Psicologia Sociale e del Comportamento

Uomini e Donne

Lui non trova mai niente in frigorifero, lei non sa parcheggiare. Attorno a queste scenette domestiche si è costruita un’intera letteratura che le spiega con l’evoluzione e con il cervello. Quasi nulla di quelle spiegazioni regge, ed è un peccato, perché il fenomeno reale è più interessante. La scena di partenza Il testo racconta un […]

Psicolab — Uomini e Donne
Lui non trova mai niente in frigorifero, lei non sa parcheggiare. Attorno a queste scenette domestiche si è costruita un’intera letteratura che le spiega con l’evoluzione e con il cervello. Quasi nulla di quelle spiegazioni regge, ed è un peccato, perché il fenomeno reale è più interessante.

La scena di partenza

Il testo racconta un episodio riconoscibile: la richiesta di trovare un oggetto in bagno, con indicazioni dettagliate; la ricerca infruttuosa; la conclusione irritata che l’oggetto non ci sia; il ritrovamento successivo esattamente dove era stato detto.

È un aneddoto che chiunque abbia condiviso una casa riconosce, ed è il punto di forza del testo: descrive qualcosa che accade davvero.

Il problema comincia con la spiegazione.

Le affermazioni da correggere

Il libro divulgativo citato (un’opera di grande successo commerciale, di due autori australiani) sostiene che uomini e donne differiscano nel campo visivo: le donne avrebbero una visione periferica molto più ampia, gli uomini una visione «a tunnel» adatta alle lunghe distanze.

Nessuna di queste affermazioni ha supporto scientifico.

  • L’ampiezza del campo visivo non presenta differenze rilevanti tra i sessi. È una caratteristica anatomica dell’occhio e delle vie visive, non un adattamento comportamentale.
  • La «visione a tunnel» non è una caratteristica maschile: è un fenomeno che compare in condizioni di forte attivazione o in alcune patologie, e riguarda chiunque.
  • Il richiamo ai coni è impreciso. Esiste effettivamente una condizione (molto rara e legata al cromosoma X, dunque possibile quasi solo nelle donne) che comporta un quarto tipo di recettore. Riguarda una minoranza esigua e non ha nulla a che vedere con la visione periferica né con il trovare oggetti.

Quanto ai dati assicurativi: le differenze nella distribuzione dei tipi di incidente esistono, ma si spiegano con differenze documentate nelle abitudini di guida (chilometri percorsi, tipo di percorso, velocità media, ora del giorno) e non con la visione.

La ricostruzione evolutiva

Il testo attribuisce le differenze alla divisione tra uomini cacciatori e donne dedite alla protezione dei figli nella caverna.

È una narrazione priva di riscontro. Le ricostruzioni antropologiche delle società di caccia e raccolta indicano una divisione dei compiti molto più variabile, con un contributo alimentare largamente prevalente della raccolta, e con evidenze di partecipazione femminile alla caccia in numerose popolazioni.

Va aggiunto un problema logico: queste spiegazioni vengono costruite dopo aver osservato la differenza da spiegare, e sono formulate in modo da poter giustificare qualunque esito. Se le donne fossero risultate migliori nell’orientamento, si sarebbe detto che dovevano ritrovare i luoghi della raccolta.

Una spiegazione che si adatta a qualunque risultato non spiega nulla.

Cosa spiega davvero l’episodio del frigorifero

La cosa interessante è che il fenomeno descritto esiste. Solo che ha cause diverse e più utili.

La conoscenza dello spazio

Chi trova un oggetto in casa non lo trova perché vede meglio: lo trova perché sa dove sta.

In quasi tutte le case esiste un’asimmetria nella gestione degli spazi: chi ripone gli oggetti conosce la loro collocazione, chi non li ripone la ignora. E dato che nella maggioranza delle coppie eterosessuali il lavoro domestico è distribuito in modo tuttora sbilanciato (i dati sull’uso del tempo lo confermano), quella conoscenza è distribuita di conseguenza.

