Un uomo che raccoglie frammenti
Il film inizia alla stazione dei treni di Londra, negli anni Ottanta. Da un treno scende un uomo dall’aria strana: appoggia la valigia a terra e, parlottando tra sé, recupera un biglietto nascosto tra i vestiti. Cammina per la città raccogliendo oggetti da terra con la stessa meraviglia con cui Darwin doveva aver raccolto le prime conchiglie alle Galapagos. Lungo il tragitto passa davanti a un edificio dalle finestre murate, forse a simboleggiare quanto siano “murati vivi” i ricordi nascosti in noi.
Dennis Cleg, soprannominato Spider, giunge così dalla signora Wilkinson, responsabile del convitto che accoglie persone con disagio psichico giudicate idonee al reinserimento sociale. Si muove come un fantasma in cerca del corpo che possedeva poco prima. Nella sua stanza sistema con cura tutte le sue cose, compreso un piccolo quaderno che cerca di nascondere. Nel refettorio, alla domanda della signora Wilkinson sul perché indossi quattro camicie, a rispondere è un altro ospite: “gli abiti fanno l’uomo, e meno c’è l’uomo, più cresce il bisogno dell’abito”.
Il puzzle e la ricerca del ricordo
Vediamo poi Spider alle prese con un puzzle: dalle finestre murate al puzzle il passaggio non è da poco. Per lui il puzzle è più di un passatempo: è un metodo per cercare la visione d’insieme della sua storia, composta da mille pezzi scissi da incastrare l’uno con l’altro, dentro e fuori di sé. Spider sta visitando la casa che era dei suoi genitori. Sposta la tenda della finestra e vede se stesso insieme alla madre; ricorda il padre che a cena proiettava le sue rabbie sul bambino a ogni minima mancanza, mentre la madre lo difendeva.
Spider osserva il ricordo della madre che si mette il rossetto, ricordando i dialoghi a memoria. Ci si potrebbe chiedere perché una persona con una memoria così potente debba ricostruire una storia che, in teoria, dovrebbe essere sempre disponibile. Ma è chiaro, anche a chi non ha mai affrontato una psicoanalisi, che alcuni ricordi si perdono nell’oblio anche con la memoria più prodigiosa. Si hanno le prime avvisaglie di un probabile complesso edipico non risolto: quando i genitori escono per andare al pub, Spider prova rabbia nel vedere dalla finestra il padre che manifesta la propria fisicità aggressiva verso la madre.
L’incestuale e la scissione
Seguendo i genitori al pub, Spider vede il padre, Bill, che pur in compagnia della moglie posa l’occhio su una prostituta, Yvonne. Il destino vuole che Bill, idraulico, debba effettuare un intervento a casa di Yvonne, e ne nasce un incontro sessuale privo di qualsiasi romanticismo, appena biologico. In un’altra tessera del puzzle, la madre invita il piccolo di sopra e fa in modo di mostrarsi in vestaglia seminuda: è ciò che Paul-Claude Racamier chiama “l’incestuale”, quel clima sessualizzato che, secondo l’autore francese, sta all’origine di una parte rilevante delle psicosi, insieme all’incesto vero e proprio. La donna spiega al bambino di aver comprato quella vestaglia per riconquistare il padre; il bambino ne resta sconvolto e fugge.
Nel parallelo tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, lo Spider adulto, rievocando l’episodio, è colto da un raptus: impattare con questa “bolla di sofferenza” lo sconvolge al punto di distruggere il puzzle che sta completando, e fugge in strada disperato, quasi tentato di togliersi la vita. Un compagno di convitto lo aiuta a ritrovare la calma, ma Spider sente di dover continuare la sua ricerca. Ricorda qualcosa a proposito del gas, e per indurre il ricordo annusa la stufa: la memoria, come noto, è spesso rievocata da odori e sensazioni. Sembra posseduto da quell’odore, fino a sentirsene appestare i vestiti; se li toglie e si cinge i fianchi di giornali legati con lo spago, come per controllare qualcosa che rifugge la sua volontà. E prende appunti su un quadernetto: non appunti veri, ma una sorta di codice segreto, quasi un elettroencefalogramma emotivo, nascosto in luoghi sempre più inaccessibili.
La memoria dell’omicidio
Un’altra tessera incandescente si impone: il ricordo del padre che se ne va sbattendo la porta e della madre che esce piangente a cercarlo. “Questa fu l’ultima volta che la vidi viva”, dice Spider a fatica. La madre lo cerca in un locale, non lo trova, e si dirige verso la baracca vicino all’orto, dove sorprende il marito con Yvonne. Bill, adirato, la colpisce a morte con una pala e, senza alcun coinvolgimento emotivo, la seppellisce. Yvonne sorride: entrambi sembrano personalità antisociali. Da quel momento Yvonne si installa in casa al posto della madre: “abbiamo ucciso tua madre, ma tu adesso prova a immaginare me come madre”. Il piccolo Spider, ammutolito, quando torna il padre trova la forza di gridare ai due che sono assassini, e fugge. Il padre cerca di convincerlo che Yvonne è davvero sua madre e che nessuno l’ha uccisa; il bambino nega di crederci, ma si capisce che lo fa solo perché non ha altra scelta.
