Psicoterapia e Psicoanalisi

La Professione Impossibile

Janet Malcom in un articolo di successo pubblicato negli anni ottanta, definiva la professione di psicoanalista “impossibile”. Impossibile sia per l’analista che per il paziente; una professione dove i titoli ufficiali (laurea, diploma di specializzazione, ecc.) rappresentano solo l’aspetto burocratico di una disciplina che si prefigge come obiettivo la conoscenza dell’uomo nella sua totalità, nella sua personale “verità”.
La psicoanalisi contemporanea è profondamente cambiata dai tempi in cui esercitava Freud, ma il nocciolo incandescente del significato della lezione freudiana e dei contributi di altri pionieri come Jung, rimane a fondamento di una professione unica, affascinante, capace di attrarre moltissime persone.
Anche se non mancano le critiche, sia interne che esterne, in questo contributo cercheremo di introdurre alcune nozioni relative alla psicoanalisi e al lavoro del professor Giorgio Antonelli e del professor Aldo Carotenuto, importanti esponenti non solo della psicoanalisi ma della cultura italiana.

Tra gli addetti ai lavori esistono due correnti di pensiero, sul modo di affrontare la “questione” freudiana: una parte crede che la psicoanalisi sia “morta”, insieme al suo fondatore e che non sia rimasto altro che le macerie. Un’altra parte, altrettanto numerosa, ritiene invece la lezione psicoanalitica ancora attuale per affrontare i problemi dell’uomo.
In questa sede parleremo di psicoanalisi e della sua attualità con il professor Giorgio Antonelli.
1) Lei ha fondato insieme al prof. Carotenuto il Centro Studi di Psicologia e Letteratura. Quali sono le principali attività del centro?
Il Centro Studi promuove incontri mensili, le CONVERSAZIONI, nella Libreria BIBLI di Roma e convegni annuali (nel mese di Aprile) su tematiche riguardanti: la psicologia del profondo, la sua storia, le sue relazioni con l´arte, la letteratura e la creatività, la psicoterapia come arte. Alle stesse tematiche dedica la propria rivista, il GIORNALE STORICO DEL CENTRO STUDI DI PSICOLOGIA E LETTERATURA, che esce ogni anno in aprile (il numero che contiene gli atti dei convegni) e in ottobre. Tutte le attività sono tempestivamente comunicate nel sito del Centro Studi. Nel sito sono ospitati inoltre gli estratti degli articoli scritti dai soci. Con riferimento alle
CONVERSAZIONI gli incontri vengono scanditi nei mesi che vanno da ottobre a marzo e da maggio a giugno. La prima conversazione ha come oggetto gli “eretici” della psicologia del profondo. L´ultima conversazione ha come oggetto il sogno.
2) La lettera ad un apprendista stregone, cosa rappresenta nel percorso culturale del prof. Carotenuto?
Un momento di confronto col proprio essere insegnante universitario e insegnante della “cosa” psicologica.
Essere uno psicoanalista oggi richiede molta forza, molto impegno, un viaggio alla ricerca di se stessi e della propria personale verità, per bella o brutta che sia.
Lo psicoanalista di oggi ha ben poco in comune con Freud e i suoi allievi: cambia la società, cambia la cultura e, di conseguenza, anche quella “cosa” chiamata Psicoanalisi. Il percorso professionale è sicuramente affascinante, ma complesso e sfaccettato: al di là dei titoli ufficiali, non si finisce mai di studiare, di apprendere e di crescere personalmente e professionalmente.

