Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

La Percezione della Realtà Esteriore attraverso i Sensi

Se fosse possibile entrare nella mente di un’altra persona e vivere le sue percezioni, si resterebbe più disorientati che da qualunque esperienza alterata. Non perché quella persona sia strana: perché ciascuno di noi ricostruisce il mondo esterno in un modo che gli appartiene soltanto. Questo articolo ha finalità divulgative. Alcuni riferimenti (in particolare quelli agli […]

Psicolab — La Percezione della Realtà Esteriore attraverso i Sensi
Se fosse possibile entrare nella mente di un’altra persona e vivere le sue percezioni, si resterebbe più disorientati che da qualunque esperienza alterata. Non perché quella persona sia strana: perché ciascuno di noi ricostruisce il mondo esterno in un modo che gli appartiene soltanto.
Questo articolo ha finalità divulgative. Alcuni riferimenti (in particolare quelli agli “stimoli subliminali”) appartengono a un dibattito degli anni Ottanta: la ricerca successiva ne ha largamente ridimensionato la portata, come segnalato nel testo.

Immagine e suono

L’immagine trasmette un linguaggio immediato e globale, che chi la riceve decifra e interpreta a modo proprio.

La vista spazia lontano e porta messaggi complessi. Anche il suono percorre distanze ampie, ma a distanza trasmette dati più semplici: che però possono innescare una ricca evocazione interiore.

Un’immagine è composta da forme, colori, luci e ombre, immobilità e movimento. Richiama in ciascuno reazioni e ricordi personali, può contenere simboli, suscitare emozioni, indurre suggestioni.

Come si forma il nostro modo di percepire

La spiegazione proposta risale a una riflessione di ambito psicoterapeutico e psicofisiologico.

Nei primi mesi di vita l’interazione sensoriale tra cervello e ambiente contribuisce a strutturare le connessioni fondamentali. Da questo processo derivano, in ciascuno, modalità peculiari di utilizzo dei canali sensoriali, e quindi un modo individuale di ricostruire mentalmente il mondo esterno.

La conseguenza è quella che l’articolo formula con precisione: la nostra rappresentazione mentale non è la realtà oggettiva che crediamo, ma la rielaborazione personale degli elementi che siamo in grado di percepire.

E quell’elaborazione è a sua volta condizionata dai primi schemi concettuali costituiti: in una stratificazione continua che coinvolge educazione, ambiente sociale e culturale, esperienza soggettiva.

Il ruolo dell’emozione

Intensità e conseguenze di uno stimolo visivo dipendono in larga misura dalla reazione emotiva che suscita: a sua volta influenzata dallo stato fisiologico generale, in un rapporto di causalità reciproca.

I paradigmi concettuali via via costituiti condizionano dunque sia la percezione sia l’interpretazione dell’ambiente e degli eventi. Da lì derivano valutazioni, scelte e comportamenti.

I canali sensoriali

La percezione della realtà esterna passa per vista, udito, tatto, olfatto e gusto.

Nella comunicazione tra persone, tatto, olfatto e gusto possono essere considerati come un unico canale, che l’articolo chiama cenestesico. I suoi potenziali vengono stimolati direttamente solo in occasioni particolari, ma possono essere evocati attraverso stimoli visivi e uditivi: talvolta con la stessa intensità di uno stimolo diretto.

Vale anche il rapporto inverso: la presenza continua di sensazioni corporee, interne ed esterne, influenza costantemente l’elaborazione di ciò che vediamo e sentiamo, condizionandone la valutazione e le risposte di accettazione o rifiuto.

Due tempi della comprensione

Il passaggio tecnicamente più interessante riguarda le fasi con cui un’immagine viene elaborata.

Ogni elemento (una linea, un colore) ha un proprio significato immediato e agisce come stimolo a sé stante. L’effetto emotivo di un’immagine è dunque immediato e nasce dal valore di ciascuna componente.

Solo in un secondo momento avviene l’elaborazione consapevole del significato complessivo.

La conclusione è quella che conta: quando le due fasi producono interpretazioni contrastanti, a determinare la risposta è la prima.

È un principio che spiega molte esperienze quotidiane: la sensazione di diffidenza verso una comunicazione impeccabile sul piano dei contenuti, o la simpatia immediata per qualcosa che razionalmente non ci convince.

