Il genio ribelle di South Boston
La storia è quella di Will Hunting, il “genio ribelle” di South Boston con un passato da dimenticare: rimasto orfano molto presto, è stato affidato a vari genitori adottivi, alcuni dei quali hanno usato violenza su di lui. La violenza è così entrata nel suo stile di vita e, nonostante doti largamente superiori alla norma, Will si caccia spesso nei guai con risse, l’ultima delle quali conclusa con un reato grave, resistenza a pubblico ufficiale.
Al prestigioso Massachusetts Institute of Technology tutti si meravigliano per la soluzione a un difficilissimo problema di matematica, scritta di nascosto sulla lavagna del corridoio: è opera di Will, che fa il bidello. Quando risolve un secondo problema ancora più difficile, viene scoperto dal professor Gerald Lambeau, ma si allontana rispondendo male e abbandonando il lavoro. Intanto incontra in un pub Skyler, una studentessa intelligente e bella dei quartieri alti, con cui inizia una tenera relazione che, però, Will non riesce a vivere serenamente a causa dei suoi trascorsi.
Il programma di recupero
Lambeau scopre l’identità di Will e lo raggiunge in tribunale, dove il giovane si difende dalle accuse con citazioni colte sulla libertà. Ma ha troppi precedenti, e il suo doloroso passato non gli evita la condanna. Interviene allora Lambeau, che ottiene dal giudice un programma di recupero a due condizioni: incontri settimanali con lui per sviluppare il suo genio, e incontri settimanali con uno “strizzacervelli” per gestire le sue dinamiche di violenza. Will accetta, ma non vuole avere a che fare con uno psicologo: nel tentativo di sfiancare tutti, “stende” ben cinque analisti, che rinunciano all’incarico già alla prima seduta. I suoi tratti antisociali sono protetti da difese difficili da penetrare.
Per fare breccia, Lambeau ricorre a un suo compagno di università, il professor Sean McGuire, con cui però non è in buoni rapporti. Lo trova mentre tiene una lezione sulla fiducia: “se il paziente non arriva a fidarsi di te, non sarà mai sincero e non serve a niente che venga in analisi”. A cena, Lambeau gli chiede aiuto: “ci vuole qualcuno che apra una breccia in lui”. Anche McGuire è di “Southy”, e l’idea di questo giovane genio in difficoltà tocca il suo cuore: accetta di incontrarlo.
Il duello tra Will e Sean
Will si presenta con fare provocatorio, applicando il suo metodo: cercare il punto debole dell’altro e stenderlo subito. Sean lascia che sia lui a condurre. Will, cambiando continuamente argomento, individua un bersaglio: un dipinto appeso nello studio, che analizza insieme allo stato d’animo del pittore, arrivando a dire che Sean è “a un passo dal tagliarsi un orecchio” e che forse ha sposato la donna sbagliata. Ha centrato un punto dolente. Quando esagera, Sean lo immobilizza al muro: “se manchi ancora di rispetto a mia moglie, ti finisco”. Questa volta è Will a chiedere il time out. Sean è scosso, ma accetta la sfida.
Nella seduta successiva, al parco, Sean gli rivolge un discorso che da solo vale il film: “mi sono calmato quando ho capito che sei solo un ragazzo. Tu hai studiato, ma non hai vissuto. Ti guardo e non vedo un uomo intelligente e sicuro di sé: vedo un ragazzo terrorizzato. Sei un genio, Will, nessuno lo nega, ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita. Credi di capire la mia vita perché hai letto Oliver Twist?”. E aggiunge: “non c’è niente che possa imparare da te che non sia già scritto in qualche libro. A meno che tu non voglia parlare di te, di chi sei: allora la cosa mi affascina. Ma tu non vuoi, vero? Sei terrorizzato da quello che diresti”. Poi si alza e se ne va, lasciando Will di stucco.
La terapia comincia
Alla seduta seguente Will resta in silenzio per tutto il tempo: è una prova di forza, e Sean non può iniziare per primo. Solo la volta dopo Will rompe il silenzio, parlando di Skyler e della paura di rovinare tutto. Comincia così la terapia vera e propria. Sean non si comporta da terapeuta ortodosso: risponde all’apertura di Will parlando della propria vita coniugale e della moglie, morta di cancro due anni prima. “Puoi toglierti questo peso di dosso”, gli dice, “perché tu non sei perfetto e non lo è neanche lei; la questione non è se siete perfetti, ma se siete perfetti l’uno per l’altra”. Will nota che il suo approccio è diverso da quello degli altri psicologi, e Sean risponde candidamente: “io insegno questa roba, non ho mai detto di saperla fare”.
