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Nell’intreccio di storie di vita quotidiana di cui è costituito il film “l’ospite d’inverno” centrale è la storia della famiglia nella quale si cerca di piangere il lutto di un marito/padre/genero che è venuto a mancare lasciando nel gruppo un vuoto pieno di ricordi.
La storia di questa famiglia (come le altre del film del resto) sembra appositamente costruita per far riflettere lo spettatore sulla differenza che c’è tra un rapporto di dipendenza emotiva e una relazione interpersonale fondata sull’amore autentico (= amore disinteressato o agapè).
I personaggi intorno ai quali aleggia l’anima disincarnata (o il ricordo) del defunto sono le tre generazioni della stessa famiglia: la madre (Frances), la nonna (Elspeth) e il figlio (Alex).
Il lutto è molto recente e nel comportamento dei protagonisti si può osservare quanto per l´uomo ordinario (non potenziato dall´analisi) sia più difficile la gestione di un trauma così grande e quanto un evento possa promuovere l´espressione di nevrosi (probabilmente già presenti a livello latente).
Nelle prime scene è mattina presto e sia Frances che Alex si stanno alzando dal letto (film e giornata iniziano contemporaneamente). Alex raggiunge la madre nella sua camera da letto e le ricorda con una certa ansia (ed una certa invadenza) che la caldaia non funziona.
E’ chiaro che è preoccupato più del destino della sfortunata madre che della caldaia! Frances dal canto suo coglie benissimo il messaggio “edipico” di Alex e si alza rispondendo al figlio con un secco: “non ho bisogno di una bambinaia” (o di un fidanzato come te).
Questa frase sul “chi ha bisogno di chi” acquisterà un valore diverso in altri momenti del film, quando la ritroveremo sia nei discorsi di Frances che in quelli dell´anziana madre Elspeth.
Alex esce di casa e la madre vaga in silenzio da una stanza all’altra come assorta nei ricordi. Entra in casa Elspeth (ha le chiavi della casa..) e subito inizia un dialogo con se stessa e con la figlia (la novella vedova non risponde). La donna, nel tentativo di evitare i soliti discorsi della madre, si nasconde in bagno, apre l’acqua della vasca e ci si immerge totalmente, come per isolarsi dal mondo intero.
L’immersione totale le consente infatti di evitare alcuni dei discorsi dell’anziana madre, la quale cerca come può di negare l’esistenza di un dolore al di fuori della sua portata emotiva, un dolore che probabilmente la fa sentire impotente dinnanzi alla tristezza della figlia. “Che cosa hai cucciola?”. Cosa mai può avere una donna che ha perduto da poco il marito?
La nonna continua il suo dialogo-monologo evitando il nocciolo del discorso; il prezzo di questo rinuncia è la qualità dei discorsi, che talvolta sembrano zoppicare sul bordo di un qualche abisso. In più la donna cerca di riempire le sue incapacità della sfera emotiva come può, anche utilizzando la superstizione.
La figlia vorrebbe uscire di casa ma, non può farlo passando dalle pareti come il fantasma del marito e dopo essersi asciugata e vestita affronta la madre e l’inevitabile “gioco senza frontiere” che la donna le impone (i dialoghi sono chiaramente all’insegna dell’invadenza, soprattutto da parte di Elspeth, che sembra decisa nel voler riconquistare l´affetto e la fiducia della figlia).
Nell’impossibilità di sedare un dolore così grande, la vedova ha cambiato qualcosa “di sé fuori”: si è tagliata i capelli e adesso deve subire anche le critiche della nonna “fuori di sé” (i tratti di personalità borderline di Elspeth sono evidenti).
La scena si sposta su Alex, al quale è uscita dalla sede la catena della bicicletta. Lo soccorre Mita, una ragazza tanto carina quanto mascolina che lo avvicina prontamente e con molta decisione gli risolve il problema.
