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Bella Ciao. La Storia, le Storie

Breve Estratto

Alle origini della canzone Bella ciao. Un’analisi testuale e musicale. Un percorso storico di una canzone divenuta, a livello internazionale, un inno di libertà contro ogni oppressione.

Le versioni in varie lingue di Bella Ciao

Bella ciao è oggi considerata, a livello internazionale, un inno di libertà contro ogni oppressione.

Ne esistono versioni in varie lingue, tra le quali il curdo, il turco, il russo.

Nel 2015 le note e le parole della canzone hanno accompagnato le manifestazioni di solidarietà in reazione alla strage per mano terroristica, nella redazione francese Charlie Hebdo.

Il giornalista Andrea Giambartolomei, in un’ intervista allo storico Carlo Pestelli, autore del libro Bella ciao. La canzone della libertà, pubblicato in seguito alle manifestazioni suddette, ha definito la canzone “una sorta di bignami che tiene conto di tante cose” o anche, prendendo  a prestito la definizione del ricercatore Enrico Strobino, una “canzone gomitolo nella quale si riuniscono molti fili”.

Analisi testuale e musicale della canzone Bella Ciao

Dall’analisi testuale, è stato evidenziato uno stretto legame con la canzone Fior di tomba, in cui tornano le stesse parole: tomba, fiori e la frase gente che passerà; da quella musicale, invece, è emersa una somiglianza con la  canzone popolare Bevanda sonnifera, per il ritmo e le ripetizioni e per la melodia con il brano Kletzmer Koilen, inciso nel 1919 a New York dal musicista zigano Mishka Ziganoff.

Diffusione della Canzone Bella Ciao tra i Partigiani

Secondo lo studioso Cesare Bermani, Bella ciao non era  il canto più popolare e diffuso tra i partigiani, essendo noto solamente ad alcuni reparti di combattenti di Reggio Emilia e del modenese, nella Brigata Maiella e in altri gruppi popolari.

Fu adottata  come inno partigiano per eccellenza soltanto vent’anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, per la necessità  di unificare le varie anime della Resistenza: comunista, socialista, liberale, monarchico-badogliana.

Erano i gruppi resistenziali, i Battaglioni e le  Brigate partigiane a essere schierati ideologicamente, come ricorda in una delle sue numerose testimonianze, Corrado Pontalti, partigiano con il nome di battaglia “Prua”, del Battaglione “Gherlenda” (nel Trentino orientale): “Noi avevamo il comandante e il commissario politico. Funzionava come nell’Armata Rossa: accanto al comandante c’era il commissario. Pur non distinguendo di ideologia eravamo comunisti perché era battaglione comunista, però ognuno aveva le proprie idee. Avevamo il prete che è venuto in un secondo momento. Io per esempio, che venivo dall’Azione cattolica non ho trovato nessuna difficoltà; facevo le mie ore di lezione; mi istruivo perché ero a digiuno completamente. Noi eravamo stati allevati col fascismo e non conoscevamo la democrazia, tanto per intenderci.”

Risonanza Internazione della canzone Bella Ciao

Da inno partigiano, Bella ciao ottenne risonanza internazionale quando, nel 1963, venne incisa dallo chansonnier francese di origini toscane, Yves Montand.

Seguirono poco dopo le interpretazioni di Giorgio Gaber e Milva.

Da ricordare, inoltre, l’anno 1964 quando, Giovanna Daffini interpretò il brano nello spettacolo col titolo omonimo.

La canzone Bella Ciao e il canto delle Mondine

Milva e Giovanna Daffini resero popolare il canto di lavoro delle mondine che fu scritto da Vasco Scansani nel 1952, come è stato confermato dal figlio dell’artista, Alfio Scansani, in una recente intervista del giornalista Evaristo Sparvieri.

In tale occasione, Alfio Scansani ha spiegato che, a far credere per così lungo tempo che il testo delle risaie fosse antiecedente a quello partigiano, fu Giovanna Daffini, la quale sostenne inoltre di non conoscere l’autore della canzone delle mondine.  “Ma mio padre aveva dei testimoni”, ha detto ancora Alfio Scansani nell’intervista: “il testo delle risaie lo aveva scritto lui.” .

Sulle origini dei due brani, altro non si può dire.

Non rimane che ascoltarli entrambi, contenstualizzandoli in un tempo in cui le libertà individuali non erano scontate e, spesso, c’è chi si trovò a dover lottare sia per la sopravvivenza quotidiana, piegandosi al “padrone con il suo bastone” che a lottare sui monti per contribuire a liberare il popolo a cui apparteneva.

La storia di una giovane mondina e partigiana: ANCILLA MARIGHETTO

 

Tra queste persone ci fu Ancilla Marighetto.

A sedici anni Ancilla partì, insieme alla sorella Giacomina, per Mortara, in Lombardia, dove lavorò nelle risaie come mondina.

Per quaranta giorni di lavoro, ottenne ottanta chili di riso che, al ritorno a casa, depositò in un maso di famiglia.

Poco dopo il maso venne dato alle fiamme con il riso in giacenza.

Alla fine del ‘44 aderì al Battaglione “Gherlenda” con il nome di battaglia “Ora”.

Del medesimo Battaglione già faceva parte suo fratello, Celestino Marighetto, nome di battaglia “Renata”.

Ancilla aveva diciassette anni.

Compì i diciotto il 27 gennaio 1927.

Il 19 febbraio dello stesso anno, nei pressi del passo Brocon (Trentino orientale), venne catturata da tredici uomini del corpo di sicurezza trentino (CST) e da due soldati tedeschi comandati dal generale Karl Julius Hegembart.

A lungo interrogata e maltrattata, data la sua inamovibilità, venne uccisa con un colpo di pistola dal maresciallo del CST su ordine di Hegembart.

Dopo la sua morte, “Ora” venne insignita della medaglia d’oro al valor militare alla memoria, insieme a Clorinda Menguzzato, sua compagna partigiana con il nome di battaglia “Veglia”.

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Antonella Di Luoffo

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