Psicologia Clinica e Psicopatologia

La Dislalia: tipologie e cause

Un bambino che non pronuncia bene alcuni suoni preoccupa spesso più di quanto dovrebbe, e in altri casi meno di quanto servirebbe. La differenza sta in due distinzioni tecniche che vale la pena conoscere. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Per una difficoltà di pronuncia il riferimento è il logopedista, su indicazione del pediatra. […]

Psicolab — La Dislalia: tipologie e cause
Un bambino che non pronuncia bene alcuni suoni preoccupa spesso più di quanto dovrebbe, e in altri casi meno di quanto servirebbe. La differenza sta in due distinzioni tecniche che vale la pena conoscere.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Per una difficoltà di pronuncia il riferimento è il logopedista, su indicazione del pediatra.

Articolazione o fonologia

È la distinzione più importante, e orienta il trattamento.

Nel disturbo articolatorio il bambino non riesce a produrre correttamente un suono: sa quale suono serve, ma la realizzazione motoria non riesce. L’errore è tipicamente costante e riguarda pochi suoni specifici.

Nel disturbo fonologico la produzione motoria è possibile, ma il sistema di regole che organizza i suoni della lingua non è ancora maturo: il bambino semplifica sistematicamente, riduce gruppi consonantici, sostituisce categorie di suoni, omette sillabe. Gli errori seguono schemi riconoscibili.

La conseguenza pratica: il primo caso richiede lavoro sulla produzione del singolo suono, il secondo sull’organizzazione del sistema. Sono percorsi diversi, e il secondo è più frequentemente associato a difficoltà successive di letto-scrittura.

Va aggiunta una terza possibilità, meno comune ma da conoscere: le difficoltà di programmazione motoria del linguaggio, in cui gli errori sono incoerenti (la stessa parola viene prodotta in modi diversi) e che richiedono un approccio specifico.

Quando è fisiologico

Il testo originale indica i tre anni come soglia. È un riferimento troppo generico, e conviene precisarlo.

I suoni della lingua si acquisiscono in tempi diversi: alcuni compaiono presto, altri (come la vibrante e alcuni gruppi consonantici) possono completarsi anche verso i quattro o cinque anni senza che questo indichi un problema.

Il criterio più utile per un genitore non è quindi l’elenco dei suoni, ma l’intelligibilità: quanto il bambino viene compreso da persone estranee alla famiglia. È un indicatore semplice e con buona corrispondenza clinica.

Segnali che meritano una valutazione senza attendere: intelligibilità ridotta oltre i tre anni, vocabolario molto limitato, assenza di combinazioni di parole entro i due anni, regressione di competenze già acquisite, o preoccupazione persistente dei genitori, che nella ricerca risulta un indicatore più affidabile di quanto si creda.

Le cause

Vanno distinte perché comportano azioni diverse.

  • L’udito: è il primo accertamento da fare. Anche ipoacusie lievi o fluttuanti, come quelle legate a otiti ricorrenti, incidono sullo sviluppo dei suoni.
  • Le condizioni strutturali del cavo orale, che vanno valutate da uno specialista. Va detto che il frenulo linguale corto è oggi ritenuto meno frequentemente responsabile di difficoltà di pronuncia di quanto si supponesse, e gli interventi chirurgici sono stati oggetto di ridimensionamento.
  • Le condizioni neurologiche o sindromiche, quando presenti.
  • Nella maggior parte dei casi, tuttavia, nessuna causa identificabile: sono disturbi idiopatici, con una componente familiare documentata.

Va corretta un’idea diffusa e colpevolizzante: le difficoltà di pronuncia non sono causate dal parlare poco al bambino, dal ciuccio oltre una certa età o dall’uso di più lingue in famiglia. Il bilinguismo, in particolare, non causa ritardi né disturbi.

Cosa si fa, e cosa può fare la famiglia

Il trattamento logopedico ha evidenze di efficacia per i disturbi dei suoni del linguaggio, con esiti migliori quando è precoce.

Le indicazioni per casa sono poche e coerenti fra loro.

Non correggere chiedendo di ripetere: aumenta la consapevolezza dell’errore e riduce la produzione spontanea. Funziona meglio il rispecchiamento: riprendere ciò che il bambino ha detto nella forma corretta, senza commentare, continuando la conversazione.

Parlare rallentando il proprio ritmo, lasciare tempo per rispondere, e dare occasioni di parlare senza pressione.

Evitare di far esibire il bambino davanti ad altri e di parlare della difficoltà in sua presenza.

Un’ultima osservazione che conta: le difficoltà di pronuncia possono avere effetti sulle relazioni con i coetanei, e i bambini con disturbi del linguaggio risultano più esposti a prevaricazioni. Occuparsene presto non riguarda solo la lingua.

Domande frequenti

Che differenza c’e fra difetto di pronuncia e semplificazione fonologica?

Nel primo caso non riesce la produzione motoria di un suono; nel secondo il sistema di regole che organizza i suoni non e maturo, con errori sistematici. Richiedono trattamenti diversi.

A che eta preoccuparsi?

Piu del singolo suono conta l’intelligibilita: quanto il bambino e compreso da persone estranee alla famiglia. Se resta ridotta dopo i tre anni, conviene una valutazione.

Il bilinguismo causa difficolta di pronuncia?

No, e non causa ritardi di linguaggio. Non lo fanno nemmeno il parlare poco o il ciuccio, contrariamente a quanto si dice spesso.

Come conviene comportarsi in famiglia?

Senza chiedere di ripetere: meglio riprendere quanto detto nella forma corretta e proseguire la conversazione, rallentando il proprio ritmo e lasciando tempo.

Le difficolta di pronuncia si dividono in disturbi dell’articolazione e disturbi fonologici, e la distinzione orienta il trattamento: il secondo si associa piu spesso a difficolta successive di letto-scrittura. Il criterio pratico per i genitori non e l’elenco dei suoni ma l’intelligibilita per chi non e in famiglia. La prima verifica da fare e l’udito, e nella maggior parte dei casi non esiste una causa identificabile. In famiglia funziona rispecchiare, non correggere.
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