Non è quindi una differenza percettiva: è un effetto della divisione del lavoro domestico, che a sua volta produce competenza.

Il carico mentale

C’è un secondo elemento, più significativo, che il testo non nomina.

Sapere dove sta ogni cosa in una casa non è un talento: è il risultato di un’attività mentale continua, tenere l’inventario, ricordare cosa manca, sapere cosa scade.

Questo lavoro è invisibile perché non produce un’azione osservabile, e viene descritto in letteratura come carico mentale. È distribuito in modo ancora più sbilanciato del lavoro domestico visibile.

L’episodio del testo lo illustra perfettamente, anche se non se ne accorge: la richiesta è accompagnata da indicazioni dettagliate perché chi la formula ha in testa la mappa. Fornire quelle indicazioni è già lavoro.

La conseguenza pratica

Attribuire il fenomeno alla biologia ha un effetto preciso: lo rende immodificabile.

Se non trovare le cose dipende da come è fatto un cervello, non c’è nulla da fare, ed è una conclusione che conviene a chi non le trova. Il testo lo dice con ironia, ma lo dice: rinunciare all’idea che l’altro trovi qualcosa in casa.

Se invece dipende dal fatto che una persona ripone gli oggetti e l’altra no, è una questione di organizzazione, e le questioni di organizzazione si affrontano.

Perché questi libri funzionano

Vale la pena chiederselo, perché il successo di questo genere è enorme e non casuale.

Offrono tre cose che le persone in coppia cercano davvero.

Il riconoscimento: descrivono scene reali, e riconoscersi è già un sollievo.

La depersonalizzazione del conflitto: se un comportamento appartiene a una categoria, non è diretto contro di me. È un effetto genuinamente utile, attribuire una difficoltà a una caratteristica generale anziché a una mancanza di riguardo riduce il risentimento.

L’assoluzione reciproca: nessuno ha sbagliato, siamo fatti così.

Il costo è che l’ultimo punto chiude ogni possibilità di cambiamento, e sposta nella natura ciò che appartiene a un’organizzazione domestica che si potrebbe rivedere.

La strada migliore conserva il secondo effetto e rinuncia al terzo: smettere di leggere un comportamento come segno di disinteresse, e cominciare a discutere di chi fa cosa.

Domande frequenti

Uomini e donne hanno campi visivi diversi?

No, non in modo rilevante. L’ampiezza del campo visivo è una caratteristica anatomica dell’occhio, e la cosiddetta visione a tunnel è un fenomeno legato all’attivazione, non al sesso.

Perché una persona trova gli oggetti in casa e l’altra no?

Perché chi ripone gli oggetti sa dove stanno. È un effetto della divisione del lavoro domestico, che produce competenza, non una differenza percettiva.

Cos’è il carico mentale?

L’attività continua di tenere l’inventario di una casa: ricordare cosa manca, cosa scade, dove sta ogni cosa. È invisibile perché non produce azioni osservabili, ed è distribuito in modo sbilanciato.

Perché i libri sulle differenze tra i sessi hanno tanto successo?

Perché fanno riconoscere scene reali e depersonalizzano il conflitto: effetto utile. Il problema è il terzo: assolvono entrambi, e così rendono immodificabile ciò che dipende dall’organizzazione.

Le spiegazioni proposte non reggono: il campo visivo non differisce tra i sessi, la visione a tunnel non è maschile, e la ricostruzione su cacciatori e caverne è costruita dopo aver osservato ciò che doveva spiegare. Il fenomeno però esiste, e ha una causa più utile: chi trova gli oggetti non vede meglio, sa dove stanno, perché li ha riposti. Dietro c’è il carico mentale, cioè l’inventario continuo di una casa, invisibile perché non produce azioni osservabili. La differenza pratica è tutta qui: se è biologia non c’è nulla da fare, se è organizzazione si può discutere di chi fa cosa.
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