Psicologia Sociale e del Comportamento

5 passaggi per avvicinarsi al benessere mentale

Gli elenchi di azioni per il benessere mentale si assomigliano tutti. Alcune di quelle azioni hanno evidenze reali, altre molto meno, e la differenza più importante riguarda quando smettere di provarci da soli. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale e non promuove alcun servizio. Se il malessere è persistente, il riferimento è il medico […]

5 passaggi per avvicinarsi al benessere mentale
Gli elenchi di azioni per il benessere mentale si assomigliano tutti. Alcune di quelle azioni hanno evidenze reali, altre molto meno, e la differenza più importante riguarda quando smettere di provarci da soli.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale e non promuove alcun servizio. Se il malessere è persistente, il riferimento è il medico di base o uno psicologo; in caso di crisi: 112, Telefono Amico 02 2327 2327.

Cosa ha supporto

Esiste una cornice di riferimento, elaborata a partire da una revisione di ricerche commissionata da un ente pubblico, che individua alcune aree associate al benessere. Vale la pena riportarle con il loro peso reale.

Relazioni: è l’elemento con le associazioni più solide. La solitudine percepita (non il numero di contatti) è fra i predittori più consistenti di malessere e di esiti di salute peggiori.

Attività fisica: le evidenze su umore e sintomi depressivi sono fra le migliori disponibili per un intervento non clinico, e l’effetto compare anche con quantità modeste.

Apprendere qualcosa: le associazioni con il benessere esistono ma sono più deboli e prevalentemente correlazionali.

Attenzione al presente: gli interventi basati sulla consapevolezza hanno effetti reali su ansia e umore, di entità piccola o moderata, con studi di qualità variabile.

Aiutare gli altri: il volontariato è associato a migliore benessere, con una relazione probabilmente reciproca, chi sta meglio partecipa di più.

Ciò che nell’elenco manca sempre

Due fattori con evidenze superiori a molte voci di questi elenchi, e sistematicamente assenti.

Il sonno: è associato in modo consistente all’umore, e il rapporto è bidirezionale. Gli interventi comportamentali sull’insonnia hanno effetti documentati anche sui sintomi depressivi, e sono fra le indicazioni con miglior rapporto fra semplicità ed efficacia.

Le condizioni materiali: reddito, sicurezza abitativa, stabilità lavorativa e salute fisica pesano in modo documentato, e non si correggono con un esercizio. Un elenco che li omette lascia intendere che il benessere dipenda solo dalla disposizione individuale, il che non è vero e colpevolizza chi ha meno risorse.

Cosa funziona meno di quanto si dica

Alcune indicazioni ricorrenti meritano una precisazione.

Ripetersi affermazioni positive: migliora l’umore in chi ha già un’autostima elevata e lo peggiora in chi l’ha bassa, cioè proprio in chi dovrebbe trarne beneficio.

Perseguire la felicità come obiettivo esplicito: è associato, in diversi studi, a minore benessere. L’attenzione costante a quanto ci si sente bene interferisce con l’esperienza.

Le pratiche di gratitudine: hanno effetti reali ma piccoli, che tendono a ridursi dopo la fine della pratica.

Va aggiunto un elemento di onestà sulle app per il benessere: molte non sono state valutate, e fra quelle valutate gli effetti sono in genere piccoli, con abbandono elevato.

Quando non basta

È la parte più importante, e quella che gli elenchi tendono a trattare come un’aggiunta finale.

Le strategie di autocura sono pensate per il malessere ordinario. Non sono un trattamento per depressione, disturbi d’ansia, disturbi alimentari, dipendenze o disturbo post-traumatico, per i quali esistono terapie con evidenze consolidate.

Alcuni segnali indicano che serve una valutazione: sintomi che durano oltre alcune settimane, compromissione del funzionamento quotidiano, perdita di piacere generalizzata, alterazioni marcate di sonno o appetito, isolamento crescente, uso di sostanze per gestire il malessere.

E un segnale che non ammette attesa: pensieri di farsi del male. Parlarne con qualcuno non aumenta il rischio, è ciò che consente di ricevere aiuto.

Va detto infine il dato che rende questa parte non retorica: il tempo che intercorre fra la comparsa dei sintomi e la richiesta di aiuto è mediamente lungo, e il ritardo peggiora la prognosi. Nessuna lista di buone abitudini vale quanto la decisione di chiedere.

Domande frequenti

Quali abitudini hanno piu evidenze?

Le relazioni, con l’attenzione alla solitudine percepita piu che al numero di contatti, e l’attivita fisica, che ha effetti documentati su umore e sintomi depressivi.

Cosa manca sempre in questi elenchi?

Il sonno, associato in modo consistente all’umore, e le condizioni materiali (reddito, casa, lavoro, salute) che pesano molto e non si correggono con un esercizio.

Le affermazioni positive aiutano?

Migliorano l’umore in chi ha gia autostima elevata e lo peggiorano in chi l’ha bassa. E perseguire la felicita come obiettivo esplicito si associa a minore benessere.

Quando rivolgersi a un professionista?

Quando i sintomi durano oltre alcune settimane, compromettono il funzionamento, o compaiono isolamento crescente e uso di sostanze. In presenza di pensieri di farsi del male, subito.

Fra le indicazioni ricorrenti, quelle con evidenze migliori sono le relazioni e l’attivita fisica, mentre affermazioni positive e ricerca esplicita della felicita funzionano peggio di quanto si dica. Cio che manca sempre negli elenchi pesa di piu: il sonno e le condizioni materiali. E la distinzione decisiva e un’altra: l’autocura riguarda il malessere ordinario, non i disturbi, per i quali il ritardo nel chiedere aiuto e il fattore che peggiora la prognosi.
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