Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

L’Indovino del mio Destino

Chi è il vero “indovino” del nostro destino? Non un mago o una cartomante, ma noi stessi (attraverso il modo in cui interpretiamo il presente e ci mettiamo in relazione con gli altri. Ascoltare, conoscersi partendo dalle proprie forze, costruire reti: sono queste le chiavi per predire) e costruire, il nostro futuro. Una riflessione sull’arte […]

Psicolab — L’Indovino del mio Destino
Chi è il vero “indovino” del nostro destino? Non un mago o una cartomante, ma noi stessi (attraverso il modo in cui interpretiamo il presente e ci mettiamo in relazione con gli altri. Ascoltare, conoscersi partendo dalle proprie forze, costruire reti: sono queste le chiavi per predire) e costruire, il nostro futuro. Una riflessione sull’arte di prendersi cura di sé.

Fermarsi per prendersi cura di sé

Ci sono momenti in cui sentiamo che qualcosa dentro ci logora, magari solo una voglia di cambiamento a cui non diamo ascolto. Un gesto prezioso, in questi casi, è fermarsi ad analizzare tutto ciò che è entrato nella nostra vita e ci ha emozionato. Fermarsi significa prendersi cura di sé. Scrivere brevi riflessioni, per esempio, aiuta non solo a pensare, ma a riflettere sulle parole e sui propri vissuti.

Un principio importante: non ci si conosce puntando il dito contro i propri punti deboli, ma partendo dalle proprie forze. È insieme alla parte forte di noi che le debolezze possono emergere, con timidezza e senza paura di mostrarsi. Non si superano le proprie fragilità se non le si accompagna, per mano, con i propri punti di forza.

La cultura nasce dall’ascolto

Per continuare a crescere bisogna continuare a imparare. E la vera crescita non nasce tanto dai libri, quanto dalla curiosità di ascoltare le altre persone. Viviamo però in una società rumorosa, in cui tutti vogliono parlare ed essere ascoltati, ma nessuno vuole ascoltare.

Eppure l’ascolto è una risorsa doppia. Quando qualcuno ci trasferisce le sue idee ed esperienze, avrà avuto l’occasione di conoscersi meglio, perché si sarà ascoltato. Ma se noi non ascoltiamo, rischiamo di incontrare la nostra vita solo attraverso il nostro punto di vista, senza mai arricchire il pensiero. Ci rifugiamo allora nell’orgoglio, troppo indulgenti con la nostra coscienza e poco disposti a guardare con gli occhi dell’altro. In fondo, la libertà di una persona traspare anche dalla capacità di rimettersi in discussione, restando aperti a condividere.

I muri che diventano prigioni

Circondarsi di persone capaci di far stare bene gli altri e di condividere conoscenza è un vero atto di coraggio, perché significa non alzare muri di presunzione. Quei muri, tirati su all’inizio per difenderci, finiscono per diventare la nostra prigione. Solo abbattendoli: mostrandoci vulnerabili ed esponendoci alle paure che nascono dalle nostre debolezze: possiamo essere davvero liberi e superare quel senso di inadeguatezza che, in fondo, è solo disarmonia interiore.

Ascoltare, però, richiede sforzo. Si dice che udiamo solo metà di ciò che viene detto, ascoltiamo metà di ciò che udiamo, capiamo metà di ciò che ascoltiamo e ricordiamo metà di ciò che capiamo. Come osservava il filosofo Zenone, abbiamo due orecchie e una sola bocca proprio per ascoltare di più e parlare di meno: pur con la giusta misura, senza cadere nella dipendenza dal giudizio altrui, che è una delle prime insidie dell’infelicità.

Visionari e realisti: l’equilibrio interiore

Come le cose non si vedono per quello che sono, ma per quello che siamo noi, ecco un altro motivo per ascoltare gli altri: avere una visione distorta è facilissimo, e le nostre mete nascono proprio da come definiamo la realtà. Troppo spesso dimentichiamo che il modo migliore per predire il futuro è l’interpretazione del presente.