Riportiamo di seguito una breve intervista al professor Antonelli. Gli aspetti della psicoanalisi toccati sono quelli relativi al lavoro del “Centro”, al lavoro del professor Carotenuto, ai suoi contributi di psicologia analitica, al caso Freud-Jung-Sabina, all’attualità della psicoanalisi oggi rispetto ad altre forme di cura della mente e dell’anima.
1) Nella sua produzione saggistica ha approfondito il lato “mistico” del pensiero junghiano. Da dove nasce l´interesse per questo aspetto dell´opera junghiana?
Dalla radicata convinzione che la psicologia, non meno della filosofia e della teologia, ha a che fare con i problemi ultimi dell´esistenza umana. E i problemi ultimi hanno necessariamente a che vedere con il “lato mistico”. Nello stesso tempo, però, i problemi ultimi non riguardano il dopo, ma l´adesso. Come dicevano gli eretici Imeneo e Fileto (stigmatizzati da San Paolo) “la resurrezione è già avvenuta”. Chi lo sa, veramente, che la resurrezione è avvenuta? Gli gnostici lo sapevano e, per questo, erano “gnostici”. Per lo stesso motivo ritengo che gli psicologi del profondo siano (anche senza saperlo o darsene pena) eredi degli gnostici.
2)Pensa che la psicoanalisi, di qualsiasi indirizzo, sia destinata a fallire come sistema di cura, soppiantata dalla farmacologia e da terapie comportamentali?
Il mio approccio è naturalmente politeista. Nessuna farmacologia esclude nessuna psicoterapia del profondo e viceversa. Lo stesso dicasi delle terapie comportamentali e cognitiviste. L´importante, come diceva Pound, è fare un buon lavoro. Ad ogni modo, finché la relazione tra un essere umano e un altro essere umano avrà importanza, la psicoanalisi (in qualsiasi sua
versione presente o futura) rimarrà in auge. Del resto è appunto questa la vera scoperta di Freud (e forse, pensando a Socrate, dovremmo dire “riscoperta”): non l´inconscio (di cui i poeti, tra gli altri e prima degli altri, hanno abbondantemente saputo), ma l´invenzione del setting analitico.
3) Cosa vuol dire psicoanalisi?
Vuol dire: analisi dell´anima. Noi analizziamo l´anima e l´anima analizza noi.
4) In merito al lavoro del prof. Carotenuto, quali sono, secondo Lei i suoi contributi fondamentali alla psicologia e alla psicoanalisi?
Molteplici e non ancora del tutto (ri)conosciuti. Ne cito alcuni: la radicale rivendicazione di una psicopatologia dell´analista, l´approfondimento della psicologia della creatività, il costante confronto con la letteratura, la vibrante declinazione della vita amorosa, la scelta
di uno stile terso e privo di tecnicismi.
5) Quanto ha contribuito il successo del film “Prendimi l´anima”, alla conoscenza del Centro?
Nessuno, nessuno riconoscibile almeno.
6) Perché secondo Lei gli eredi Jung non hanno concesso la pubblicazione delle lettere di Jung a Sabina e a Freud?
I motivi possono essere molteplici. Direi, per citarne uno, l´incapacità di vedere la verità come apertura. Una incapacità, derivata dalla paura, generalmente condivisa dagli esseri umani.
7) Il che modo il prof. Carotenuto ha trattato il tema dell´Amore?
Su questo tema ho appena tenuto una conferenza nella quale ho esposto la tesi di una concezione tragica dell´amore come vera cifra dell´approccio di Carotenuto. Gli esseri umani, per Carotenuto, sono fondamentalmente, irredimibilmente soli e ogni relazione è destinata al fallimento. E, però, la partita dell´amore rimane comunque l´unica che valga veramente la pena di giocare, l´unica nella quale possiamo tentare l´esperimento col nostro essere autenticamente “noi stessi”. Non è un caso che l´ultimo libro espressamente dedicato al tema dell´amore Carotenuto l´abbia voluto intitolare “Il gioco delle passioni”.
8) In che modo il prof. Carotenuto ha trattato il tema della letteratura e dell´arte di scrivere?
Con riferimento al nostro lavoro, come il reale contraltare, il vero interlocutore, l´interlocutore e “interrogatore” creativo dell´attività del terapeuta.
9) In sintesi, riuscirebbe a dirmi le differenze tra un approccio freudiano alla psiche e quello junghiano?
In sintesi non ci riuscirei. Dal mio punto di vista, comunque, le differenze sono in gran parte sovrastrutturali. Chi ha avuto la fortuna di ascoltare le lezioni o le conferenze di Carotenuto avrà avuto certamente modo di notare come siano state le analogie a interessarlo più delle differenze.

Immagine di Fabrizio Leonardi

Fabrizio Leonardi

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