Personalità e Individuo

Le nuove linee guida diagnostiche OMS non definiscono più la non-conformità di genere come un “disordine mentale”. Aspetti psicologici e normativi.

La classificazione internazionale delle malattie ha spostato la non conformità di genere fuori dal capitolo dei disturbi mentali. È un cambiamento tecnico con conseguenze concrete su chi accede alle cure e su come viene trattato. Articolo divulgativo, non fornisce indicazioni cliniche ne legali. Per percorsi di supporto e opportuno rivolgersi a professionisti con formazione specifica. […]

Psicolab — Le nuove linee guida diagnostiche OMS non definiscono più la non-conformità di genere come un “disordine mentale”. Aspetti psicologici e normativi.
La classificazione internazionale delle malattie ha spostato la non conformità di genere fuori dal capitolo dei disturbi mentali. È un cambiamento tecnico con conseguenze concrete su chi accede alle cure e su come viene trattato.
Articolo divulgativo, non fornisce indicazioni cliniche ne legali. Per percorsi di supporto e opportuno rivolgersi a professionisti con formazione specifica. Emergenze: 112. Telefono Amico: 02 2327 2327.

Cosa è cambiato, con precisione

Nella revisione più recente della classificazione internazionale dell’Organizzazione mondiale della sanità, la condizione precedentemente inclusa fra i disturbi mentali è stata ridenominata e ricollocata in un capitolo dedicato alla salute sessuale.

La ragione dichiarata è duplice: da un lato riconoscere che l’identità di genere non conforme non è di per sé un disturbo mentale; dall’altro mantenere una voce in classificazione per garantire l’accesso ai percorsi sanitari e alla loro copertura.

Va precisato l’elemento che spesso si perde: la depatologizzazione non equivale alla cancellazione. Se una condizione esce completamente dalle classificazioni, in molti sistemi sanitari escono con essa i diritti di accesso alle prestazioni.

Nel manuale diagnostico statunitense la formulazione è diversa e si concentra sulla disforia, cioè sul disagio, e non sull’identità in sé: anche lì il criterio richiede sofferenza o compromissione, e la sua assenza esclude la diagnosi.

Perché il cambiamento conta

Le conseguenze sono state studiate.

La classificazione come disturbo mentale è associata a stigma, che a sua volta si associa a ritardo nella richiesta di aiuto e a peggiori esiti di salute.

Il modello con più supporto in questo ambito è quello dello stress delle minoranze: i tassi più elevati di ansia, depressione e comportamenti autolesivi documentati nelle persone transgender e non binarie sono associati a discriminazione, rifiuto familiare e violenza subita, non all’identità in sé.

Ne segue la conseguenza pratica più solida: i fattori protettivi identificati sono il sostegno familiare, l’uso del nome scelto nei contesti di vita, e l’accesso a servizi competenti. Sono variabili modificabili, e la loro presenza si associa a riduzioni consistenti del disagio.

Cosa serve al professionista e a chi chiede aiuto

Alcuni punti sono ormai condivisi dalle indicazioni professionali internazionali.

Le pratiche finalizzate a modificare l’identità di genere o l’orientamento sessuale di una persona non hanno efficacia, sono associate a danni documentati, e sono considerate inaccettabili dalle principali associazioni professionali.

La valutazione psicologica, quando richiesta, non serve a stabilire se l’identità sia autentica, ma ad accompagnare, informare e verificare la presenza di condizioni che richiedano attenzione.

Va segnalato che il dibattito clinico sui percorsi in età evolutiva è aperto e non concluso: le raccomandazioni variano fra paesi e alcune sono state riviste. Su questo è corretto riportare l’esistenza di posizioni diverse anziché presentare un consenso che non c’è.

Ciò che invece non è in discussione riguarda il piano relazionale: il rifiuto familiare è fra i predittori più forti di esiti negativi, e il sostegno fra i più forti di esiti positivi. È l’informazione più utile per una famiglia.

Sul linguaggio, e sul contesto italiano

  • Usare il nome e i pronomi indicati dalla persona: non è una concessione, ed è associato a minore disagio negli studi disponibili.
  • Distinguere identità di genere e orientamento sessuale, che sono dimensioni indipendenti e vengono regolarmente confuse.
  • Evitare il lessico patologizzante e le domande sul corpo, che in ambito non clinico non hanno alcuna funzione.
  • In Italia esiste una normativa che disciplina la rettificazione anagrafica, e la giurisprudenza ha chiarito che non è necessariamente subordinata a interventi chirurgici. Per gli aspetti legali occorre rivolgersi a professionisti competenti.

Un ultimo criterio, valido oltre questo tema: quando una condizione esce dalle classificazioni dei disturbi mentali, ciò che cambia non è la persona. Cambia il modo in cui le istituzioni la trattano, e quello, i dati lo mostrano, incide sulla sua salute.

Domande frequenti

Cosa ha stabilito l’Organizzazione mondiale della sanita?

Che l’identita di genere non conforme non e di per se un disturbo mentale: la voce e stata ricollocata in un capitolo dedicato alla salute sessuale.

Perche non e stata eliminata del tutto?

Perche in molti sistemi sanitari l’uscita completa dalle classificazioni comporterebbe la perdita del diritto di accesso alle prestazioni.

Da cosa dipendono i maggiori tassi di disagio?

Dal modello dello stress delle minoranze: discriminazione, rifiuto familiare e violenza subita, non dall’identita in se.

Le terapie che mirano a modificare l’identita funzionano?

No: non hanno efficacia, sono associate a danni documentati e sono considerate inaccettabili dalle principali associazioni professionali.

La ricollocazione fuori dai disturbi mentali riconosce che l’identita non conforme non e una patologia, mantenendo pero l’accesso ai percorsi sanitari. I maggiori tassi di disagio documentati si spiegano con discriminazione e rifiuto, non con l’identita. I fattori protettivi sono modificabili: sostegno familiare, uso del nome scelto, servizi competenti. E le pratiche che mirano a modificare l’identita sono dannose e inefficaci.
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