Psicoterapia e Psicoanalisi

A.I.D.I.R.E. : Ippoterapia Scientifica

L’ippoterapia è una vera terapia o solo un’attività piacevole a cavallo? Che differenza c’è tra andare a cavallo e fare ippoterapia? E quali risultati si ottengono con le disabilità? A queste domande, tra le più comuni tra i genitori, questo articolo risponde con franchezza, distinguendo tra ippoterapia per i disturbi fisici e riabilitazione per mezzo […]

Psicolab — A.I.D.I.R.E. : Ippoterapia Scientifica
L’ippoterapia è una vera terapia o solo un’attività piacevole a cavallo? Che differenza c’è tra andare a cavallo e fare ippoterapia? E quali risultati si ottengono con le disabilità? A queste domande, tra le più comuni tra i genitori, questo articolo risponde con franchezza, distinguendo tra ippoterapia per i disturbi fisici e riabilitazione per mezzo del cavallo per i disturbi psichici, che è a tutti gli effetti una psicoterapia. Perché sia davvero terapia, però, occorrono metodo scientifico e professionisti formati.

L’ippoterapia è una vera terapia?

Per rispondere occorre prima definire il termine “terapia”. L’ippoterapia può essere considerata una vera e propria terapia solo quando viene condotta in maniera scientifica, cioè rispettando parametri rigorosi per l’inserimento, tenendo conto della diagnosi, della programmazione terapeutica e della valutazione dei risultati. È inoltre fondamentale distinguere due ambiti diversi.

Nel caso di malattie fisiche (paralisi, disturbi motori e della coordinazione), il lavoro si denomina “ippoterapia” e consiste in esercizi ripetitivi condotti sotto lo sguardo di un terapeuta accreditato, perché si possono provocare anche danni, un effetto iatrogeno. Nel caso di bambini con alterazioni psichiche, prevalentemente disturbi dello sviluppo psico-affettivo e psico-cognitivo, si parla invece di “riabilitazione per mezzo del cavallo”, che è a tutti gli effetti una vera psicoterapia. Qui non si tratta di riabilitazione pura e semplice, con una programmazione rigida e ripetitiva mirata al recupero funzionale, ma di attivare tutte le valenze tipiche della psicoterapia: associazioni libere, partecipazione emotivo-affettiva, attivazione di una visibilità reciproca, lettura e interpretazione del transfert, valutazione dei risultati sui meccanismi mentali e di difesa, sui livelli dello sviluppo psico-affettivo e sull’elaborazione immaginaria e cognitiva centrata sul Sé. Si tratta, in sostanza, di “far circolare un linguaggio”, mantenendo un continuo controllo delle risposte del soggetto.

Andare a cavallo o fare ippoterapia?

Chi va a cavallo volontariamente riceve un’enorme quantità di stimoli positivi, autogratificanti, di rilassamento e di spinta a continuare in un cammino di crescita, fino ad attività complesse e competitive. Nell’ippoterapia, invece, ci troviamo di fronte a bambini che presentano difficoltà di ordine diverso:

  • emotivo, con crisi di ansia e di angoscia;
  • affettivo, cioè incapacità di valutare simbolicamente i benefici, mettendo in atto volontà, perseveranza, attenzione e valutazione dei miglioramenti;
  • cognitivo, con difficoltà ad apprendere per limiti nell’orientamento, nel comprendere ordini e procedure e nel produrre risposte coerenti.

La differenza, dunque, non sta nell’attività in sé, ma nel fatto che l’ippoterapia si rivolge a chi presenta queste difficoltà, con un obiettivo terapeutico e un intervento professionale strutturato.

I risultati con le disabilità

Nei casi di deficit fisici i risultati sono legati alla qualità e alla caratteristica della disabilità, ma resta assodato che un’ippoterapia condotta da terapeuti formati e specializzati può dare risultati notevoli. Nei casi di disabilità psichica i risultati sono eccezionali, a patto che si tratti di una vera psicoterapia, condotta da psicoterapeuti preparati e con profonda esperienza specifica, e non di una semplice applicazione di esercizi a scopo di recupero funzionale.

Va sottolineato con chiarezza che non si tratta di seguire tabulazioni e programmazioni rigide: nella psicoterapia queste pratiche vanno abolite, perché possono risultare dannose, implicando atteggiamenti ossessivi e ripetitivi. Occorre invece ascoltare il bambino, prestare attenzione a ciò che dice, anche con i suoi silenzi, e stimolare in ogni momento la creatività e la liberazione dell’immaginario. Da queste osservazioni l’ippoterapia scientifica emerge quasi come un’arte, una arte-terapia in cui si coagulano le spinte positive del bambino e la partecipazione del terapeuta, attento a cogliere le sfumature e a farle proprie per attivare, nel qui e ora, le psicodinamiche che rappresentano il senso più puro del fare terapia.

