La struttura logica del senso di colpa
Il senso di colpa ha una struttura precisa: “se non fai questa cosa, allora significa quest’altra, e quindi sei quel tipo di persona”. Un comportamento viene legato a un significato sull’identità: “non fare questo, che fa stare male la mamma”, “se non fai così non sei una brava persona”.
Nasce, va detto, con una buona intenzione: insegnarci cosa è bene e cosa no. La sua parte “utile” è quella leva emotiva che porta al rispetto delle regole. Tutti vogliamo essere amati, riconosciuti come “bravi”, fare le cose giuste: legando un comportamento a un significato positivo, si crea un percorso virtuoso verso quel comportamento.
Quando la leva si rompe
Il problema è che, così facendo, si rischia di creare un danno più grande. Passa il messaggio che se sbagliamo, se commettiamo un errore, allora “siamo fregati”: l’errore diventa una condanna. Non meritiamo di essere bravi figli, bravi genitori, brave persone; non meritiamo l’affetto di chi ci circonda.
Attenzione: questo non significa che si possa andare in giro a fare qualsiasi cosa senza conseguenze. Un atteggiamento responsabile prevede sempre di calcolare il risultato delle proprie azioni. Il punto è un altro: cosa faccio dopo aver sbagliato?
Lo stato d’animo cambia i risultati
C’è una differenza enorme tra pensare “non sono una brava persona, visto che ho sbagliato” e pensare “sono una brava persona, e posso fare le cose meglio della volta scorsa”. I risultati che otteniamo, infatti, sono spesso figli dello stato d’animo in cui ci troviamo mentre agiamo.
Se mi sento male, difficilmente compirò scelte di grande qualità. Se mi sento bene, è più probabile che le mie azioni siano guidate da creatività, volontà, intelligenza e flessibilità, e che i risultati siano migliori. Continuare a ripetersi “ho sbagliato, ho sbagliato” e sentirsi in colpa non aiuta a diventare persone capaci di fare cose buone: se l’obiettivo è rimediare all’errore, quello stato d’animo ci allontana dalla soluzione.
La mente trova ciò che cerca
C’è un meccanismo psicologico importante: la nostra mente tende a trovare ciò che cerca. Se continuiamo a concentrarci sull’errore e sulla colpa, li riviviamo, e non solo ci sentiamo male, ma spesso non troviamo nemmeno risposte utili a migliorare la situazione.
Se invece prendiamo l’errore per quello che è: un’esperienza che non è andata come pensavamo: allora possiamo apprendere da essa, farne tesoro e crescere. Del resto, dopo un errore, ciò che conta per il mondo è “quello che faccio”, non “come mi sento”. E se devo agire, è molto più facile farlo senza il fardello della colpa.
Dal senso di colpa al senso di libertà
La proposta è semplice: sostituire il senso di colpa con un senso di libertà. Possiamo sempre chiederci: “Voglio restare qui a rimuginare su ciò che ho fatto di sbagliato, o è meglio usare il mio tempo per vedere cosa posso fare di buono, e poi farlo?”.
Torniamo all’esempio del cibo. Se butto via quello che ho nel piatto, i bambini che soffrono la fame non staranno peggio; ma se mi rimpinzo oltre misura pur di non buttare via nulla, io starò peggio, sarò meno lucido, meno in salute, meno in grado di fare tante cose: comprese quelle davvero utili, come agire concretamente per aiutare chi ha fame. Questo non significa riempirsi il piatto senza pensare: significa scegliere, qui e ora, ciò che è meglio per sé e per gli altri, senza concentrarsi sul “punirsi”.
Qual è, in fondo, l’obiettivo? Il rispetto della regola a tutti i costi, o la crescita e il miglioramento delle persone? Rifiutare i sensi di colpa comporta forse il rischio di seguire meno certe regole. Ma farli propri comporta un rischio peggiore: porsi in uno stato di inadeguatezza che fa stare male e non aiuta a tirare fuori il meglio di sé.
Possiamo sempre decidere: vivere il senso di colpa, oppure trasformarlo in senso di libertà. La libertà di imparare da ciò che è successo, e la libertà di fare il meglio possibile con le risorse che in quel momento abbiamo.
Domande frequenti
Il senso di colpa è sempre negativo?
No, nasce con una buona intenzione: insegnarci cosa è bene e cosa no, e favorire il rispetto delle regole. Diventa dannoso quando lega l’errore all’identità (“ho sbagliato, quindi non valgo”), trasformandosi in una condanna che fa stare male senza aiutare a migliorare.
Cosa significa trasformarlo in “senso di libertà”?
Significa smettere di punirsi per l’errore e scegliere di agire per il meglio, qui e ora. È la libertà di imparare dall’esperienza e di fare il possibile con le risorse del momento, concentrandosi su “cosa posso fare di buono” invece che su “quanto sono in colpa”.
Perché lo stato d’animo influisce sui risultati?
Perché quando ci sentiamo male, difficilmente compiamo scelte di qualità, mentre sentendoci bene agiamo con più creatività, intelligenza e flessibilità. Inoltre la mente tende a trovare ciò che cerca: concentrarsi sulla colpa la fa rivivere e ostacola la ricerca di soluzioni utili.
Rifiutare il senso di colpa significa deresponsabilizzarsi?
No. Un atteggiamento responsabile prevede sempre di calcolare le conseguenze delle proprie azioni. Il punto non è ignorare gli errori, ma decidere cosa fare dopo averli commessi: apprendere e rimediare, invece di restare bloccati nell’autopunizione.
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