Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Linguaggio del Corpo: Posizione del Braccio

Leggere le persone dalla posizione delle braccia è una delle promesse più diffuse della divulgazione psicologica. È anche una delle meno sostenute dai dati, e vale la pena vedere cosa la comunicazione non verbale può e non può dire. Articolo divulgativo. Il testo originale conteneva riferimenti a flussi energetici che non corrispondono a nozioni di […]

Psicolab — Linguaggio del Corpo: Posizione del Braccio
Leggere le persone dalla posizione delle braccia è una delle promesse più diffuse della divulgazione psicologica. È anche una delle meno sostenute dai dati, e vale la pena vedere cosa la comunicazione non verbale può e non può dire.
Articolo divulgativo. Il testo originale conteneva riferimenti a flussi energetici che non corrispondono a nozioni di fisiologia: sono stati corretti.

Una precisazione fisiologica

L’idea che dal cervello parta un’energia da distribuire ai muscoli non descrive il funzionamento del sistema nervoso.

Il cervello invia segnali elettrochimici lungo i nervi, e i muscoli producono forza utilizzando energia derivata dal metabolismo, non trasmessa dall’encefalo. Non esiste un’energia da dosare o da distribuire.

Ciò che il testo originale descrive in modo impreciso ha però un fondamento reale, con un altro nome: il controllo motorio. Un gesto efficiente coinvolge una catena di segmenti coordinati anziché un solo distretto, e questo è ben studiato in biomeccanica e nell’apprendimento motorio.

La differenza fra un movimento esperto e uno inesperto sta nella coordinazione e nel timing, non nella quantità di energia inviata.

Cosa si può leggere davvero

Sulla comunicazione non verbale, la ricerca offre un quadro molto più ristretto delle promesse.

I singoli gesti non hanno significati fissi. Le braccia incrociate possono indicare chiusura, freddo, abitudine, comodità o assenza di braccioli. Nessun repertorio che assegna un significato a una posizione ha superato la verifica.

Il riconoscimento delle emozioni dal corpo e dal volto è meglio del caso ma lontano dall’accuratezza, e dipende fortemente dal contesto: la stessa espressione viene interpretata diversamente a seconda della situazione in cui compare.

Sul rilevamento della menzogna, il dato è netto: la capacità di individuare chi mente osservando il comportamento è appena superiore al caso, anche in professionisti addestrati. Non esistono segnali corporei affidabili di menzogna, e la convinzione contraria produce errori sistematici.

Va aggiunta la statistica più abusata del settore: l’idea che la comunicazione sia per il 93% non verbale deriva da studi su un compito molto specifico (giudicare l’atteggiamento quando parole e tono sono in contraddizione) e non è generalizzabile alla comunicazione ordinaria. L’autore stesso ne ha segnalato l’uso improprio.

Il caso delle posture di potere

Merita una menzione perché è il caso di studio più istruttivo di questo campo.

L’idea che assumere posture espansive per pochi minuti modifichi ormoni e comportamento ha avuto enorme diffusione. Le repliche successive, su campioni molto più ampi, non hanno confermato gli effetti ormonali né quelli comportamentali.

Ciò che sopravvive è un effetto sulla sensazione soggettiva di sicurezza, che non è nulla, ma è molto meno di quanto promesso.

La lezione generale: un risultato spettacolare, ampiamente divulgato, può non reggere alla verifica indipendente, e il tempo fra la diffusione e la correzione è tipicamente di anni.

Cosa resta utile

Non tutto è da scartare, e conviene isolare ciò che ha supporto.

  • Il non verbale trasmette informazione soprattutto sul tono relazionale (coinvolgimento, attenzione, disagio) non su contenuti specifici.
  • La sincronizzazione spontanea fra interlocutori è associata a maggiore sintonia percepita. Va detto però che è spontanea: imitare deliberatamente, quando viene notato, produce l’effetto opposto.
  • Ciò che conta è il cambiamento rispetto al comportamento abituale della persona, non la posizione in sé.
  • I segnali vanno letti in gruppo e in contesto, mai isolatamente, e restano ipotesi da verificare, non conclusioni.

Un criterio pratico che riassume tutto: il modo più affidabile per sapere cosa pensa una persona è chiederglielo. Le tecniche di lettura del corpo tendono ad aumentare la fiducia nelle proprie inferenze senza aumentarne l’accuratezza, il che è la combinazione peggiore possibile.

Domande frequenti

Le braccia incrociate indicano chiusura?

Non necessariamente: possono indicare freddo, abitudine o comodita. Nessun repertorio che assegna significati fissi ai gesti ha superato la verifica.

Si puo riconoscere chi mente dal corpo?

L’accuratezza e appena superiore al caso, anche fra professionisti. Non esistono segnali corporei affidabili di menzogna.

La comunicazione e per il 93% non verbale?

No: quel dato deriva da studi su un compito molto specifico, con parole e tono in contraddizione, e non e generalizzabile alla comunicazione ordinaria.

Le posture di potere funzionano?

Le repliche su campioni ampi non hanno confermato gli effetti ormonali e comportamentali. Resta un effetto sulla sensazione soggettiva di sicurezza.

Non esiste un’energia che il cervello distribuisce ai muscoli: cio che distingue un gesto efficiente e la coordinazione, ed e materia di controllo motorio. Sulla lettura del corpo la ricerca e restrittiva: i gesti non hanno significati fissi, la menzogna non si riconosce dal comportamento e la statistica del 93% non verbale e un fraintendimento. Resta utile leggere il tono relazionale e i cambiamenti rispetto all’abituale, come ipotesi. Il metodo piu affidabile resta chiedere.
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