Il quadro
Alcuni elementi sono documentati e ricorrenti nelle rilevazioni disponibili.
La quota di spesa sanitaria destinata alla salute mentale è inferiore all’obiettivo indicato dalla programmazione nazionale, e la distanza è ampia in diverse regioni.
La variabilità fra territori è consistente: l’accesso e la dotazione dei servizi dipendono in misura rilevante da dove si vive.
Il personale è insufficiente rispetto agli standard di riferimento, e la carenza si accompagna a un carico che alimenta l’abbandono della professione.
E la domanda è cresciuta, in particolare fra gli adolescenti e i giovani adulti, senza un corrispondente adeguamento dell’offerta.
Cosa produce, in concreto
Le conseguenze non sono astratte.
Il ritardo nell’accesso, che è la variabile con più effetto sugli esiti: la durata di malattia prima del trattamento è fra i predittori più consistenti di prognosi peggiore.
Lo spostamento verso il privato, che rende l’accesso dipendente dal reddito e amplia le disuguaglianze.
Il ricorso alle soluzioni d’emergenza quando manca la presa in carico continuativa: accessi al pronto soccorso, ricoveri, e in alcuni casi misure restrittive che percorsi territoriali adeguati eviterebbero.
Il carico sulle famiglie, che di fatto assumono funzioni assistenziali e di coordinamento senza strumenti né sostegno.
E la frammentazione fra servizi sanitari, sociali, scolastici e delle dipendenze, che moltiplica i passaggi e disperde le persone fra un accesso e l’altro.
Cosa indicano le esperienze con evidenze
Le direzioni con supporto empirico sono note, e non sono tutte costose.
I servizi per l’esordio precoce, che mostrano esiti migliori rispetto ai percorsi ordinari e sono fra gli interventi con il miglior rapporto fra costo ed effetto.
I percorsi differenziati per intensità: interventi brevi e a bassa soglia per i quadri lievi, risorse specialistiche concentrate su quelli gravi.
L’integrazione della psicologia nelle cure primarie, che intercetta le persone dove già si rivolgono e riduce il ritardo.
Gli interventi familiari, con evidenze consistenti sulla riduzione delle ricadute e fra i meno applicati.
E gli approcci di auto-aiuto guidato con supporto minimo di un professionista, che per ansia e depressione lievi e moderate hanno evidenze e liberano risorse specialistiche.
Cosa si può fare intanto
- Rivolgersi ai centri di salute mentale territoriali, che sono gratuiti e sono la porta d’accesso, anche solo per informarsi.
- Non attendere che la situazione peggiori: il ritardo è ciò su cui si può incidere di più a livello individuale.
- Chiedere che venga individuata una figura di riferimento che coordini il percorso, perché la continuità è associata a esiti migliori.
- Per i familiari, cercare i percorsi di sostegno dedicati, che esistono e sono poco conosciuti.
- E, sul piano pubblico, ricordare che lo stigma non è solo un problema culturale: incide sulle priorità di allocazione delle risorse, e quindi sull’esistenza stessa dei servizi.
Domande frequenti
Qual e il problema principale dei servizi di salute mentale?
Una dotazione di risorse e personale inferiore agli standard di riferimento, con forte variabilita fra territori, a fronte di una domanda cresciuta.
Quali conseguenze produce?
Ritardo nell’accesso, spostamento verso il privato, ricorso alle soluzioni d’emergenza, carico sulle famiglie e frammentazione fra servizi.
Quali interventi hanno evidenze?
Servizi per l’esordio precoce, percorsi differenziati per intensita, psicologia nelle cure primarie, interventi familiari e auto-aiuto guidato.
Cosa puo fare chi ha bisogno adesso?
Rivolgersi ai centri di salute mentale territoriali senza attendere, e chiedere una figura di riferimento che coordini il percorso.
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