Perché i messaggi falliscono

Da qui una conseguenza pratica rilevante: una sola componente disarmonica può innescare un’elaborazione con esiti molto diversi da quelli desiderati.

Accade così che immagini apparentemente positive ed efficaci producano in alcune persone effetti controproducenti. E accade che un messaggio corretto nell’impianto venga compromesso da elementi discordanti, o contenga sollecitazioni non accettabili in un dato contesto culturale.

Il principio generale è quello già noto alla semiotica: il significato è dato da chi percepisce, non da chi emette. Un processo del tutto personale, anche se non del tutto autonomo, perché siamo influenzabili.

Imposizione e scelta

Un’osservazione preziosa riguarda le condizioni di ricezione.

Quando un’immagine è imposta, è facile che generi un rifiuto acritico, difficile da rimuovere. Quando è liberamente scelta, l’elaborazione risulta più autonoma.

È forse la spiegazione più semplice dell’irritazione prodotta dalla pubblicità non richiesta: non riguarda il contenuto, riguarda la mancanza di scelta.

La potenza della vista

La vista è considerata il senso più utilizzato e più potente sul piano comunicativo, con una capacità immediata ed evocativa che gli altri canali raggiungono solo eccezionalmente.

Basti pensare alla sofferenza fisica reale (con reazioni psicosomatiche riconoscibili) che può accompagnare la visione di scene per noi insostenibili.

Le indicazioni operative

Chi costruisce l’immagine di un prodotto o di un servizio dovrebbe:

  • conoscere i sistemi di decodifica del pubblico a cui si rivolge, e, se il contesto culturale è diverso dal proprio, riuscire realmente a calarsi in esso;
  • comporre il messaggio in stimoli non contraddittori, eliminando gli elementi che possono agire in senso opposto;
  • adeguarsi alle strutture mentali e culturali già esistenti, per evocare risposte coerenti con la finalità.

Il presupposto è che a determinare le scelte non sia soltanto il livello consapevole e razionale, ma anche quello emotivo: su cui gli stimoli evocati hanno spesso più effetto di quelli diretti.

Una precisazione necessaria

Il testo originale fa riferimento a “elementi subliminali”. Va precisato che l’ipotesi di messaggi capaci di influenzare i comportamenti al di sotto della soglia di consapevolezza è stata ampiamente ridimensionata dalla ricerca successiva: gli effetti documentati sono minimi, di brevissima durata e non producono decisioni.

Resta invece valido, e ben documentato, il principio più generale: molte componenti di un messaggio agiscono senza che ne siamo consapevoli, non perché nascoste, ma perché non oggetto di attenzione esplicita. È una differenza sostanziale, e non richiede alcuna manipolazione occulta per essere efficace.

Domande frequenti

La nostra percezione della realtà è oggettiva?

No: è una rielaborazione personale degli elementi che siamo in grado di percepire, condizionata dagli schemi concettuali formati nel corso dell’esperienza. Ciò che chiamiamo realtà è già il risultato di un’interpretazione.

Quali sono le due fasi di comprensione di un’immagine?

Un effetto emotivo immediato, prodotto dal valore di ciascuna componente, e una successiva elaborazione consapevole del significato complessivo. Quando le due fasi confliggono, prevale la prima.

Perché la stessa immagine funziona su alcuni e non su altri?

Perché il significato è determinato da chi percepisce, sulla base della propria storia e del proprio contesto culturale. Una sola componente discordante può bastare a produrre un esito opposto a quello desiderato.

I messaggi subliminali funzionano?

La ricerca ne ha largamente ridimensionato la portata: gli effetti documentati sono minimi e non producono decisioni. Resta valido però il fatto che molte componenti di un messaggio agiscano senza che vi prestiamo attenzione esplicita.

La nostra percezione non restituisce una realtà oggettiva ma una rielaborazione personale, formata da modalità sensoriali che si strutturano precocemente e da schemi concettuali stratificati nel tempo. Un’immagine viene compresa in due tempi: un effetto emotivo immediato prodotto da ciascuna componente, e una successiva elaborazione consapevole, e quando i due esiti confliggono prevale il primo. Ne deriva che una sola componente discordante può compromettere un messaggio corretto, e che il significato è determinato da chi riceve, non da chi emette. Conta anche il modo: un’immagine imposta genera rifiuto acritico, una scelta liberamente viene elaborata con maggiore autonomia.
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