E’ divertente notare il piccolo gioco di relazione che Mita agisce sul ragazzo: Alex è probabilmente infastidito per il fatto che lei (femmina) sia stata capace dove lui (maschio) non ha potuto, e non si trattiene dal mostrarsi infastidito per l’operato della ragazza, la quale, infastidita a sua volta, prende la bicicletta e con un gesto minaccia Alex di riportare le cose come stavano prima del suo intervento!
Il ragazzo decide allora di rimediare alla gaffe ringraziandola per averle risolto il problema. Mita “rilancia” con uno dei tanti ordini che impartirà la ragazzo per tutta la durata del film: “vieni sul ghiaccio!”. Mita sta terminando la costruzione di un pupazzo di neve proprio mentre passano due ragazzi (Tom e Sam) che hanno marinato la scuola e sembrano in cerca di guai.
I due si avvicinano al pupazzo che Mita sta ultimando e pensano bene di trascorrere il loro tempo distruggendo l’opera d’arte. La ragazza è furiosa; senza scomporti ingaggia una folle corsa con l´idea di punire fisicamente i due avventori! “Era il mio pupazzo… volevo che fosse perfetto!” dirà ad Alex dopo che lui ha ottenuto che lei interrompesse l’inseguimento.
La scena si sposta poi su Elspeth e su Frances che continuano il loro dialogo come farebbero due cecchini al fronte. “Io sto benissimo.. non ho bisogno di te!” dice l´anziana donna, che a tratti sembra più triste per la propria sorte che per il lutto della figlia.
La vedova, infatti, sta progettando di trasferirsi insieme al figlio in Australia allo scopo di ricrearsi una nuova vita e dimenticare. “Perché non usi le pellicole a colori? Il mondo è a colori…” è una delle piccole provocazioni con cui Elspeth punzecchia la figlia, che è fotografa di professione.
La scena si sposta poi su altri due personaggi del film: due megere di paese (Chloe e Lily), che trascorrono la terza età tentando di esorcizzare la morte attraverso la loro partecipazione a tutti quanti i funerali della zona. Naturalmente lo spasso principale delle due donne è parlare e sparlare delle miserie degli altri abitanti della zona, abitudine che naturalmente consente loro di evitare il costo emotivo (la depressione) che si paga riflettendo sulle proprie di miserie..
La scena ritorna sulla nonna che mentre continua il suo dialogo-monologo con la figlia beve alcol e fuma nervosamente; il conflitto tra madre e figlia sembra però essere dotato di un certo potere consolatorio. L’evidente mancanza di confini psichici tra le due donne conduce lo spettatore alla sensazione di un continuo sfiorarsi di nervi scoperti.
La scena si sposta di nuovo e stavolta sono i due ragazzi che avevano distrutto il pupazzo di Mita ad essere i protagonisti. Uno dei due dialoga come soltanto un adulto ben consapevole di se stesso potrebbe fare (sintomo di un’infanzia rubata?), aprendo ai dilemmi della sua età ma non solo: l’esistenza e il disagio dello stare in un mondo dominato da adulti che talvolta percepiscono i cuccioli di uomo come “mezz’uomini” da sottomettere. Uno dei due esordisce con un “cos’è che fa crescere il pisello?”, “il balsamo tigre” risponde l´altro. Ma basterà il balsamo “tigre” a farlo crescere?
La scena si sposta di nuovo su Elspeth e Frances, che si stanno recando al faro per una gita che si suppone “di piacere”. Elspeth continua a negare il dolore della figlia; talvolta si ha l´impressione che una certa confusione di ruoli nella relazione madre-figlia (a tratti Frances sembra dover ricoprire anche il ruolo di “madre di sua madre”..) sembra rendere le cose ancora più difficili.
Elspeth mostra infatti i segni di una regressione o di una mancata maturazione dovuta forse al suo sfortunato vissuto. “Non gli piacerebbe (al defunto) quel taglio (dei capelli)” è l’ennesimo attacco alla vedova. Elspeth continua coi suoi discorsi su se stessa e sul proprio corpo che invecchia; parla, parla, parla e la figlia (stufa) si tappa le orecchie, proprio come all’inizio del film..