L’utilità degli interventi nei diversi quadri di disturbo

Una domanda ricorrente riguarda i risultati ottenuti nei diversi quadri psicopatologici. Il quadro riassuntivo seguente indica l’utilità delle diverse tecniche (E.I.T., TyLA, arte-terapia, ippoterapia, terapia emotivo-espressiva) nei vari disturbi dello sviluppo, con una scala da un più a tre più.

E.I.T. TyLA arte-terapia ippoterapia emot. espressiva
Autismo di Kanner ++ ++ +++ ++ ++
ADD-ADHD +++ +++ +++ +++ +++
X-fragile ++ ++ ++ ++ ++
Sindrome di Dandy-Walker ++ ++ ++ ++ ++
Mutismo essenziale +++ +++ +++ +++ +++
Borderline ++ ++ ++ ++ ++
Sindrome di Joubert +++ ++ + ++ ++
Sindrome di Down ++ +++ +++ ++ +++
Sindromi regressive +++ +++ +++ +++ +++
Psicosi simbiotica ++ ++ ++ ++ ++
Microcefalia +++ +++ ++ ++ +++
Ritardo scolastico +++ +++ +++ +++ +++

A margine di questo quadro vanno fatte alcune segnalazioni importanti. I risultati delle tecniche multidisciplinari sono sempre stati decisamente positivi, ma tutti gli interventi rispondono a principi unificanti basati sulla timologia, la psicodinamica e la psicoanalisi. Tutte le pratiche devono essere condotte da personale specializzato e formato ad hoc, con continui aggiornamenti sulle tecniche e sui contenuti teorici elaborati a partire dalle esperienze cliniche. Ogni intervento richiede continui aggiustamenti per adeguarsi ai cambiamenti indotti, con una verifica costante dei mutamenti osservati nei meccanismi mentali.

È inoltre necessario mantenere stretti rapporti con i genitori e con gli insegnanti, che aiutano a verificare i cambiamenti nelle diverse situazioni di vita: famiglia, scuola, gruppo sportivo, attività ludico-ricreative. Si devono eseguire controlli periodici con scale di valutazione adeguate, per monitorare i miglioramenti e gli eventuali regressi e orientare nuove scelte. Tutte le esperienze vengono riferite allo psicoterapeuta, che modula gli interventi sia sui risultati delle scale sia sull’analisi psicodinamica dei contenuti. Infine, è fondamentale che i genitori partecipino alle scelte terapeutico-riabilitative: il loro consenso dà forza, qualità e verità agli occhi dei figli, che si sentono sostenuti, valorizzati e al centro dell’attenzione, aderendo così al percorso di crescita.

Domande frequenti

Quando l’ippoterapia può essere considerata una vera terapia?

Solo quando è condotta in modo scientifico: con rispetto dei parametri di inserimento, diagnosi, programmazione terapeutica e valutazione dei risultati. Senza questo rigore metodologico e senza professionisti formati, si tratta di un’attività, non di una terapia.

Che differenza c’è tra ippoterapia e riabilitazione per mezzo del cavallo?

L’ippoterapia si rivolge ai disturbi fisici, con esercizi mirati al recupero funzionale sotto controllo di un terapeuta. La riabilitazione per mezzo del cavallo riguarda i disturbi psichici ed è a tutti gli effetti una psicoterapia, con transfert, partecipazione emotiva e libera espressione.

L’ippoterapia dà buoni risultati con le disabilità?

Sì. Con i deficit fisici i risultati dipendono dal tipo di disabilità, ma possono essere notevoli. Con le disabilità psichiche i risultati sono eccezionali, purché si tratti di una vera psicoterapia condotta da professionisti esperti, e non di semplici esercizi ripetitivi.

Perché è importante il coinvolgimento dei genitori?

Perché il loro consenso e la loro partecipazione danno forza e valore al percorso agli occhi dei figli, che si sentono sostenuti e valorizzati. Genitori e insegnanti aiutano inoltre a verificare i cambiamenti nei diversi contesti di vita del bambino.

L’ippoterapia diventa vera terapia solo se condotta scientificamente e da professionisti formati. La distinzione è cruciale: per i disturbi fisici è ippoterapia mirata al recupero, per quelli psichici è riabilitazione per mezzo del cavallo, cioè una psicoterapia a tutti gli effetti, in cui contano ascolto, transfert e liberazione dell’immaginario più delle tabelle rigide. Con metodo, valutazione costante e coinvolgimento della famiglia, i risultati nelle disabilità possono essere sorprendenti.
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