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Yona Friedman al Festival della Creatività

Il 15 ottobre, a Firenze, Yona Friedman presenta “La mia città tra cento anni”. Il Festival della Creatività ospita uno dei più grandi architetti viventi.
Yona Friedman ha attraversato la II Guerra Mondiale sfuggendo ai rastrellamenti nazisti ed è vissuto per circa un decennio in Israele nella città di Haifa prima di trasferirsi stabilmente a Parigi nel 1957.
Nel 1956, al X Congresso Internazionale di Architettura Moderna di Dubrovnick, il suo “Manifeste de l’architecture mobile” contribuì a mettere in discussione definitivamente le ardimentose volontà pianificatorie della progettazione architettonica e urbanistica. Proprio durante quel congresso, e grazie soprattutto ai giovani del Team 10, si cominciò a parlare di “architettura mobile” nel senso di “mobilità dell’abitare”.
Con l’esempio della Ville spatiale, Friedman ha esposto – per la prima volta – i principi di un’architettura capace di comprendere le continue trasformazioni che caratterizzano la “mobilità sociale” e basata su “infrastrutture” che prevedono abitazioni e norme urbanistiche passibili di essere create e ricreate, a secondo dell’esigenza degli abitanti e dei residenti.
La sua attenzione per l’autoregolazione degli abitanti nasce dalla sua esperienza diretta di profugo e senzatetto, dapprima nelle città europee disastrate dalla guerra e poi in Israele, dove nei primi anni di vita dello Stato sbarcavano ogni giorno migliaia di persone con conseguenti problemi di alloggio.
L’interesse per il tema della partecipazione ha avvicinato Friedman ad architetti come Giancarlo De Carlo e Bernard Rudofsky. Nel 1987 a Madras, in India, Friedman ha completato il Museum of Simple Technology in cui vengono applicati i principi di auto-costruzione a partire da materiali locali come il bambù. È inoltre autore di libri che trattano di argomento tecnico (Per una architettura scientifica, Officina 1975), sociologico (L’architecture du survie, L’éclat 2003) ed epistemologico (L’univers erratique, Puf 1994).
Il libro che però meglio rappresenta la tensione etica e civile di Friedman è forse Utopie realizzabili, pubblicato in Francia nel 1975 e pubblicato anche in italiano (Quodlibet 2003) nel quale è sviluppata un’idea di ristrutturazione della società in senso compiutamente democratico, volta a fuggire ogni elitarismo, attraverso la teoria del gruppo critico. Il libro è anche una feroce critica al mito della comunicazione globale.
L’appuntamento è a Firenze il 15 ottobre, al Festival della Creatività, ore 17.00 alla pedana del Padiglione Cavaniglia.

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