Psicologia Sociale e del Comportamento

La “Negoziazione” della Mente Femminile

Esiste una «mente femminile» diversa da quella maschile? La domanda circola da secoli e ha ricevuto risposte scientifiche apparentemente autorevoli in ogni epoca. Ogni volta, le risposte hanno descritto meno i cervelli e più le convinzioni di chi le formulava. Articolo divulgativo che discute criticamente un testo del 2011. Quel testo contiene affermazioni prive di […]

Psicolab — La “Negoziazione” della Mente Femminile
Esiste una «mente femminile» diversa da quella maschile? La domanda circola da secoli e ha ricevuto risposte scientifiche apparentemente autorevoli in ogni epoca. Ogni volta, le risposte hanno descritto meno i cervelli e più le convinzioni di chi le formulava.
Articolo divulgativo che discute criticamente un testo del 2011. Quel testo contiene affermazioni prive di fondamento scientifico e un linguaggio svalutante verso le donne: le segnaliamo entrambe. Chi subisce discriminazione, molestie o ricatti sul lavoro può rivolgersi alla Consigliera di parità territoriale o, per la violenza, al numero 1522.

Le affermazioni da correggere

Il testo sostiene che studi condotti in area anglosassone dimostrerebbero una maggiore intelligenza femminile dovuta a una maggiore componente di corteccia motoria, e che ragioni filogenetiche renderebbero le donne più rapide nel pensare e nell’agire.

Va detto senza ambiguità: nessuna di queste affermazioni ha fondamento.

La corteccia motoria è coinvolta nel controllo del movimento e non nell’intelligenza. Non esiste alcuna relazione documentata tra la sua estensione e le capacità cognitive.

Quanto alle differenze cognitive tra i sessi, le rassegne disponibili indicano che le differenze all’interno di ciascun gruppo sono enormemente maggiori di quelle tra i due gruppi, che le poche differenze medie rilevate sono piccole e variabili tra culture, e che diverse si sono ridotte nel tempo: un andamento incompatibile con una spiegazione puramente biologica.

Il ciclo mestruale

Il testo deduce da una descrizione fisiologica del ciclo che le donne siano soggette a cambiamenti che ne modificherebbero il funzionamento mentale.

Il salto logico è evidente: la descrizione riguarda l’endometrio, e da essa non discende alcuna conclusione sulle capacità cognitive.

Va aggiunto che questo argomento ha una storia lunga e documentata. Le variazioni fisiologiche femminili sono state usate per secoli per giustificare l’esclusione delle donne dall’istruzione, dal voto e dalle professioni: con l’argomento che le rendessero inaffidabili o instabili.

È un ragionamento che dovrebbe destare sospetto per la sua stessa forma: spiega una condizione sociale con una caratteristica biologica, e lo fa sempre nella direzione che giustifica l’assetto esistente.

Il «maschio cacciatore»

Analogamente priva di fondamento è l’idea di una struttura mentale maschile arcaica, orientata ai bisogni primari, contrapposta a una capacità femminile di previsione.

Sono narrazioni pseudo-evoluzionistiche che non trovano riscontro nell’antropologia: le ricostruzioni delle società di caccia e raccolta indicano una divisione dei compiti molto più variabile e meno rigida di quella immaginata.

E vale la pena notare che il testo, pur presentandosi come favorevole alle donne, riproduce esattamente lo schema che dovrebbe contestare: uomini e donne come due nature, ciascuna con capacità e limiti fissi.

Rovesciare il segno di uno stereotipo non lo smonta: lo conferma.

Il problema reale che il testo intercetta

Al netto di questo, l’articolo tocca una questione seria, e la sua rabbia ha un oggetto legittimo.

Osserva che in Italia esiste una discriminazione permanente, e denuncia che l’accesso a posizioni di responsabilità possa dipendere da disponibilità sessuale anziché dal merito.

