Psicoterapia e Psicoanalisi

La Vacanze Estiva: Strumento di Rigenerazione Psichica della Famiglia

I megafoni delle spiagge sono utili a molte cose, a trasmettere musica, annunci vari e a segnalare la perdita di un bambino, ritrovato a vagare, in lacrime, alla ricerca dei genitori .
I bambini persi al mare sono un fenomeno estivo largamente diffuso sulle coste italiane. Distrazione delle mamme, cattiva educazione? In media quattro / cinque bambini al giorno, di età variabile tra i tre e gli otto anni si allontanano volontariamente dai genitori.
La spiaggia risulta essere un osservatorio privilegiato delle abitudini delle famiglie, sia italiane che straniere.
Le mamme italiane, solitamente da sole fino al venerdì, ritrovano la tranquillità ed il sorriso il sabato, per poi riperderli la domenica pomeriggio , quando il marito/padre riscompare perché richiamato da un urgente appuntamento di lavoro.
Durante la permanenza nel luogo di vacanza, quindi, la mamma deve ancora gestire in maniera monogenitoriale la famiglia. Tale gestione risulta essere apparentemente facilitata dalla consapevolezza del tempo senza scansioni precise, come, invece, avviene d’inverno, in città, quando a dettare regole sono i vari orari imposti dalla scuola e dalle attività lavorative.
La quotidianità della giornata al mare, invece, viene vissuta dalla mamma, con ansia, fatica e stanchezza.
L’arrivo nel luogo di villeggiatura, pensioncina o casa che sia, comporta un cambiamento delle abitudini del bambino. Dati statistici affermano che lo stato di salute del bambino in vacanza non è dei migliori, come si potrebbe, invece, auspicare. Soffre di inappetenza , di emicrania, di insonnia, di eritema, di frequenti febbri, di tonsilliti, di mal di pancia. La mamma si trova sola a dover affrontare queste emergenze, lontano dal pediatra di famiglia, alle prese con la ricerca di farmacie non sempre a portata di mano.
Inoltre, l’organizzazione della giornata risulta essere difficile se non si hanno a disposizione gli aiuti ormai acquisiti nella vita cittadina, quali asili, babysitter, nonni.
Quanto premesso conduce alla descrizione della condizione psicofisica della madre con bambini in vacanza: proveniente da un anno di lavoro, senza aiuti, incline alla malinconia, ansiosa, preoccupata, intollerante.
L’arrivo sulla spiaggia costituisce un momento di rallentamento delle tensioni per tutti i componenti della famiglia. I bambini sanno di avere a disposizione, per un certo numero di ore, uno spazio in cui poter liberare la fantasia e la manualità; la mamma delega volentieri a quel luogo fatto di sabbia, ombrelloni, acqua, sole, altri bambini, altre mamme, formine, secchielli, pizzette, cocco, salvagente, il dispendio dell’esuberanza dei propri figli e lo scorrere di parte della giornata.
Ma la rilassatezza dei processi attentivi della madre e l’esigenza di scoperta del territorio del bambino fanno sì che in una frazione di secondo accada il non previsto: il figlio si allontana dalla zona di vigilanza della madre.
La perdita del bambino in spiaggia è un fenomeno altamente diffuso sulle coste italiane.I nomi scanditi dai megafoni sono in percentuale ugualmente italiani o stranieri. Questo significa che la perdita del bambino va aldilà della nazionalità e del metodo educativo.
Le cause possono essere rintracciabili in una concomitanza di occasioni: da parte del genitore , nella vastità di territorio da controllare e nell’abbassamento della soglia di attenzione, dovuto al contesto piacevolmente strutturato che inibisce i sensori dello stress, favorendo la impropria cognizione di onnipotenza; da parte del bambino, la disponibilità invitante di spazi sconosciuti da scoprire che alimentano la sua innata propensione all’apprendimento ed allo sviluppo evolutivo attraverso la sperimentazione.
Il fenomeno è stato annoverato nella categoria degli atti mancati.
L’atto mancato o paraprassia, nella Psicopatologia della vita quotidiana, scritto da Freud nel 1901 è la descrizione di un avvenimento imprescindibile dalla nostra volontà, che, mettendo in evidenza, nel momento sbagliato, delle pratiche che mai ci sogneremmo di attuare nel nostro vivere quotidiano ( per es. abbandonare nostro figlio su una spiaggia), porta in superficie un desiderio inconscio e represso( godere, per esempio, di un momento tutto per noi ).
