e programmazioni rigide. Queste pratiche nella psicoterapia devono essere abolite (possono anche risultare veramente dannose perché implicano atteggiamenti ossessivi e ripetitivi) perché bisogna “… ascoltare il bambino, prestare attenzione a quello che dice (magari anche con silenzi) e, in ogni momento, stimolare la creatività e la liberazione dell’immaginario.
Da queste osservazioni, l’ippoterapia scientifica emerge quasi come una arte, una arte-terapia nella quale si coagulano le spinte positive del bambino con la partecipazione del terapeuta attento a cogliere le sfumature, farle proprie per attivare, nel qui e ora, quelle psico-dinamiche che rappresentano il più puro senso del “fare terapia”.
UTILITÀ DEGLI INTERVENTI TERAPEUTICO-RIABILITATIVI
NEI DIVERSI QUADRI DI DISTURBO DELLO SVILUPPO
Spesso ricevo domande inerenti i risultati che abbiamo ottenuto nel trattamento dei diversi quadri psicopatologici. Il quadro riassuntivo serve a dare chiarimenti precisi, utili per le scelte da effettuare in base ai controlli valutativi.
| E.I.T. | TyLA | arte terapia | ippoterapia | Emot.espres. | |
| Autismo Kanner |
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| ADD-ADHD |
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| x-Fragile |
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| Sindrome Dandy Walker |
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| Mutismo essenziale |
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| Borderline |
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| Sindrome Joubert |
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+
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| Sindrome Down |
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| Sindromi regressive |
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| psicosi simbiotica |
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| microcefalia |
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| ritardo scolastico |
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Dobbiamo segnalare:
* i risultati di tecniche multidisciplinari sono sempre stati decisamente positivi, ma va sottolineato che tutti gli interventi rispondono a principi unificanti basati sulla timologia, la psicodinamica e la psicoanalisi;
* tutte le pratiche degli interventi devono essere condotte da personale specializzato e formato ad hoc con continui aggiornamenti sulle tecniche e, soprattutto, sui contenuto teorici che vengono elaborati partendo dalle esperienze cliniche;
* ogni intervento richiede continui aggiustamenti, necessari per adeguarsi ai cambiamenti che vengono indotti e che, inoltre, richiedono una verifica costante dei mutamenti che si osservano nell’analisi dei meccanismi mentali;
* è sempre necessario mantenere stretti rapporti con i genitori e con gli insegnanti che così aiutano a verificare i cambiamenti anche in relazione con le diverse situazioni vivenziale: famiglia, scuola, gruppo sportivo, attività ludico-ricreative, ecc.;
* si debbono eseguire controlli periodici con scale di valutazione adeguate, che permettono di monitorare i miglioramenti e gli eventuali regressi che inducono nuove scelte nel quadro terapeutico-riabilitativo;
* le esperienze vengono tutte riferite allo psico-terapeuta che così può modulare gli interventi basandosi sui risultati delle scale di valutazione, ma anche sull’analisi psicodinamica dei contenuti. Questo porta ad indurre delle scelte puntuali sui diversi item (anche numerosi) che compongono ognuna delle tecniche applicate;
* è fondamentale che i genitori partecipino alle scelte terapeutico-riabilitative perché il loro OK da forza, qualità e verità agli occhi dei figli che si sentono investiti e spalleggiati (Nome del Padre), interessati, al centro dell’attenzione e “valorizzati” nelle loro scelte per crescere, aderendo così al “…desiderio del terapeuta”.
Riferimenti: E.I.T. (Terapia di Integrazione Emotivo-affettiva); TyLA (Thymology Learning Approach); Emot. Espres (Terapia Emotivo-espressiva).
Per informazioni: A.I.D.I.R.E. – Tradate – 333-6362630