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Il Principio Femminile: quale Futuro per il nostro Pianeta

Breve Estratto

All’interno di questo tema eterno, mi piace soffermarmi su una delle interpretazioni più belle del principio femminile, o almeno quella che mi è più cara e che più di ogni altra illumina la mia vita presente.
Mi riferisco all’accettazione, all’abbandono, all’atto dell’« accogliere » e del « permettere » che sono, a mio parere, l’essenza dell’energia femminile.
Manifeste sul piano fisico nella magia della gravidanza e della nascita, là dove la femmina si abbandona, accetta ed accoglie la vita per poi renderla, queste energie sono la strada più dolce e più semplice, anche se a volte sconosciuta per molti, per la vera felicità e la pace.
Sono le energie del Pianeta che ci ospita, Gaia, la Madre Terra che si manifesta ai nostri occhi con lo splendore della Natura.
La società in cui viviamo ci ha condizionati a giudicare sempre tutto, immediatamente, per poterci posizionare e differenziare e, soprattutto, per trarre maggior profitto da ogni situazione. L’ora è arrivata, se vogliamo che la vita sul nostro pianeta continui, per un cambiamento di rotta. Non di conquista parla il nostro futuro, ma di armoniosa convivenza ; non di supremazie dolorosamente conquistate, ma di eguaglianze rispettose delle differenze. Il nostro futuro attende il riposo, dopo secoli di lotte ; il nostro futuro parla di considerazione, di non-violenza Fortunatamente sempre più persone, a tutti i livelli della società, accedono a questa nuova coscienza.
Abbandonare, accettare, accogliere e permettere sono i passi più importanti per ritrovare la verità di chi siamo veramente, cosa facciamo qui e perché siamo qui.
Abbandonare le regole dell’ego che ci imprigionano in una vita vissuta unicamente a livello « materiale ». Tutto si riduce ad ammassare sempre più « cose » ; ad essere sempre « più » grande, ricco, famoso, bello, giovane, e cosi’ via. Abbandonare le regole dell’ego significa « abbandonarsi » alle regole della Vita e della Natura. La Vita, non sbaglia mai ed è perfetta proprio perché non « cerca di fare ». La Vita permette a ciò che è di essere esattamente ciò che è : un fringuello non cerca di divenire un aquila ; un filo d’erba non cerca i diventare una quercia. Il giorno segue la notte, da sempre ; le stagioni ritmano da sempre l’armonia del seminare, crescere, fiorire, avvizzire e morire.
La Vita non « calcola » cosa sia più vantaggioso e per chi ; la Vita non accumula ; la Vita non ha carenze : i fiori non « cercano di fiorire » : loro « fioriscono » e basta e non sono minimamente preoccupati di cosa capiterà « dopo la loro fioritura » !! E tutto si snoda al momento giusto, nei tempi giusti.
Abbandonarsi a questa armonia ci permette di ritrovare il legame con la Natura. Ne facciamo tutti parte poiché condividiamo la stessa Sorgente : l’intelligenza che permette al seme di diventare un albero è la stessa che ci abita e permette al nostro cuore di battere o ad un embrione di diventare un bimbo.
Abbandonarsi implica riconoscere che, nonostante tutto il controllo che cerchiamo di imporre alla nostra vita, quest’ultima non dipende « unicamente dal nostro piccolo io ». Abbandonare il controllo è la via se vogliamo vivere nell’armonia e nella pace ; abbandonarsi è fidarsi ciecamente senza dubbi o paure.
Ma abbandonarsi a chi, a che cosa ?
Alla parte divina di noi stessi che è l’essenza ultima di chi siamo veramente. Mi abbandono a quella parte invisibile di Me che va al di là di ogni inizio e di ogni fine : mi abbandono alla Madre eterna che è in me ed in voi che mi leggete ora.
Di chi dobbiamo fidarci ciecamente ?
Di quella « voce » interiore che ci dice sempre ciò che è buono per noi. Quella voce è la musica ininterrotta ed eterna che mi lega alla Madre divina. Mi parla sempre, anche quando, assordata dai desideri del mio ego e dai frastuoni delle « cose esteriori » non la sento.
Per sentirla, mi abbandono a Lei. Quando mi abbandono sono in uno stato di tranquillo silenzio. Il borbottio continuo del mio mentale (ego) è quasi, se non del tutto, inesistente, ed allora ho accesso al potere unico che mi guida verso la felicità.
Allorché scegliamo di allenarci a questo tipo di “essere o stato”, e la meditazione è uno dei mezzi più potenti per arrivarci, contattiamo con sempre più facilità una più profonda realtà dell’abbandono : l’accettazione.
L’accettazione, contrariamente a quanto la nostra educazione focalizzata sull’azione ci ha inculcato, non è una foma “passiva” di vivere la vita. Tutt’altro !
Accettare ciò che è ora nella mia vita e nel mondo implica un distacco totale dai voleri dell’ego. Implica che abbandono il giudizio su ciò che vedo e vivo ; implica sapere che tutto è bene anche quando i miei sensi non lo comprendono, anche quando l’abitudine mi suggerisce di pensare che ciò che vedo o vivo « non è bene ».
L’accettazione scaturisce dalla fede nella realtà della Sorgente unica che accomuna tutto. Proveniamo da quella Sorgente, tutti, con il solo scopo di vivere esperienze terrene e materiali in modi e forme diverse.
In questo contesto io, e ciascuno di voi a suo modo, siamo il professore e l’alunno, il giorno e la notte, il caldo ed il freddo, l’assassino e la vittima.
Accettare ciò che la mia mente crede essere inaccettabile è andare oltre le apparenze della dualità per arrivare all’Unicità.
Accettare la vita come è, accettare le mie reazioni alla vita cosi’ come mi si presentano, accettare i miei pensieri e le mie emozioni è la ricetta della pace.
Se mi abbandono ed accetto, accolgo l’essere.
Accettare ed accogliere sembrano dei sinonimi, ma solo apparentemente. Se mi abbandono all’armonia ed accetto la vita, apro la porta all’amore senza condizioni per ciò che è in me ed intorno a me. La coscienza di questo amore è la piccola/grande differenza che permette non solo di accettare ciò che è ma di sapere che ne sono il cocreatore.
Quando accolgo la vita, cosi’ come si presenta, attimo dopo attimo, la sto creando e la nutro con l’amore incondizionato che mi viene dalla Sorgente a cui sono eternamente connessa.
Permetto alla vita di esprimersi in tutte le direzioni che desidera e sotto tutte le forme che sceglie perché,infine, so che Io sono tutte quelle direzioni e tutte quelle forme.
L’intenzione è il principio maschile della vita : nel seme c’è tutta la perfezione del potenziale albero di domani.
Accogliere e permettere a questa intenzione di manifestarsi, cioè lasciare che il seme sviluppi il suo potenziale per divenire un albero è il principio femminile dell’esistenza.
E’ nell’armonia di entrambi che ogni essere testimonia la divinità eterna che lo abita.

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