Perché lo stigma è un problema clinico
Non è una questione di sensibilità: gli effetti sono misurabili.
Lo stigma ritarda la richiesta di aiuto, e la durata di malattia prima del trattamento è fra i predittori più consistenti di esito peggiore.
Produce discriminazione documentata nell’accesso al lavoro e all’abitazione, con conseguenze materiali che a loro volta peggiorano il quadro.
Va segnalato un fenomeno con conseguenze dirette sulla salute fisica: lo slittamento diagnostico, cioè la tendenza ad attribuire sintomi fisici alla condizione psichiatrica già nota, che ritarda diagnosi mediche e contribuisce al divario di aspettativa di vita documentato per chi ha disturbi mentali gravi.
E c’è lo stigma interiorizzato, cioè l’assunzione su di sé degli stereotipi circolanti, associato a minore autostima, minore aderenza ai trattamenti e minore speranza.
Cosa lo alimenta
Il fattore più studiato è l’associazione fra disturbo mentale e pericolosità, e va corretta con precisione.
Le persone con disturbi mentali sono più spesso vittime di violenza che autori. La quota di violenza nella popolazione attribuibile ai disturbi mentali è molto piccola, e i predittori principali di comportamento violento sono altri: uso di sostanze, precedenti, condizioni sociali.
Contribuisce la rappresentazione mediatica, che seleziona i casi eccezionali, e l’uso del lessico psichiatrico come insulto o come metafora, che consolida l’associazione senza che nessuno la affermi esplicitamente.
Va aggiunto un punto controintuitivo: le campagne che presentano i disturbi mentali come malattie del cervello, pensate per ridurre la colpa, in alcuni studi hanno ridotto l’attribuzione di responsabilità ma aumentato il desiderio di distanza sociale e il pessimismo sulla guarigione. Il messaggio efficace non è quello che sembra.
Cosa funziona davvero
Le rassegne sugli interventi anti-stigma convergono su un risultato.
Il contatto diretto con persone che hanno esperienza di disturbi mentali è l’intervento con gli effetti maggiori, superiore all’educazione informativa da sola. Funziona meglio quando il contatto è personale, quando avviene fra pari e quando la persona non corrisponde allo stereotipo pur essendo riconoscibile come qualcuno che ha attraversato quell’esperienza.
Questo spiega perché iniziative come le settimane della salute mentale funzionano: non sono divulgazione, sono contatto organizzato. Laboratori, proiezioni, attività condivise mettono persone diverse nello stesso spazio a fare la stessa cosa, che è esattamente la condizione che riduce il pregiudizio.
Va segnalato il valore del protagonismo delle persone con esperienza diretta: quando sono loro a organizzare anziché essere il tema di cui altri parlano, l’effetto sullo stigma interiorizzato si aggiunge a quello sul pubblico. Il termine «orgoglio» va letto in questa chiave.
Sulle parole, un’indicazione concreta: si dice persona con schizofrenia, non schizofrenico. Non è formalismo, definire qualcuno attraverso la sua diagnosi è precisamente il meccanismo che lo stigma richiede per funzionare.
E funziona il recovery come cornice: la prospettiva secondo cui è possibile costruire una vita che valga la pena, con o senza sintomi residui, ha effetti documentati sulla speranza e sull’esito, ed è l’opposto del messaggio di cronicità inevitabile.
Domande frequenti
Perche lo stigma e un problema clinico?
Perche ritarda la richiesta di aiuto, produce discriminazione documentata e contribuisce al divario di aspettativa di vita attraverso il ritardo delle diagnosi mediche.
Le persone con disturbi mentali sono pericolose?
Sono piu spesso vittime che autori di violenza, e la quota di violenza attribuibile ai disturbi mentali e molto piccola.
Cosa riduce davvero il pregiudizio?
Il contatto diretto con persone che hanno esperienza di disturbi mentali, piu efficace dell’informazione da sola, soprattutto se personale e fra pari.
Dire che sono malattie del cervello aiuta?
Non necessariamente: in alcuni studi riduce l’attribuzione di colpa ma aumenta il desiderio di distanza sociale e il pessimismo sulla guarigione.
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