Bruner, (1956) precursore della scienza cognitiva, si interessa all’interazione tra strategie, quali abilità che consentono al bambino di padroneggiare il reale, inizialmente innate poi sempre più raffinate e rappresentazione come mezzo per interpretare l’ambiente circostante. Il bambino passa da una rappresentazione esecutiva in cui è determinante l’azione conoscitiva sugli oggetti attraverso la manualità, ad una rappresentazione iconica dove predominano la visione e l’immagine della realtà permettendo semplici e superficiali classificazioni in base al colore, la forma, le dimensioni; infine troviamo la rappresentazione simbolica caratterizzata dall’astrazione che consente al bambino di evocare attraverso il linguaggio gli oggetti anche se assenti e di svincolarsi così dalla realtà.
Il Cognitivismo dagli anni Sessanta in poi, si interessa allo sviluppo cognitivo come capacità di compiere operazioni e acquisire contenuti sempre maggiori. I bambini acquisiscono nel corso del tempo strategie, script, rappresentazioni, livelli sempre più profondi di elaborazione, pertanto lo sviluppo è considerato sia da un punto di vista qualitativo inteso come capacità di trovare nuove strategie per migliorare la capacità di memorizzazione e di recupero delle informazioni, nuove regole per accelerare la risoluzione di problemi o di rappresentazione, ma anche quantitativo come aumento della quantità di informazioni che possono essere trattenute dalla memoria.