Informazioni sull'autore

Disponibile Solo versione Premium

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Disponibile Solo versione Premium

La Psicomotricità Relazionale nell'Età dello Sviluppo

Breve Estratto

La psicomotricità relazionale si sviluppa in un contesto educativo, importante per l’armonizzazione dell’identità del fanciullo il quale si trova in una fase di sviluppo molto importante.
Questa pratica si sviluppa attraverso un percorso di crescita e di sviluppo di sé che attiva tutti i processi affettivi, cognitivi e di relazione usando il corpo e le sue funzioni tonico-emozionali.
La comunicazione non verbale avviene attraverso il corpo ed è la prima forma di comunicazione.
La psicomotricità relazionale considera l’individuo nella sua globalità psicocorporea e all’interno del suo sistema di relazioni usando il corpo come strumento di espressione ed organizzazione dell’identità del singolo.
La relazione corporea che stabilisce il primo contatto fra educatore e bambino parte dal corpo come ricettacolo di sensazioni ed è uno strumento di espressione e congiunzione tra bisogni e desideri e fra la realtà e la fantasia, relazione che facilita il passaggio dal corpo materno a quello dell’educatore che viene vissuto come oggetto esterno, piacere/dispiacere, contatto/distacco, sperimentando questa ambivalenza di sensazione si rinforza la separazione dal corpo materno ed il bambino può riporre dentro la sua immagine affettivizzata della madre e cominciare il proprio cammino come essere corporeamente ed affettivamente autonomo.
Nella psicomotricità relazionale si va a lavorare sulle relazioni e sulle emozioni che esse generano.
Le esperienze sono di gioco sensoriale e motorio che permettono al bambino di mettersi in rapporto con lo spazio e gli oggetti e costituiscono la prima modalità di esistere nella realtà.
Nelle esperienze educative che i bambini fanno all’interno di questi tre spazi di relazione comincia quel processo intrapsichico, delicato e particolare che permette la separazione ed il superamento del legame di attaccamento predisponendo all’individuazione e al riconoscimento di sé.
Nel momento in cui mamma e bambino “devono” arrivare a tagliare il cordone ombelicale emotivo c’è un flusso di emozioni contrastanti, che possono generare anche in sensi di colpa difficili da gestire. La psicomotricità relazionale aiuta genitori e bambini in questo difficile passaggio.
Un ruolo molto importante della psicomotricità è superare i propri limiti. Per questo spesso i genitori si fanno prendere da tensioni e paure. Ecco perché l’operatore deve essere adeguatamente formato per sostenere anche tutto il carico emotivo dei genitori.
La forte relazione tra il concetto di sé e l’attività fisica fornisce diversi spunti di riflessione per lo studio degli aspetti psicologici collegati alla pratica psicomotoria.
Guardando una seduta di psicomotricità sembra che i bambini stiano semplicemente facendo del gioco libero, ma non è così. Si stanno giocando, ma soprattutto stanno mettendo in atto la loro creatività motoria, la quale è simile all’intelligenza che permette di produrre dei movimenti nuovi e pertinenti per la risoluzione di un compito motorio.
Presupposto basilare per una vasta gamma delle attività motorie e sportive.
Grazie alla psicomotricità relazionale il bambino riesce a sviluppare una certa adattabilità alle situazioni in maniera autonoma, sempre sotto il controllo vigile e attento dell’adulto.
Grazie alla psicomotricità il bambino sviluppa la capacità di percepire sé stessi attraverso il movimento, attraverso un dialogo corporeo dove usa il movimento, la mediazione con gli oggetti, musica e ritmo, oltre alla relazione con gli altri e con l’insegnante-guida, come strumenti di conoscenza a livello corporeo, emotivo e cognitivo-simbolico.