La denuncia è fondata. Il dato di partenza è verificabile: il tasso di occupazione femminile italiano è tra i più bassi dell’Unione europea, il divario retributivo persiste, e la presenza nelle posizioni apicali resta minoritaria nonostante le donne siano in maggioranza tra i laureati.

Ma la responsabilità va collocata

Qui il testo compie l’errore più grave, e va corretto con nettezza.

Rivolge il proprio rimprovero alle donne (invitandole a non ricorrere a certi mezzi, con un lessico apertamente offensivo) e non a chi detiene il potere di concedere una posizione in cambio di prestazioni sessuali.

La struttura è chiara: chi ha il potere di assumere, promuovere o escludere è chi determina le regole del gioco. Chi si trova nella posizione debole si adatta a regole che non ha stabilito.

Non è, peraltro, una questione morale: la molestia sessuale e il ricatto sul lavoro sono condotte illecite, sanzionate dall’ordinamento italiano, e la responsabilità è di chi le pone in essere.

Attribuire alle donne la colpa di un sistema che le penalizza è la forma più efficace di conservazione di quel sistema: sposta il conflitto tra chi lo subisce, e lascia intatto chi lo governa.

Il linguaggio

Va detto anche del lessico impiegato. Il testo usa termini fortemente svalutanti verso le donne, e li usa mentre denuncia la svalutazione delle donne.

È una contraddizione che merita di essere nominata, perché ricorrente: la denuncia della discriminazione non protegge automaticamente dal riprodurne il linguaggio.

Va poi respinta la distinzione implicita tra donne rispettabili e donne che non lo sono. Una gerarchia interna di questo tipo indebolisce tutte: la dignità sul lavoro non si conquista dimostrando di essere migliori di altre.

La parte che vale

C’è un’affermazione, nella chiusura del testo, che regge e che vale la pena isolare: essere maschi o femmine è dato dalla natura, essere uomini o donne dipende da altro.

È la distinzione tra sesso biologico e genere, cioè l’insieme di ruoli, aspettative e norme che una cultura associa a ciascuno, ed è oggi una distinzione consolidata nelle scienze sociali.

Il paradosso è che l’intero testo la contraddice: se il genere è una costruzione culturale, non può esistere una «mente femminile» determinata dalla fisiologia.

Quella frase, presa sul serio, smonta tutto ciò che la precede, ed è la parte da conservare.

Domande frequenti

Esistono differenze cognitive tra uomini e donne?

Le differenze all’interno di ciascun gruppo sono molto maggiori di quelle tra i gruppi. Le poche differenze medie rilevate sono piccole, variabili tra culture e in diminuzione nel tempo: un andamento incompatibile con una spiegazione biologica.

Il ciclo mestruale incide sulle capacità cognitive?

Non in modo che giustifichi alcuna conclusione sulle competenze. È un argomento storicamente usato per escludere le donne da istruzione, voto e professioni, e la sua forma dovrebbe già destare sospetto.

Di chi è la responsabilità dello scambio tra carriera e prestazioni sessuali?

Di chi ha il potere di assumere, promuovere o escludere. La molestia e il ricatto sul lavoro sono condotte illecite: la responsabilità è di chi le pone in essere, non di chi le subisce.

Qual è la differenza tra sesso e genere?

Il sesso è la caratteristica biologica; il genere è l’insieme di ruoli, aspettative e norme che una cultura associa a ciascuno. Se il genere è culturale, non può esistere una mente determinata dalla fisiologia.

Le affermazioni scientifiche del testo sono infondate (la corteccia motoria non ha rapporto con l’intelligenza, e le differenze cognitive tra i sessi sono minori di quelle interne a ciascun gruppo) e l’argomento fisiologico ha una storia precisa: è servito per secoli a giustificare l’esclusione delle donne. La denuncia della discriminazione è invece fondata, ma la responsabilità viene collocata dalla parte sbagliata: chi decide chi assumere stabilisce le regole, e molestia e ricatto sul lavoro sono condotte illecite. Resta valida una sola frase, che però smonta tutto il resto: essere uomini o donne non lo decide la fisiologia.
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