Intanto tra Mita e Alex nasce un certo dialogo: Alex invita Mita a casa sua e dopo aver accuratamente evitato di incontrare la madre e la nonna (che stanno andando al faro per la gita!) i due entrano in casa. Mita si fa un bagno e si veste con gli abiti di Frances! “Togliti il vestito della mamma!”: stavolta (forse l’unica) è Alex ad ordinare a Mita di fare qualcosa!
Come mai è così irritato dal fatto che Mita ha indossato i vestiti della madre?
La scena torna su Tom e Sam. “E’ un mistero del cazzo questa cazzo di vita…”; “ma perché ci mettono al mondo? Tanto non ci stanno mai con noi..”; “che cazzo vogliono? Mia madre mi tortura e io devo dirle grazie..”. Dilemmi sul mito della famiglia che molti di noi conoscono molto bene..
La scena torna sulla gita al faro e sui dialoghi tra madre e figlia (Elspeth attacca con un “non ho bisogno di te!” in risposta al tentativo della figlia di aiutarla in seguito ad una caduta); di lì a poco Frances si concede di esprimere il suo dolore come si sente, utilizzando tutto quanto il suo corpo.
La scena torna di nuovo su Alex e sulla sua nuova amica sempre meno vestita; la ragazza confessa ad Alex di averlo notato fin da subito, fin dal momento del suo trasferimento in quel paese del nord della Scozia.
Mita è molto felice di aver realizzato il suo sogno di avvicinare Alex. Continua con gli ordini che probabilmente hanno lo scopo di mascherare la sua insicurezza: “Toccami Alex!”; “torna vicino al fuoco!”. E sembra proprio un fuoco ardente quello..
Alex-nudo si avvicina a Mita-nuda, la bacia e pone il suo corpo sopra a quello della ragazza. Il ragazzo rinuncia però: Alex si blocca.. Afferma di sentire “fuori di sé” la presenza del fantasma del padre. Forse si sente in colpa per aver odiato quel padre che catalizzava tutto quanto l’amore della mamma? Il padre edipicamente “intruso” da vivo rimane “l´ospite” (interno) anche da morto..
Di certo è più facile per lui dire che c’è qualcosa che non va “fuori di sé” che accettare l’idea di essere posseduti (dentro) dal desiderio di entrare (dentro) nel letto della madre.. Il complesso edipico non risolto sembra ancor meno risolto per il fatto che adesso la madre è libera e potrebbe averla tutta per sé..
Per sbloccare la situazione, Mita prende le foto del defunto padre e le toglie dalla vista di Alex: ha compreso molto bene che il giovane uomo è condizionato dalla presenza-assenza del padre. Ma neanche questo è sufficiente a “far crescere” il desiderio di Alex. Mita e Alex si salutano in modo delicato: entrambi danno l’impressione di aver soltanto rimandato il discorso sulle nudità..
Le storie di vita dei personaggi del film che finora si sono alternate iniziano adesso ad intrecciarsi in modo più consistente: Elspeth e Frances al faro incontrano Tom e Sam e la nonna di Alex dal via ad un dialogo tra adulti.
Elspeth consiglia ad uno dei ragazzini di provarci con la ragazzetta della scuola di cui lui le ha parlato brevemente; Frances cerca di immortalare l’intimità che la madre ha con il figlio maschio che lei (per evidenti motivi) non è mai potuta essere.
Il pisello di Frances è sempre rimasto irrimediabilmente (e squisitamente) piccolo, ma adesso ella può fotografare un momento di relazione che Elspeth vive con quel maschile tanto anelato.
La donna sembra utilizzare la macchina fotografica come un terzo occhio che le consente di riflettere sui particolari del soggetto fotografato, come a volerne comprendere l’animo (nelle culture tribali gli indigeni non vogliono essere fotografati perché ritengono che la fotografia li privi dell´anima!).