Freud dà importanza agli atti mancati in quanto li ritiene portatori di uno stress ansiogeno da non sottovalutare, perché se trascurato potrebbe risolversi in psicopatologia.
Bisogna, quindi, leggere la perdita del bambino in spiaggia come la voglia di riposo psicofisico della madre? Potrebbe essere una chiave di lettura psicoanalitica, ma sicuramente non deve servire a creare dei sensi di colpa nel genitore accudente.
La realtà è che anche le vacanze hanno bisogno di una seria programmazione.
Non devono essere solo una fuga dalla città per problemi di caldo, ma devono costituire una ripresa dei rapporti tra i componenti del nucleo familiare.
La vacanza deve vedere insieme la coppia genitoriale, al fine di una equa distribuzione dei compiti che permetta il rinnovamento e la rigenerazione degli status psico – fisici di tutti i componenti della famiglia.
Il momento prezioso della vacanza deve essere compreso e desiderato da entrambi i coniugi, affinché possa costituire una reale crescita per l’evoluzione della comunità “famiglia”. Costituisce la presa d’atto di quelle che sono le effettive dinamiche familiari con i dovuti pregi e difetti, in quanto lontane da interferenze attribuibili a fattori esterni (scuola, lavori dei genitori, presenza di figure di ausilio).
La vacanza ha il suo regolamento perché solo in questo modo può essere mezzo di rigenerazione e di conforto.
Deve indiscutibilmente rispecchiare i gusti di tutti i componenti, pertanto l’individuazione del luogo non può essere relegata al last minute. Deve tener conto dell’età di tutti i componenti, e non solo di quella dei genitori o dei figli. Deve poter contare su condizioni confortevoli e tranquille, in cui elementi di disagio economico o di salute non debbano, a priori, costituire disturbo ansiogeno .
Deve inglobare figure o strutture di supporto, qualora necessarie, che costituiscano una piacevole alternativa e non una condizione forzata ( miniclub, parenti).
Di recente, in seguito alle separazioni delle coppie genitoriali, si riscontra , nei luoghi di vacanza, un aumento della presenza di figli con il padre.
Anche in questo caso la programmazione deve essere accurata. Il genitore non affidatario è portato a pensare che la vacanza costituisca l’unico momento a disposizione per dimostrare al figlio il suo amore.
Pecca, pertanto, di iperattività emotiva, operando una esponenziale attenzione nei confronti del bambino, qualitativamente compensatrice della quantità di tempo che ritiene di avere sottratto al loro rapporto.
Il bambino male interpreta questa “ansia da prestazione “ del genitore, nel senso che se si vede proiettato in una vacanza da favola o se si scopre improvvisamente proprietario delle sette meraviglie del mondo non cambia i sentimenti che ha verso il genitore; piuttosto, tale comportamento lo rende a volte preoccupato e diffidente, dopo una prima reazione di stupore.
Nello specifico, è consigliabile mantenere un tenore solito di relazione; gli eccessi portano ad un ulteriore disorientamento del figlio. Nella gestione del tempo della vacanza è da considerare l’ausilio moderato di un caregiver di gradimento del bambino, che affianchi il genitore senza intralciare il loro rapporto o costituire una permanente sostituzione. Ciò meglio rappresenta la vita realmente condotta dal bambino nel resto dell’anno; una full immersion nel rapporto figlio/genitore con surplus di eventi stupefacenti è di gratificazione solo per il genitore, ma di delusione e rabbia per il figlio quando, alla fine del periodo, dovrà, suo malgrado, subire l’ennesima separazione dallo stesso.
La vacanza dunque, è un regalo nella amministrazione del quotidiano; in quanto tale, bisogna “spenderla “ al meglio. Usarla per conoscere un po’ di più i componenti delle nostre famiglie può essere d’aiuto per loro e per noi stessi.

Immagine di Anita Laura d´Atri

Anita Laura d´Atri

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