Psicologo o psicoterapeuta? Facciamo chiarezza
La figura che immaginiamo seduta ad ascoltare chi si confida sul lettino non è, in senso stretto, “lo psicologo”: è uno psicoterapeuta. Si tratta di un medico o di uno psicologo che ha ricevuto un’ulteriore formazione specifica per esercitare quella che chiamiamo psicoterapia. Il suo compito è aiutare la persona a mettere ordine, nel proprio mondo interiore, in quel disordine che ne compromette il normale funzionamento nella vita quotidiana. E, va detto, chi si rivolge a lui non è affatto detto che stia sdraiato su un lettino: è un’immagine legata più al cinema che alla pratica reale.
Se questa figura è lo psicoterapeuta, allora chi è lo psicologo? Riducendo la parola alla sua etimologia, lo psicologo è colui che studia la psiche. I suoi compiti sono molti e vari: oltre allo studio della mente, comprendono anche il supporto e la riabilitazione psicologica, attività che al profano possono sembrare simili alla psicoterapia, ma che hanno finalità e strumenti propri. La psicologia, insomma, è un campo molto più ampio di quello che gli stereotipi lasciano immaginare.
Cosa c’entra la psicologia con l’arte
A questo punto sorge spontanea una domanda: cosa ha a che fare la psicologia con l’arte? La risposta nasce proprio dall’oggetto di studio della psicologia, cioè la mente. Ogni opera d’arte è il prodotto di una mente umana; e ogni opera d’arte, a sua volta, è capace di suscitare in chi la osserva vissuti particolari, emozioni, sensazioni, modificando il suo stato d’animo. Entrambi gli aspetti del fenomeno artistico, la produzione e la fruizione, possono quindi diventare oggetto di studio della psicologia.
Questa branca specifica prende il nome di psicologia dell’arte e si occupa di indagare i molteplici aspetti del fenomeno artistico. Studia, per esempio, come l’occhio e l’orecchio si siano orientati all’apprezzamento di determinate immagini o sequenze sonore, quale sia il significato evolutivo delle arti nella storia della specie umana, o che cosa sia davvero la cosiddetta esperienza estetica, quel particolare stato che proviamo di fronte a ciò che percepiamo come bello.
Studiare l’arte a più livelli
Ciascuno di questi temi può essere indagato a livelli diversi, complementari tra loro. Un primo livello è quello neuroscientifico: possiamo studiare cosa avviene all’interno del cervello nel momento in cui guardiamo un dipinto o ascoltiamo una musica, quali aree si attivano, quali circuiti emotivi entrano in gioco.
Un secondo livello è quello dell’esperienza soggettiva: possiamo indagare il vissuto dello spettatore chiedendogli di raccontare cosa quell’opera gli ha fatto provare, quali ricordi o emozioni ha evocato. Un terzo livello, di matrice più psicoanalitica, porta la nostra attenzione a quel punto immaginario in cui l’inconscio dell’artista e quello del fruitore si incontrano: l’opera diventa allora un ponte tra due mondi interiori. Questi sono solo alcuni degli oggetti di studio possibili, ma bastano a mostrare quanto il campo sia ricco e stratificato.
Perché l’arte ci parla
Il fatto che un’immagine o una melodia possano commuoverci, inquietarci o rasserenarci non è un dettaglio marginale: è una delle manifestazioni più profonde del funzionamento della nostra mente. L’arte condensa e comunica ciò che a volte le parole non riescono a dire, e proprio per questo diventa una finestra privilegiata sulla psiche, sia di chi crea sia di chi guarda.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra psicologo e psicoterapeuta?
Lo psicologo studia la psiche e si occupa anche di supporto e riabilitazione psicologica. Lo psicoterapeuta è un medico o uno psicologo con una formazione aggiuntiva specifica, abilitato a esercitare la psicoterapia, cioè a trattare il disagio psichico attraverso un percorso terapeutico.
Cos’è la psicologia dell’arte?
È la branca della psicologia che studia il fenomeno artistico nei suoi due aspetti: la produzione dell’opera, come prodotto di una mente, e la sua fruizione, cioè gli effetti emotivi e cognitivi che l’opera suscita in chi la osserva o l’ascolta.
A quali livelli si può studiare l’arte in psicologia?
A più livelli: quello neuroscientifico (cosa accade nel cervello davanti a un’opera), quello dell’esperienza soggettiva (cosa prova lo spettatore) e quello psicoanalitico (l’incontro tra l’inconscio dell’artista e quello del fruitore). Sono approcci complementari.
Perché studiare l’arte aiuta a capire l’essere umano?
Perché l’arte nasce dalla mente e agisce sulla mente. Comunica emozioni e contenuti che le parole non sempre raggiungono, offrendo una finestra privilegiata sulla psiche di chi crea e di chi osserva. Capire l’arte, in questo senso, equivale a capire l’uomo.
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