Con Skyler, intanto, Will non riesce a essere sincero e le mente sul proprio passato. Lambeau, impaziente di “utilizzare” il suo talento, chiede a Sean di poter sfruttare la breccia aperta: “il ragazzo ha questo dono, va solo indirizzato”. Ma Sean conosce la posta in gioco e preferisce mantenere il conflitto con il luminare piuttosto che condurre male la terapia: “l’orientamento è una cosa, la manipolazione è un’altra; perché non gli diamo il tempo di capire cosa vuole davvero?”.
Le difese e la rottura
Quando Skyler si avvicina troppo al nucleo dolente di Will, chiedendogli di trasferirsi con lei in California, il ragazzo va in tilt e si difende da lei come da un nemico. Messo alle strette, le racconta il suo vero passato di bambino orfano e abusato, poi se ne va dicendole di non amarla. In una seduta successiva, Sean prova a lavorare sui temi importanti: “ci tieni a qualcuno, Will? Cosa ti appassiona? Cosa desideri?”. E ancora: “è un lavoro onorevole fare il muratore o pulire i pavimenti, ma perché risolvi problemi e poi neghi di averlo fatto? Questo non mi sembra onorevole”. Will si difende con non-risposte impacciate, finché Sean chiude la seduta.
Lambeau si lamenta che McGuire non gestisca Will come vorrebbe, spingendolo a “pungolarlo” per condizionarlo dall’esterno, ma i due litigano furiosamente. McGuire spiega: “non si fida di nessuno, si nasconde perché è stato abbandonato proprio dalle persone che dovevano amarlo di più; respinge le persone prima che siano loro ad abbandonarlo. È un meccanismo di difesa”.
“Non è colpa tua”
All’ultima seduta, Will chiede a Sean se abbia mai avuto casi come il suo, e Sean confida di aver avuto un padre alcolista. Poi comincia a “bombardare” benevolmente l’inconscio del suo giovane paziente con una frase semplice: “tutta questa roba non è colpa tua, non è colpa tua”. Will si difende con dei “lo so, lo so”, ma Sean continua, come per seminare quella frase perché ne cresca una pianta forte: “no, figliolo, forse non mi hai capito: non è colpa tua”. Will ha uno scatto di rabbia, ma poi si lascia abbracciare forte dal suo terapeuta, che gli offre due braccia autenticamente paterne su cui riposare per qualche attimo.
Anche per Sean è stata un’occasione di elaborare il proprio lutto: decide di partire per un viaggio e, forse, di trovare una nuova compagna. Gli amici, intanto, hanno regalato a Will un’automobile usata, che lui però userà per un altro scopo, seguendo finalmente il proprio desiderio.
Domande frequenti
Perché Will Hunting respinge le persone che gli vogliono bene?
Perché è un meccanismo di difesa: abbandonato da bambino proprio dalle persone che avrebbero dovuto amarlo, e vittima di abusi, respinge gli altri prima che siano loro ad abbandonarlo. Le sue straordinarie doti convivono con difese impenetrabili.
Cosa rende diverso l’approccio di Sean McGuire?
Sean non si comporta da terapeuta ortodosso: si mette in gioco personalmente, racconta la propria vita, resiste alla provocazione e costruisce la fiducia. Sa che senza fiducia il paziente non sarà mai sincero, e rifiuta di manipolare Will per fini altrui.
Qual è il significato della frase “non è colpa tua”?
È il cuore emotivo del film: Sean la ripete finché non supera le difese razionali di Will, aiutandolo a liberarsi del senso di colpa per gli abusi subiti. Non basta “saperlo”: occorre sentirlo davvero, ed è questo che permette la svolta.
Perché Sean si oppone a Lambeau?
Perché Lambeau vuole “utilizzare” il talento di Will indirizzandolo o manipolandolo, mentre Sean difende il diritto del ragazzo di capire da sé cosa desidera. Distingue l’orientamento dalla manipolazione e mette il benessere del paziente prima del suo genio.
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