Non si butta via il cibo perché c’è gente che muore di fame!
Questo è il più classico dei “sensi di colpa”, è una leva a fare le cose che mediamente ci è stata utilizzata contro migliaia di volte nel corso della nostra educazione.
“Se non fai questa cosa qui allora significa questa cosa qua e sei questo tipo di persona qua”.
Questa è la “struttura” logica del senso di colpa.
Che nasce con una buona intenzione: insegnarci cosa è buono e cosa no.
“non fare questo che fa stare male la mamma”
Anche questa mi sembra che si sia già sentita in giro…
La cosa buona del “senso di colpa” quindi è quella leva dolore che porta al rispetto delle regole: tutti vogliono l’amore della mamma, tutti vogliono essere riconosciuti come bravi, tutti vogliono fare le “cose giuste” e quindi nel momento nel quale lego un certo comportamento ad un certo significato creo un percorso virtuoso verso quel comportamento.
Ma spesso così facendo finisco con creare un problema più grande: “se non faccio questo la mamma non mi vuole bene” “se non faccio quest’altro non sono una brava persona”.
Passa il messaggio che se sbagliamo, se commettiamo un errore allora siamo fregati, l’errore diventa la nostra condanna, non ci meritiamo di essere brave persone, di essere bravi figli, bravi genitori, non ci meritiamo l’affetto e l’amore delle persone intorno a noi.
Questo chiaramente non significa poter andare in giro allegramente a fare stupidaggini di ogni tipo: va da se che un atteggiamento responsabile prevede che si calcoli il risultato delle proprie azioni.
Il punto è: cosa faccio nel momento nel quale “ho sbagliato”?
Perché se penso che “non sono un bravo figlio” o “non sono una brava madre” o “non sono una brava persona” visto che ho sbagliato credo che otterrò risultati diversi che se invece penso che “sono una brava persona e posso fare le cose meglio di come le ho fatte questa volta”.
I risultati che otteniamo sono spesso figli dello stato d’animo in cui siamo mentre facciamo le cose: se mi sento male difficilmente farò scelte e azioni di grande qualità, mentre se mi sento bene è più probabile che le mie azioni siano guidate da maggior creatività, volontà, intelligenza, flessibilità… e che i risultati siano decisamente migliori.
Qual è il rischio nel “rifiutare” i sensi di colpa?
Che si seguano meno le regole? Può darsi.
Qual è il rischio di fare proprio il senso di colpa?
Che ci si ponga in uno stato di inadeguatezza, di colpevolezza che fa sentire male le persone e non le aiuta di sicuro a trovare il meglio di se stesse…
Ma qual è l’obiettivo?
Il rispetto della regola (o presunta regola) a tutti i costi o piuttosto la crescita e il miglioramento delle persone?
Spesso mi capita di osservare persone convinte di avere sbagliato, e a causa di questo convinte di dover “scontare una pena” conseguente alla loro “colpa”.
Queste persone si infliggono punizioni terribili già per il semplice fatto di continuare a ripetersi “ho sbagliato, ho sbagliato, ho sbagliato” e continuare a sentirsi male per questo.
Questo non le aiuterà a sentirsi persone migliori e in grado di fare cose buone, e se l’obiettivo è fare cose buone (per rimediare all’errore se possibile) non si stanno avvicinando minimamente.
La nostra mente ci fa trovare le cose che cerchiamo… se continuiamo a pensare al nostro errore, alla nostra colpa, rivivremo questo e non solo ci sentiremo male, ma spesso non troveremo risposte utili a migliorare la situazione.
Se invece sappiamo prendere l’errore per quello che è, ovvero “un’esperienza che non è andata come pensavamo” allora sapremo apprendere dall’esperienza stessa, farne tesoro e poter migliorare.
Anche perché dopo un qualsiasi errore quello che conta per il mondo è “quello che faccio”, e non “come mi sento”, e se devo agire risulta molto più facile farlo senza tanti fardelli.
Sostituiamo il senso di colpa con un senso di libertà: posso sempre chiedermi: “voglio stare qui a pensare a quello che ho fatto di sbagliato o è meglio che usi il mio tempo sulla terra per vedere cosa posso fare di buono (e poi farlo!)?”
Ho imparato che se butto via quello che ho nel piatto, i bambini in africa non staranno peggio, mentre se mi rimpinzo oltre misura pur di non buttare via http:\\/\\/psicolab.neta io starò peggio dopo, e sarò meno lucido, meno in salute, meno in grado di fare tante cose, tra cui agire per aiutare i bambini a non morire di fame!
Questo non vuole dire che la prossima volta mi riempirò di nuovo il piatto senza pensare che poi devo mangiare quello che ci metto, vuole solo dire che oggi, adesso, scelgo di agire per quello che è il meglio per me e per gli altri, senza concentrarmi sul “punirmi”.
Possiamo sempre decidere se vivere il senso di colpa o trasformarlo nel senso di libertà: libertà di imparare da quello che è successo, e libertà di fare il meglio che possiamo con le risorse che in quel momento abbiamo.