Lo Spider adulto comincia ad avere allucinazioni, avendo smesso di prendere le medicine: la signora del convitto assume ora le sembianze della madre, ora quelle di Yvonne. L’uomo cerca di gestire il caos trasformando la sua camera nella “tela del ragno”, usando corde e spaghi come una rete neurale su cui appendere i ricordi. Nel ricordo, temendo di fare la stessa fine della madre o forse per vendicarsi, Spider architetta una trappola: aprire il tubo del gas dalla sua camera per uccidere la “madre cattiva”, il padre e forse se stesso. Ecco svelato il mistero dell’odore di gas.
La verità dietro gli occhiali di Spider
Nel convitto le cose precipitano: Spider ruba le chiavi, rovista tra le cose della signora Wilkinson e trova gli indizi che cercava, convincendosi che la donna sia in realtà l’odiata Yvonne. Decide di ucciderla di nuovo, entrando nella sua camera con un martello e un cacciavite. Negli anni Sessanta, infatti, la trappola aveva funzionato: Spider aveva aperto il gas, e il padre, allarmato, era riuscito a mettere in salvo solo se stesso e il figlio, non la donna. “Sei stato tu, tu hai ucciso tua madre”, risuona nella sua mente, mentre negli anni Ottanta la signora del convitto gli chiede sgomenta “che cosa hai fatto?”. Ma questa volta Spider ha un attimo di lucidità, forse frutto del suo lavoro di auto-analisi, e non porta a termine il secondo omicidio. Sia lo Spider adulto sia lo Spider bambino vengono infine condotti al manicomio.
Non è stato facile leggere questo film: il regista gioca con il nostro equilibrio mentale facendo interpretare alla stessa attrice sia la madre “buona” sia la prostituta Yvonne, la madre “cattiva”. Ma è andata davvero come ricorda Spider, o Yvonne non è altro che l’alter ego della madre buona? L’interpretazione più immediata punta sulla storia di un padre antisociale che ha davvero ucciso la moglie per sostituirla con Yvonne. Lo spettatore attento, però, avrà notato un bivio: tutto sembra iniziare quando, nel ricordo, la madre “incestuale” si mostra al bambino in sottoveste. La domanda centrale diventa allora: è stato davvero il padre a uccidere la madre buona per sostituirla con Yvonne, oppure, nella mente di Spider, si è limitato a trasformarla in una prostituta non più riconoscibile? La pala sulla testa, probabilmente, l’ha presa la madre nel momento in cui la mente di Spider l’ha vista come “una sporca sgualdrina”. La lettura più probabile è quella che guarda il mondo attraverso gli occhiali di Spider, capaci di deformare la realtà fino a trasformare, e “uccidere con il gas”, una donna dopo averle attribuito il significato di “tutta cattiva”: è la tendenza di certi nevrotici a proiettare fuori di sé il cattivo scisso, per potersi percepire dentro “tutti buoni”.
Domande frequenti
Di cosa parla il film “Spider” di Cronenberg?
Racconta il ritorno di Dennis “Spider” Cleg, un uomo affetto da psicosi, nei luoghi della sua infanzia, mentre tenta di ricostruire come i pezzi di un puzzle un ricordo traumatico legato alla madre. È un viaggio nella mente ferita, tra memoria, allucinazione e realtà deformata.
Cos’è “l’incestuale” citato nell’analisi?
È un concetto di Paul-Claude Racamier: un clima sessualizzato all’interno della famiglia, senza incesto conclamato, che secondo l’autore può stare all’origine di molte psicosi. Nel film, il gesto della madre che si mostra seminuda al bambino ne è l’esempio scatenante.
Perché la stessa attrice interpreta la madre e Yvonne?
È una scelta registica che suggerisce come madre “buona” e madre “cattiva” (la prostituta Yvonne) possano essere due volti della stessa figura, scissa nella mente di Spider. Rende visibile il meccanismo psicologico della scissione tra bene e male.
La madre è stata davvero uccisa dal padre?
Il film resta volutamente ambiguo. La lettura psicologica più probabile è che sia stato Spider stesso, aprendo il gas, dopo che la sua mente aveva trasformato la madre in una figura “tutta cattiva”. La realtà è filtrata dai suoi “occhiali” deformanti.
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