Dal boom all’abuso
Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un vero boom dei sondaggi, sia in campo politico sia nelle ricerche di mercato. A lungo questo strumento è stato guardato con scetticismo, tanto dal mondo politico quanto dalle aziende. Oggi la prospettiva è del tutto cambiata: da semplice ausilio per le strategie di marketing o per la pianificazione delle campagne elettorali, il sondaggio è diventato uno strumento da cui molti ritengono di non poter prescindere.
Il rischio, però, è l’abuso: vi si ricorre anche quando non è realmente necessario, come se dai risultati ci si aspettasse una profezia. Il sondaggio, osservava lo studioso Paolo Natale, tende a essere consultato come una sorta di oracolo. Ma è, semmai, un oracolo ambiguo.
Perché non è un oracolo: un esempio
Immaginiamo un partito indeciso tra due candidati sindaci, che decide di risolvere il dubbio con un sondaggio tra gli elettori. Il risultato: il primo candidato è il più conosciuto dei due. Aiuta a decidere? Non necessariamente. I sostenitori del primo continueranno a puntare su di lui proprio perché è noto; quelli del secondo continueranno a difenderlo per il fascino della novità e della freschezza. Il partito, alla fine, si ritrova nella stessa incertezza iniziale.
L’esempio mostra un principio importante: non sempre un sondaggio è utile a pianificare una strategia o a prendere una posizione. Lo stesso sondaggio, però, avrebbe potuto rivelarsi prezioso con obiettivi diversi, per esempio capire perché un candidato è più conosciuto, o quali temi muovono l’elettorato. Ecco perché la domanda giusta non è “facciamo un sondaggio?”, ma “cosa vogliamo davvero sapere?“.
Due tipi di sondaggio: conoscitivo e previsivo
In base all’obiettivo, si possono individuare due grandi tipologie.
Il sondaggio conoscitivo
A questa categoria appartiene la maggior parte dei sondaggi: i classici sondaggi d’opinione e le ricerche sociali, che intendono rilevare livelli di conoscenza, preferenze, gradi di soddisfazione, orientamenti attuali. Rispondono alla domanda: “com’è la situazione oggi?”.
Il sondaggio previsivo
Qui rientrano i sondaggi che tentano di prefigurare una situazione futura: il numero potenziale di acquirenti di un prodotto, la percentuale di voto per un nuovo partito, i comportamenti elettorali futuri. Rispondono alla domanda: “cosa accadrà?”.
Le due categorie non si escludono. Un sondaggio preelettorale, per esempio, è conoscitivo se vuole rilevare gli orientamenti di voto attuali, ma diventa previsivo se punta a prevedere i comportamenti futuri. Chiarire in anticipo a quale tipo appartiene è essenziale per interpretarne correttamente i risultati.
Gli ambiti di applicazione
I campi in cui si può ricorrere a un sondaggio sono potenzialmente infiniti: in qualsiasi ambito di studio, lo strumento serve a mettere a fuoco la realtà che si sta indagando. Una possibile catalogazione (proposta sempre da Natale) individua undici ambiti principali. I primi sette sono riconducibili all’area conoscitiva, gli altri anche a quella previsiva:
- indagini di opinione su temi di attualità, atteggiamenti e comportamenti sociali;
- indagini sulla conoscenza e l’immagine di prodotti, personaggi ed eventi;
- indagini sui media: rilevazioni dell’audience televisiva, radiofonica, dei lettori;
- indagini sulla soddisfazione per prodotti e servizi, nel settore pubblico e privato;
- indagini sulle performance interne ad aziende ed enti pubblici (clima aziendale);
- indagini sociali: bisogni, stili di vita, qualità della vita;
- indagini su andamento demografico, occupazionale e indicatori sociali;
- indagini pubblicitarie: pre-test o post-test sulla comunicazione;
- indagini di mercato e marketing: posizionamento strategico dei prodotti;
- indagini sui comportamenti economici, di acquisto e di consumo;
- indagini politico-elettorali.
Quando conviene davvero
La lezione di fondo è chiara: il sondaggio non va né demonizzato né trattato come un oracolo. È uno strumento potente quando la domanda è ben posta e l’obiettivo chiaro. Prima di commissionarne uno, conviene chiedersi: cosa voglio sapere? Un sondaggio conoscitivo o previsivo? Le risposte che otterrò mi aiuteranno davvero a decidere, o rischiano di lasciarmi nell’incertezza di partenza?
Usato con consapevolezza, il sondaggio mette a fuoco la realtà, riduce il margine di improvvisazione e fornisce basi solide per scelte strategiche. Usato come una scorciatoia per delegare decisioni che spettano a chi le deve prendere, rischia invece di rivelarsi un oracolo ambiguo: capace di dire molto, ma di risolvere poco.
Domande frequenti
Un sondaggio è sempre utile?
No. Vi si ricorre spesso anche quando non è necessario, aspettandosi una “profezia” che non può dare. Se l’obiettivo non è chiaro, i risultati possono lasciare nella stessa incertezza di partenza. Il sondaggio è utile quando la domanda è ben posta e si sa esattamente cosa si vuole sapere.
Qual è la differenza tra sondaggio conoscitivo e previsivo?
Il sondaggio conoscitivo rileva la situazione attuale: preferenze, opinioni, gradi di soddisfazione, orientamenti. Il sondaggio previsivo tenta invece di prefigurare il futuro, come i potenziali acquirenti di un prodotto o i comportamenti di voto. Uno stesso sondaggio può avere entrambe le finalità a seconda dell’obiettivo.
In quali ambiti si usano i sondaggi?
In moltissimi: opinione pubblica, immagine di prodotti ed eventi, audience dei media, soddisfazione di clienti e cittadini, clima aziendale, stili di vita, comunicazione pubblicitaria, marketing, comportamenti di consumo e indagini politico-elettorali. In ogni ambito servono a mettere a fuoco la realtà indagata.
Come capire se conviene fare un sondaggio?
Chiedendosi prima di tutto cosa si vuole davvero sapere e se si tratta di un obiettivo conoscitivo o previsivo. Se le risposte attese aiutano concretamente a decidere, il sondaggio è utile; se rischiano di riprodurre l’incertezza iniziale, forse serve riformulare gli obiettivi o scegliere un altro strumento.
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