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Robe da Matti a Torino

Le settimane della salute mentale nate attorno all’idea di «orgoglio matto» capovolgono un’impostazione: non chiedono comprensione per chi ha un disturbo, ma mettono in discussione chi decide dove passi il confine. Ed è un’operazione con basi empiriche. Articolo divulgativo. Le persone con disturbi mentali sono piu spesso vittime che autori di violenza. Se stai attraversando […]

Robe da Matti a Torino
Le settimane della salute mentale nate attorno all’idea di «orgoglio matto» capovolgono un’impostazione: non chiedono comprensione per chi ha un disturbo, ma mettono in discussione chi decide dove passi il confine. Ed è un’operazione con basi empiriche.
Articolo divulgativo. Le persone con disturbi mentali sono piu spesso vittime che autori di violenza. Se stai attraversando un momento difficile: Telefono Amico 02 2327 2327, emergenze 112.

Perché lo stigma è un problema clinico

Non è una questione di sensibilità: gli effetti sono misurabili.

Lo stigma ritarda la richiesta di aiuto, e la durata di malattia prima del trattamento è fra i predittori più consistenti di esito peggiore.

Produce discriminazione documentata nell’accesso al lavoro e all’abitazione, con conseguenze materiali che a loro volta peggiorano il quadro.

Va segnalato un fenomeno con conseguenze dirette sulla salute fisica: lo slittamento diagnostico, cioè la tendenza ad attribuire sintomi fisici alla condizione psichiatrica già nota, che ritarda diagnosi mediche e contribuisce al divario di aspettativa di vita documentato per chi ha disturbi mentali gravi.

E c’è lo stigma interiorizzato, cioè l’assunzione su di sé degli stereotipi circolanti, associato a minore autostima, minore aderenza ai trattamenti e minore speranza.

Cosa lo alimenta

Il fattore più studiato è l’associazione fra disturbo mentale e pericolosità, e va corretta con precisione.

Le persone con disturbi mentali sono più spesso vittime di violenza che autori. La quota di violenza nella popolazione attribuibile ai disturbi mentali è molto piccola, e i predittori principali di comportamento violento sono altri: uso di sostanze, precedenti, condizioni sociali.

Contribuisce la rappresentazione mediatica, che seleziona i casi eccezionali, e l’uso del lessico psichiatrico come insulto o come metafora, che consolida l’associazione senza che nessuno la affermi esplicitamente.

Va aggiunto un punto controintuitivo: le campagne che presentano i disturbi mentali come malattie del cervello, pensate per ridurre la colpa, in alcuni studi hanno ridotto l’attribuzione di responsabilità ma aumentato il desiderio di distanza sociale e il pessimismo sulla guarigione. Il messaggio efficace non è quello che sembra.

Cosa funziona davvero

Le rassegne sugli interventi anti-stigma convergono su un risultato.

Il contatto diretto con persone che hanno esperienza di disturbi mentali è l’intervento con gli effetti maggiori, superiore all’educazione informativa da sola. Funziona meglio quando il contatto è personale, quando avviene fra pari e quando la persona non corrisponde allo stereotipo pur essendo riconoscibile come qualcuno che ha attraversato quell’esperienza.

Questo spiega perché iniziative come le settimane della salute mentale funzionano: non sono divulgazione, sono contatto organizzato. Laboratori, proiezioni, attività condivise mettono persone diverse nello stesso spazio a fare la stessa cosa, che è esattamente la condizione che riduce il pregiudizio.

Va segnalato il valore del protagonismo delle persone con esperienza diretta: quando sono loro a organizzare anziché essere il tema di cui altri parlano, l’effetto sullo stigma interiorizzato si aggiunge a quello sul pubblico. Il termine «orgoglio» va letto in questa chiave.

Sulle parole, un’indicazione concreta: si dice persona con schizofrenia, non schizofrenico. Non è formalismo, definire qualcuno attraverso la sua diagnosi è precisamente il meccanismo che lo stigma richiede per funzionare.

E funziona il recovery come cornice: la prospettiva secondo cui è possibile costruire una vita che valga la pena, con o senza sintomi residui, ha effetti documentati sulla speranza e sull’esito, ed è l’opposto del messaggio di cronicità inevitabile.

Domande frequenti

Perche lo stigma e un problema clinico?

Perche ritarda la richiesta di aiuto, produce discriminazione documentata e contribuisce al divario di aspettativa di vita attraverso il ritardo delle diagnosi mediche.

Le persone con disturbi mentali sono pericolose?

Sono piu spesso vittime che autori di violenza, e la quota di violenza attribuibile ai disturbi mentali e molto piccola.

Cosa riduce davvero il pregiudizio?

Il contatto diretto con persone che hanno esperienza di disturbi mentali, piu efficace dell’informazione da sola, soprattutto se personale e fra pari.

Dire che sono malattie del cervello aiuta?

Non necessariamente: in alcuni studi riduce l’attribuzione di colpa ma aumenta il desiderio di distanza sociale e il pessimismo sulla guarigione.

Lo stigma ha effetti clinici misurabili: ritarda le cure, produce discriminazione e contribuisce al divario di aspettativa di vita. L’associazione con la pericolosita e infondata. Cio che lo riduce e il contatto diretto, non l’informazione da sola, e le iniziative pubbliche funzionano proprio come contatto organizzato. Il protagonismo di chi ha esperienza diretta e le parole usate non sono dettagli: sono il meccanismo.
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