La meta finale della psicomotricità è la ricomposizione del senso di unità corpo-psiche ed una maggiore libertà ed armonia nella manifestazione dei propri vissuti. Questo approccio al movimento favorisce l’integrazione corpo/mente in quanto aumenta la coscienza e la potenzialità espressiva del linguaggio del corpo, provocando una relazione profonda e naturale che libera dalle barriere soggettive, culturali e sociali tipiche della comunicazione verbale.
Grazie all’esperienza della psicomotricità migliora così la comunicazione con sé stessi, con gli altri e con l’ambiente, aumentando l’armonia tra lo spazio esterno e la sua rappresentazione interiore, affina la capacità di osservazione e di empatia.
Il gioco per il bambino è la cosa fondamentale che permette lo sviluppo dei tre saperi:
Sapere, Saper fare, Saper essere, di valenza psicologica determinante per lo sviluppo equilibrato della personalità, mentre invece dagli adulti viene visto come qualcosa di banale, distaccato dal lavoro e quant’altro.
Mediante il gioco il bambino impara moltissime cose che gli permettono di diventare grande, l’attenzione all’aspetto psicologico non va mai scordata, perché ogni nostro “ no”, ogni commento negativo e banalizzante verso quello che sta facendo significa condannare il bambino ad una vita infelice.
L’attività ludica, in fase evolutiva dell’uomo e di alcuni animali, è la forma più naturale e spontanea di socializzazione, mediante il gioco si possono capire sia le forme di apprendimento che il livello di crescita e maturazione del bambino, in quanto attraverso il gioco potrà evidenziare anche la sua necessità di comunicare ed esprimersi sia con gli adulti che con gli altri compagni.
La psicomotricità , oltre ad essere ambito di sviluppo della creatività, migliora il processo di apprendimento, sinonimo di apprendimento, in quanto comporta l’attivazione dei piani motorio, emotivo, intellettuale, relazionale e sociale. Il gioco può avvicinare culture diverse, creando spazi di relazione che permettono la comprensione ed il superamento di differenze culturali.
La relazione educativa a volte è problematica, complessa, mediante il gioco si possono trovare delle chiavi di lettura che permetteranno inevitabilmente di far si che il rapporto tende a migliorare. Nel rapporto educativo ognuno porta con sé il proprio bagaglio di esperienze, la propria cultura, bisogna fare quindi molta attenzione alla modalità di trasmissione dei contenuti.
Il primo gioco del bambino è l’attività con il corpo della mamma e del suo: classico è portarsi i piedi alla bocca, giocare con il seno della mamma in fase di allattamento.
Tutto questo è di fondamentale importanza perché è da qui che cominci a svilupparsi lo schema corporeo e permettendo quindi di imparare a giocare senza attrezzi.
Per questo in fase evolutiva la psicomotricità è essenziale per un bambino.
I bambini hanno la primordiale necessità di stabilire relazioni sociali con gli altri bambini. La psicomotricità diventa un momento indispensabile per favorire lo sviluppo e la capacità di controllo e autocontrollo del proprio corpo, incontro tra le regole e le proprie competenze, una mediazione naturale tra il linguaggio dell’adulto ed il proprio.
In maniera graduale il bambino mediante il gioco e le attività motorie sviluppa la consapevolezza del corpo e della proprie azioni in moda tale da passare da semplici movimenti spontanei a movimenti organizzati e comandati da regole.
Mediante la psicomotricità quindi possiamo introdurlo gradualmente all’apprendimento di qualsiasi attività sportiva o artistica come la danza, pattinaggio o anche semplicemente a giocare in una modalità più costruttiva per il proprio essere al mondo.
Sport e movimento devono mantenere nel tempo le caratteristiche ludiche, quindi fanno inevitabilmente parte della cultura che poi inevitabilmente il bambino esprime attraverso il gioco e la motricità.
La psicomotricità considera il movimento come un mezzo per armonizzare lo sviluppo della persona, e non un fine.
