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Tecniche di Teatro Sociale Brasiliano e Teatro Invisibile

Breve Estratto

Nel laboratorio con Bira Azevedo, che si terrà a Roma Sabato 28 e Domenica 29 Gennaio 2012, ore 10.00 – 18.00 presso il Teatroavista, i partecipanti entreranno in contatto con alcune tecniche che vengono utilizzate nel Teatro Sociale Brasiliano. Ci troviamo in un periodo di grandi cambiamenti e il teatro rappresenta un importante mezzo di sviluppo della società. Diversi sono i lavori e le esperienze che si possono vivere attraverso le tecniche teatrali, tra i quali una abbastanza conosciuta e che ha rivelato essere molto efficace per promuovere il cambiamento è il Teatro dell’Oppresso, creato da Augusto Boal.
Il Teatro dell’Oppresso è un insieme di tecniche che aiuta a mettere in scena le oppressioni di gruppi di persone le quali, attraverso alcune tecniche teatrali, arrivano ad una possibile soluzione. Questo laboratorio, al cui interno privilegeremo la tecnica del Teatro Invisibile, è volto a:

  • Conoscere la tecnica del Teatro Invisibile di Augusto Boal;
  • Sperimentare alcune tecniche del Teatro Sociale Brasiliano;
  • Fare uno scambio di esperienze tra il teatro in Brasile ed in Italia.

Durante la prima giornata di lavoro verrà discussa la tecnica del Teatro Sociale Brasiliano, con particolare riferimento al Teatro Invisibile e preparato il gruppo con varie attività volte a creare un clima di fiducia e di collaborazione tra i partecipanti. Durante la seconda giornata verrà costruita un’azione di Teatro-Invisibile a partire dai temi portati e proposti dai partecipanti. Il gruppo verrà preparato a realizzare l’azione in spazi pubblici, organizzando i vari ruoli necessari allo svolgimenti di un’azione di teatro invisibile: attivatori, pompieri, coordinatore, osservatori, riscaldatori, ecc.
La pratica del teatro invisibile è molto vicina alla pratica teatrale intesa come rappresentazione scenica interpretata da professionisti per cui necessita di una buona formazione attoriale. Il teatro invisibile deve avere un testo di base scritto che sarà inevitabilmente modificato per adattarsi agli interventi degli spettatori.
Tra i temi da rappresentare bisogna scegliere un argomento che interessi realmente e profondamente i futuri spettatori. A partire da queste premesse si costruisce una piccola rappresentazione con un copione ben strutturato. Gli attori devono interpretare il loro personaggio come se stessero recitando in un teatro tradizionale. Quando lo spettacolo sarà pronto sarà svolto in un “luogo” che non è un teatro e per degli spettatori che non sono “spettatori” ma per della gente comune che si trova in quel luogo per caso.
Le azioni teatrali vengono preparate con cura, non vengono svelate e si svolgono in luoghi pubblici come eventi strani che accadono e suscitano l’attenzione dei presenti ignari. Successivamente gli attori convogliano la discussione delle persone sui fatti che a loro interessa esplorare, immettendo informazioni e opinioni, agendo con i diversi personaggi che ci si è dati e improvvisando col pubblico. Lo scopo del teatro invisibile è far esprimere spontaneamente il pubblico ignaro per verificare le opinioni che emergono in maniera spontanea e per indicare alternative possibili.
All’interno di questo laboratorio, poiché non disporremo del tempo necessario per realizzare l’intero percorso, ci concentreremo sulle fasi principali di realizzazione della tecnica del Teatro Invisibile e faremo esperienza di giochi- esercizio e altre tecniche utilizzate nei lavori di teatro sociale brasiliano.
Tutto il lavoro sarà basato sul lavoro corporale, punto di partenza nella formazione degli attori e di tutto il lavoro nelle comunità popolari brasiliane. È attraverso il corpo, infatti, che riveliamo le nostre paure, i conflitti e anche realizziamo il loro superamento.
Il Teatro Invisibile è un vecchio strumento che esiste da tempo immemore nella sua forma più semplice e che era usato durante la Repubblica di Weimer nella Germania pre-nazista, da gruppi di cosiddetti agit-prop. Augusto Boal lo usò e sistematizzò in Argentina nel 1971 dove, da rifugiato politico, era costretto a fare teatro segretamente. Le azioni che Boal e compagni realizzarono in quel periodo riguardavano oppressioni molto sentite dalla popolazione. Anche i luoghi scelti per le performance avevano una forte caratterizzazione sociale. La prima preoccupazione di Boal è quindi trasformare lo spettatore in soggetto che partecipa all’azione drammatica, e per l’attuazione di questo si deve passare da un’ottica che predilige il fare teatro a quella che ci consente di essere teatro. Un’altra ipotesi di base della poetica dell’Oppresso che guida tutte le altre pratiche è che il corpo pensa, cioè una concezione dell’essere umano come globalità, nella sua essenza di mente/corpo/emozione, dove l’apprendimento/cambiamento vede coinvolti tutti e tre gli aspetti, in stretta relazione.
Per informazioni e iscrizioni: www.formazionevainscena.it

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