Il simbolo taoista dello Yin e Yang ci ricorda che forze opposte governano alternativamente l’universo. Lo stesso vale dentro di noi: convivono due anime, quella del visionario e quella del realista cinico. A seconda del momento e delle esperienze, una prende il sopravvento sull’altra. In molti, per esempio, il visionario fa da “fratello maggiore” al realista: un’alta considerazione del valore delle persone e una fiducia incondizionata nel prossimo possono, a volte, distorcere la realtà.

Il segreto è l’equilibrio: essere insieme visionari e realisti, abbastanza obiettivi da minimizzare le illusioni ma senza rinunciare ai sogni. A volte aiuta anche viaggiare da soli, come momento di intimità con sé, per guardare la propria vita con un po’ di distacco e valutarla con più serenità.

Costruire reti (nonostante la paura)

Condividere se stessi (i propri saperi, ma anche i problemi e le difficoltà) significa costruire reti di relazioni. Grazie a esse possiamo conoscere cose nuove, trovare conforto per un dolore e imparare nuove soluzioni ai nostri ostacoli.

Certo, tutti abbiamo paura di rimanere feriti nei sentimenti. Ma questa paura non deve vanificare la nostra voglia di entrare in relazione. Basti pensare che, se anche solo uno su dieci rapporti si trasforma in una vera rete, quella rete ci impedirà di cadere e, per “effetto elastico”, ci rilancerà verso l’alto. Costruire reti serve anche a evitare una delle trappole più insidiose: voler affrontare la realtà (e il futuro) non per quello che è, ma per quello che vorremmo che fosse.

Il futuro, in fondo, è capriccioso, perché si definisce nel presente. E se a volte ci perderemo, non importa: potrà essere il modo migliore per scoprire luoghi interessanti. Perché non c’è niente di più bello che perdersi, per poi ritrovarsi. Il vero indovino del nostro destino, dunque, siamo noi: nel modo in cui ascoltiamo, ci conosciamo e scegliamo di stare al mondo.

Domande frequenti

Cosa significa che siamo noi gli “indovini” del nostro destino?

Che il futuro non è scritto altrove, ma si costruisce nel presente. Il modo migliore per predirlo è l’interpretazione di ciò che viviamo ora: le nostre mete nascono da come definiamo la realtà, dal nostro ascolto e dalle relazioni che coltiviamo.

Perché è così importante ascoltare gli altri?

Perché senza ascolto incontriamo la vita solo dal nostro punto di vista, senza arricchire il pensiero. Ascoltare permette di conoscersi meglio, di rimettersi in discussione e di correggere le inevitabili visioni distorte della realtà. È anche un atto di libertà e coraggio.

Cosa vuol dire essere insieme “visionari e realisti”?

Significa tenere in equilibrio le due anime che convivono in noi, come Yin e Yang: quella che sogna e quella che sta con i piedi per terra. L’equilibrio permette di minimizzare le illusioni senza rinunciare agli ideali, restando abbastanza obiettivi da sviluppare la propria personalità.

Perché costruire reti di relazioni nonostante la paura di soffrire?

Perché le relazioni ci permettono di conoscere, trovare conforto e imparare nuove soluzioni. La paura di essere feriti è naturale, ma non deve fermarci: anche una sola relazione autentica può diventare una rete che ci sostiene e ci rilancia verso l’alto.

Il vero “indovino” del nostro destino siamo noi, attraverso il modo in cui interpretiamo il presente e ci mettiamo in relazione. Prendersi cura di sé significa fermarsi, conoscersi partendo dalle proprie forze e non dai punti deboli. La crescita nasce dall’ascolto degli altri, più che dai libri: non ascoltare ci imprigiona nel nostro solo punto di vista, dietro muri di presunzione che diventano prigioni. Serve equilibrio tra le due anime che convivono in noi (il visionario e il realista) come Yin e Yang. E servono reti di relazioni, da costruire nonostante la paura di soffrire: anche una sola relazione autentica può sostenerci. Il futuro si definisce nel presente, e perdersi può essere il modo migliore per scoprire luoghi nuovi, e ritrovarsi.
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