I movimenti del corpo raccontano molto della persona, in un’ottica di comunicazione non verbale, e le rigidità muscolari, le contratture, la tonicità sono elementi che lo psicomotricista considera con attenzione nelle proposte di attività di gruppo e individuali.
La psicomotricità è una disciplina educativa, rieducativa e terapeutica che si applica tramite la relazione instauratasi tra i bambino, o la persona coinvolta nella seduta, e lo psicomotricista.
Nella seduta di psicomotricità ci si propone di stimolare il bambino ad agire e provare piacere nel far ciò che gli interessa, favorendo uno sviluppo più armonico della persona.
Viene presa in considerazione la globalità dell’essere umano, unione della struttura somatica, affettiva e cognitiva; e preferita la modalità tonico-emozionale di essere al mondo, dove, nell’espressione di se stessi, il gesto anticipa ed integra linguaggio.
Durante la seduta psicomotoria, al fine di creare una situazione di benessere, fiducia e sicurezza per i partecipanti, lo psicomotricista propone attività motorie basate su giochi da vivere insieme.
Il presupposto fondamentale dell’educazione psicomotoria è la visione totale dell’uomo nella sua totalità.
Scopo essenziale è la conoscenza del proprio schema corporeo e si cercherà di arrivare nel tempo al controllo posturale e segmentario del proprio corpo allo sviluppi della lateralizzazione. Attraverso l’uso del corpo il bambino potrà maturare l’identità e l’autonomia rispetti al Mondo degli adulti e alla capacità di stabilire relazioni con esso.
Il corpo nella Scuola dell’Infanzia è il primo oggetto di scoperta e uno sviluppo. Già a tre anni i bambini dispongono di una ricca capacità di comunicazione non verbale ed imparano a rappresentare simbolicamente la realtà a trasformarla nella loro mente.
Senso e movimento sono mediatori di conoscenza.
3 ANNI controlla globalmente gli schemi motori dinamici generali, imita contemporaneamente posizioni globali del corpo e posizioni semplici di un segmento riconosce parametri spaziali, discrimina e riproduce strutture ritmiche binarie ad intervallo breve / lungo.
6 ANNI ha una prima forma di controllo segmentario degli schemi dinamici generali, inizia contemporaneamente posizioni globali del corpo e posizioni combinate dei suoi segmenti, riconosce la destra e la sinistra.
L’ attività psicomotoria è fondamentale per il raggiungimento di alcuni obiettivi.
Sviluppo funzioni senso – percettive;
Consolidamento schemi motori statici e dinamici;
Sviluppo comportamenti relazionali;
Collegamento motricità con altre forme espressive.
Mediante l’attività psicomotoria si favorisce un buono sviluppo dello schema corporeo e consapevolezza spazio – temporale attraverso attività motorie – ritmiche, spazio- tempo sono fissi nel movimento, indispensabile per un’adeguata percezione del mondo circostante e della realtà. L’attività ludica è fondamentale per uno sviluppo equilibrato e armonico del soggetto. Nel bambino il gioco è la prima forma di espressione , modo di conoscere. La connotazione terapeutica e riabilitativa.
Funzione LIBERATORIA, COMPENSATORIA, DI RIMOZIONE.
Lo sport ha un grande valore formativo, implica la struttura psicofisica del soggetto permette di scaricare tensioni, frustrazioni e aggressività. Lo sport viene visto come occasione di incontro ed integrazione. Un mezzo per recuperare fiducia in sé stesso e aumentando l’autostima.
Si può attribuire una valenza fondamentale alla pratica sportiva ricordandoci sempre che prima di tutto è bene partire dal gioco, permettere ai bambini in età pediatrica di poter svolgere un’attività di psicomotricità, per poi chiudere parzialmente il cerchio con l’attività sportiva vera e propria. Elemento fondamentale di tutto ci sta il vostro esempio, senza il quale tutto gli sforzi sono vani.
In questo modo migliora anche la capacità di apprendimento.

Condividi questo Post
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
ARTICOLI RECENTI
ARTICOLI CORRELATI
Iscriviti alla Newsletter