Cogliendo gli attimi di una vita si possono forse ricomporre i particolari che talvolta sfuggono; l’anziana madre infatti sembra aprirsi come una rosa e la donna riesce forse a coglie quello sbocciare di petali. La figlia sta forse fotografando la depressione della madre?
La nonna gioca col bambino movendo il suo corpo e il suo fantasma come se ella fosse la terza scolaretta della situazione (posseduta dalla bimba). Il nuovo taglio di Frances è piaciuto ad uno dei due ragazzi e adesso anche Elspeth vuol toccare i capelli della figlia (sta iniziando ad accettare le scelte della figlia?).
La donna trova così le risorse per implorare la figlia con un “non andare in Australia!”, passando così dal “io non ho bisogno di te” al “io ho bisogno di te” (“non scappare in un paese lontano (…) quando sarò in una bara allora potrai andare”).
In questo momento molto probabilmente la nonna riesce ad entrare in contatto con il dolore e la depressione che deriva dalla sua condizione di donna sola che dipende emotivamente (e forse anche economicamente) dalla figlia.
Intanto la scena si sposta sul dialogo tra le due comari che seguono i funerali della zona: di ritorno da uno dei “festini”, una delle due ha una crisi (anche lei impatta incidentalmente con il contenuto inaccettabile?) e l’altra cerca di sostenerla cercando di perpetuare il gioco (ipocrita) della dipendenza: “ancora abbiamo tanti funerali da vedere (…) tu non cadi finché ci sono io…”. E’ davvero possibile mantenere questa promessa?
La scena si sposta su Tom e Sam; le due donne sono uscite di scena e i due scolaretti si divertono a coccolare alcuni gattini che qualcuno aveva abbandonato poco più in la. Il “contenuto” del contenitore (il gatto, l´io) molto probabilmente risuona con qualche oggetto inconscio interno al bambino che aveva dimostrato un´età psichica maggiore.
Dopo aver preso con se uno dei gattini, si avventura sul mare pericolosamente ghiacciato (lo spessore del ghiaccio è sufficiente?), osando penetrare tra le nebbie nonostante i molti ed energici richiami alla prudenza dell’altro, che teme di perdere il compagno di avventure.
Il ragazzo inizia un dialogo con il gattino e con esso una sorta di partita a scacchi con la morte. Sembra cercare una sua personale iniziazione alla vita. Riuscirà a sopravvivere a se stesso e al dolore della sua fanciullezza violata?
Forse il bimbo è stato sconvolto dall’esperienza dell’amore autentico provato per il gattino abbandonato o forse l´idea che i genitori non avrebbero mai accettato quel suo nuovo amico a quattro zampe.. chissà! Il bimbo sfida la vita e la morte con il passo deciso di chi vuole andare fino in fondo.
E´ forse l´inizio dell’avventura (psicoanalitica) tra le nebbie (della coscienza)? Riuscirà il nostro eroe ad uscire dal labirinto senza essere stato sbranato dal Minotauro?
“Dov’è Tom?” grida l’altro ragazzo temendo il peggio per il suo compagno di giochi. Tom (che non risponde ai richiami dell’amico) sembra essere deciso ad andare via dalla vita oppure a volerci tornare (in vita) soltanto dopo aver sfidato Dio (o semplicemente il suo Super-io).
Preferisce di certo un´altra vita e se non può averla meglio andare via in silenzio. “Se non posso prendermi cura del mio gattino come posso sopravvivere?”. Probabilmente la sua fuga nell´ignoto è anche una disperata e mal formulata richiesta di aiuto..
Il film termina con Frances che comunica alla madre di aver deciso di non partire per l´Australia e con l´anziana donna in preda alla gioia e all´emozione…

Alessandro Gambugiati

Alessandro Gambugiati

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