Il pregiudizio spesso è apparso come una sorta di monolite negativo dal carattere sostanzialmente immutabile, ma è possibile rivedere, smorzare o addirittura eliminare questo tipo di atteggiamento? E’ possibile avere un contatto con l’outgroup che non sia necessariamente di confronto competitivo e ostile, capace solo di generare discriminazione e razzismi?
Anche attraverso la semplice osservazione delle quotidiane esperienze personali degli individui, si può affermare che levigare gli spigoli del pregiudizio è possibile.
La più semplice ipotesi per il miglioramento dei rapporti intergruppi è quella del contatto (Villani 2005). Naturalmente, il semplice contatto non riduce in automatico il pregiudizio, si deve piuttosto trattare di un rapporto continuativo atto alla realizzazione di un obbiettivo condiviso dalle due parti, i cui membri, oltre ad avere uno status sociale molto simile, devono essere anche confortati da aiuti sociali e istituzionali che li favoriscano e li spronino nella direzione di questa cooperazione.
Il gruppo non è solo un’entità collettiva unica e compatta, ma è composto dai singoli individui che ne fanno parte, pertanto, la qualità dei rapporti che si vengono a creare tra di loro dipende anche dalla natura delle particolari relazioni che essi mettono in atto reciprocamente. In questo caso, il ruolo giocato dalla percezione interpersonale dei membri dell’outgroup permette di personalizzare i rapporti, fino ad arrivare ad una riduzione del conflitto inter partes. Attraverso la singolare decategorizzazione operata sui soggetti appartenenti all’outgroup da parte di quelli dell’ingroup, si attuano i due processi di differenziazione e personalizzazione, che permettono la riduzione del pregiudizio. Per “differenziazione” si intende il processo secondo cui i singoli membri di un outgroup non sono più visti come omogenei portatori delle caratteristiche del gruppo di cui fanno parte, ma piuttosto come individui singoli, distinti l’uno dall’altro; mentre con “personalizzazione” si fa riferimento ai contatti particolari che si vanno ad instaurare tra i singoli appartenenti ai vari gruppi, attraverso i quali, questi riescono ad attribuirsi reciprocamente caratteri unici (Villani 2005).
Purtroppo, il pregiudizio intergruppi, nonostante queste meccaniche di avvicinamento tra i rispettivi membri, rimane comunque piuttosto difficile da sradicare, specialmente laddove le differenze reciproche sono dotate di notevole salienza. E’ per questo motivo che le persone dovrebbero essere incoraggiate, attraverso anche adeguate politiche pubbliche e sociali, a ricategorizzare sia i membri dell’ingroup, per limitare l’acceso favoritismo nei suoi confronti da parte dei membri, sia i membri del’outgroup, per ridurre il peso di certi pregiudizi, spesso, troppo stigmatizzanti. Le soluzioni ricercate per ovviare a questo problema puntano soprattutto al tentativo di riduzione del pregiudizio a livello individuale, in modo che poi, si possano estendere naturalmente, al resto del gruppo: una sorta di cambiamento promosso dal basso. Gli studiosi, quindi, si concentrano soprattutto sulla ricerca di modalità con cui intervenire sulle individuali predisposizioni ad adottare atteggiamenti pregiudiziali, come ad esempio sostegni di tipo cognitivo finalizzati a promuovere attraverso l’informazione una maggior conoscenza del gruppo oggetto di pregiudizio (Potremo osservare in concreto questo aspetto attraverso le scelte rappresentative di certi registi, in relazione alla messa in scena di particolari elementi del fenomeno deviante), oppure attraverso la formazione di contesti di contatto e condivisione tra gruppi diversi (ambiti di lavoro misti, in cui sono presenti elementi dell’ingroup e dell’outgroup). E’ possibile anche agire sulle condizioni sociali che generano pregiudizio, attraverso azioni di carattere politico-legislativo che vadano a toccare la struttura sociale, come ad esempio l’adottare politiche di assimilazione o pluralismo di gruppi minoritari, considerabili outgroup rispetto all’unicum più omogeneo del resto della società.
Un discorso a parte va, infine, fatto sulle modalità di ricezione e interiorizzazione attraverso le quali gli individui acquisiscono i pregiudizi. Anche in questo caso dobbiamo parlare dell’importante ruolo di agenti socializzatori svolto dai mezzi di comunicazione di massa. Come già più volte dimostrato, questi rappresentano una potente fonte di influenza nella costruzione del bagaglio cognitivo degli individui e, esprimendosi sostanzialmente attraverso immagini stereotipate, sono in grado di fornire ai soggetti l’immagine di se stessi come membri di un ingroup, e degli altri, quali modelli di outgroup. In questo caso, si auspicherebbe la loro proposizione di immagini più dettagliate e approfondite dei vari gruppi destinatari di pregiudizi, a volte più dettati dall’ignoranza e dalla superficialità della loro conoscenza che dalla realtà dei fatti, che ne migliorino la percezione.