I sogni come esperienze uniche
La studiosa Marie-Louise von Franz paragonava i sogni ai fiori e alle piante: esperienze uniche, di fronte alle quali possiamo soltanto meravigliarci. È un buon punto di partenza, perché ricorda che il sogno non è un residuo da liquidare ma un fenomeno da accogliere con curiosità.
Nella serie Medium, la protagonista Allison sogna ogni notte, con bruschi risvegli che sveglierebbero chiunque. Il marito Joe, ingegnere e uomo di scienza, non minimizza mai: ascolta, e quando la visione è troppo scomoda, consola. La sua semplice domanda, “ti va di parlarne?”, non è, in fondo, una domanda da marito distratto: è piuttosto l’atteggiamento di un buon terapeuta. È interessante il contrasto con una scena del film Prendimi l’anima, in cui la moglie di Jung liquida un sogno premonitore con un “è stato solo un brutto sogno”: un modo di sbrigarsela che il personaggio di Joe, al contrario, non adotta mai.
Luce e ombra, i due mondi che si sfiorano
La famiglia Dubois vive di giorno in uno spazio luminoso e sereno (colazioni, compiti di matematica, litigi tra sorelle) che sembra fatto apposta per contrastare il buio delle presenze notturne. È il gioco tra luce e ombra di cui parlava lo psicoanalista Aldo Carotenuto: anche la persona più mite possiede un “gemello d’ombra”, quella parte oscura che ci accompagna e che siamo chiamati a riconoscere.
Imparare a sostenere questo chiaroscuro (a stare sospesi tra bene e male, tra vita e morte, sopportando il dolore) è, secondo Carotenuto, ciò che dà profondità all’esistenza. Nella serie i due mondi a volte si toccano e si contaminano, soprattutto quando le figlie o il marito sembrano minacciati: è lì che il sostegno di Joe diventa l’unico modo per non perdere il controllo e tradurre il materiale onirico in azione riparatrice.
Il sogno secondo la Gestalt
La parte più affascinante di questa storia è proprio il modo in cui il sogno viene usato: non per contemplarlo, ma per capire quale direzione prendere. Un approccio che va d’accordo con quello gestaltico.
La Gestalt valorizza nel sogno la possibilità di leggere il momento esistenziale che il sognatore sta attraversando. Nel cosiddetto dreamwork, il lavoro sul sogno suggerito da questa pratica, il sogno viene ricondotto al presente: raccontato al presente e rivissuto in seduta con tutta la sua carica emotiva. La dimensione onirica è di per sé fuori dal tempo: passato, presente e futuro si mescolano arbitrariamente. Raccontarlo al presente, invece, significa ricostruirne scene e scenografia, distinguendo ciò che sta in primo piano da ciò che resta sullo sfondo, come in una sequenza teatrale. Ritessendo la storia emotiva, il sognatore (complice una buona relazione terapeutica) può sperimentare un insight, l’intuizione capace di indicare la via.
Il fondatore della Gestalt, Fritz Perls, sosteneva inoltre che i sogni, specie quelli piacevoli, sono spesso situazioni inconcluse. E il lavoro terapeutico può proprio aiutare a “concludere” ciò che il sogno ha lasciato aperto, dando forma a un finale più soddisfacente.
Quando manca la relazione terapeutica
C’è però una differenza sostanziale. Nella serie Allison è costretta ad agire subito: la sua lettura del sogno deve farsi immediatamente azione, e per quanto il marito la sostenga, l’elaborazione avviene in solitudine. Non c’è una vera relazione terapeutica, se non con sé stessa; non ci sono libere associazioni né decodifiche, ma uno scambio diretto tra inconscio e coscienza.
Nella pratica reale, invece, è proprio la relazione con il terapeuta a rendere possibile il lavoro sul sogno: uno spazio sicuro in cui rivivere le immagini, sostenere l’emotività che rischia di travolgere, e trasformare l’intuizione in consapevolezza. Il sogno, in questa cornice, non predice il futuro: illumina il presente di chi lo racconta.
Domande frequenti
Come considera i sogni l’approccio gestaltico?
La Gestalt vede nel sogno una via per leggere il momento esistenziale del sognatore. Nel dreamwork il sogno viene riportato al presente, raccontato e rivissuto in seduta con la sua carica emotiva, così da favorire un insight, cioè un’intuizione che indica una direzione.
Cos’è il dreamwork?
È il lavoro sul sogno proposto dalla pratica gestaltica: si racconta il sogno al presente, ricostruendone scene e scenografia e distinguendo primo piano e sfondo, come in una sequenza teatrale. Rivivendolo, il sognatore può cogliere il significato emotivo che lo riguarda nel qui e ora.
Cosa intendeva Perls con “situazioni inconcluse”?
Fritz Perls, fondatore della Gestalt, riteneva che molti sogni, specie quelli piacevoli, rappresentino situazioni rimaste aperte. Il lavoro terapeutico può aiutare a “concludere” ciò che il sogno ha lasciato in sospeso, dando forma a un esito più integrato e soddisfacente.
I sogni predicono il futuro?
Nell’ottica psicologica il sogno non predice eventi, ma illumina il presente di chi lo racconta: rivela il momento esistenziale, le emozioni e i nodi che la persona sta attraversando. Il suo valore è di conoscenza di sé, non di premonizione.
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