Personalità e Individuo

La scrittura cura

Scrivere di ciò che ci pesa è fra i pochi interventi psicologici che una persona può provare da sola, senza costi e senza attrezzatura. Funziona, ma non per tutti allo stesso modo, e ci sono condizioni in cui è meglio non farlo da soli. Articolo divulgativo, non sostituisce un trattamento. La scrittura non e indicata […]

Psicolab — La scrittura cura
Scrivere di ciò che ci pesa è fra i pochi interventi psicologici che una persona può provare da sola, senza costi e senza attrezzatura. Funziona, ma non per tutti allo stesso modo, e ci sono condizioni in cui è meglio non farlo da soli.
Articolo divulgativo, non sostituisce un trattamento. La scrittura non e indicata come strumento autonomo dopo un trauma recente o in presenza di sintomi post-traumatici: in quei casi serve un professionista. Emergenze: 112. Telefono Amico: 02 2327 2327.

Che cosa è stato studiato

Il paradigma di riferimento è semplice e replicato da decenni: scrivere per un tempo breve, per alcuni giorni consecutivi, dei pensieri e delle emozioni più profondi riguardo a un’esperienza difficile, senza preoccuparsi di forma, grammatica o destinatario.

Le rassegne indicano effetti positivi ma piccoli su indicatori di salute fisica e psicologica. Va detto con chiarezza: gli effetti esistono e sono replicati, ma la loro entità è modesta e gli studi iniziali riportavano risultati più forti di quelli confermati in seguito.

Un elemento importante è che il beneficio non deriva dallo sfogo: scrivere ripetutamente le stesse emozioni negative senza altro non aiuta, e può alimentare ruminazione.

Ciò che i dati associano al beneficio è il cambiamento nel modo di scrivere attraverso le sessioni: aumento dei termini che indicano comprensione e causalità, e uno spostamento di prospettiva. In altre parole, funziona quando produce una riorganizzazione, non una ripetizione.

Perché funzionerebbe

Le spiegazioni proposte sono più d’una, e nessuna esclude le altre.

L’organizzazione narrativa: trasformare un’esperienza in un racconto strutturato la rende più gestibile e meno soggetta a riemergere in forma frammentaria.

La riduzione dell’inibizione: mantenere attivamente qualcosa di non detto ha un costo, e scriverlo lo riduce.

L’esposizione ripetuta al contenuto in condizioni sicure, che è il principio dei trattamenti sull’ansia.

E la distanza: scrivere in terza persona o adottando una prospettiva esterna si associa a minore reattività emotiva e a maggiore capacità di comprensione, ed è uno dei risultati più robusti del filone.

Le varianti con qualche evidenza

Alcune formulazioni specifiche hanno una letteratura propria.

La scrittura sui propri valori (cosa conta davvero per me e perché) ha evidenze in contesti di minaccia all’identità, con effetti documentati in ambito scolastico su studenti in condizione di svantaggio.

La scrittura sulle cose per cui si è grati mostra effetti sul benessere, anche qui di entità contenuta e con risultati non uniformi.

La scrittura su un futuro desiderato e realistico si associa a esiti positivi, spesso migliori rispetto alla scrittura su eventi negativi.

Va segnalato che le variazioni fra individui sono grandi: l’effetto medio nasconde persone che ne traggono beneficio consistente e persone che non ne traggono alcuno.

Come farlo, e quando non farlo

  • Un tempo breve e definito, per pochi giorni consecutivi. Non serve continuare a lungo.
  • Scrivere senza curarsi della forma e senza destinatario: il testo non deve essere letto da altri, e può essere distrutto.
  • Cercare, nelle sessioni successive, di collegare e spiegare anziché ripetere. È l’elemento associato al beneficio.
  • Provare la terza persona se il contenuto è troppo attivante.
  • Fermarsi se dopo la scrittura si resta agitati per ore o si è più immersi nello stesso pensiero: sta funzionando come ruminazione.

Le cautele: non è indicata come strumento autonomo per eventi recenti o in presenza di sintomi post-traumatici, dove esistono trattamenti specifici e dove l’esposizione non guidata può peggiorare il quadro. E per un lutto recente i risultati sono modesti e non uniformi.

Domande frequenti

Scrivere delle proprie difficolta aiuta davvero?

Le rassegne indicano effetti positivi ma di entita piccola, replicati ma piu modesti di quanto riportassero gli studi iniziali.

Basta sfogarsi per iscritto?

No. Ripetere le stesse emozioni negative non aiuta e puo alimentare ruminazione: il beneficio si associa a una riorganizzazione del racconto.

Serve saper scrivere?

No: forma, grammatica e qualita non contano, e il testo non deve essere letto da nessuno.

Ci sono casi in cui e meglio evitarla?

Si: dopo un evento traumatico recente o in presenza di sintomi post-traumatici serve un professionista, perche l’esposizione non guidata puo peggiorare il quadro.

La scrittura espressiva ha effetti positivi replicati ma piccoli, e non deriva dallo sfogo: cio che si associa al beneficio e la riorganizzazione del racconto attraverso le sessioni, non la ripetizione. La distanza, per esempio scrivere in terza persona, e uno degli elementi piu solidi. Esistono varianti con evidenze proprie su valori, gratitudine e futuro. Ma dopo un trauma recente non e uno strumento da usare da soli.
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