Azienda e Organizzazione

La Percezione del Rischio nei Luoghi di Lavoro

La Toscana è una Regione dove molto si è fatto e si fa in termini di prevenzione degli incidenti sui luoghi di lavoro.
Le aziende, nella maggior parte dei casi, applicano le normative vigenti e investono notevoli risorse nella prevenzione di questi. Eppure gli incidenti sul lavoro sono ancora molto numerosi, specialmente quelli mortali.
Noi crediamo che uno dei fattori determinanti sia la scarsa percezione della loro esposizione ai rischi. Eliminare la probabilità di incidenti sul luogo di lavoro è impossibile ma ridurli attraverso la gestione del rischio è un obiettivo possibile.
Ma che cos’è il “RISCHIO”?
E’ l’eventualità di subire un danno connessa a circostanze più o meno prevedibili
Il rischio è connesso alla frequenza del verificarsi del danno e della grandezza che questo stesso  può causare e risulta essere quindi legato sia ad eventi lavorativi comuni e normali che straordinari ed imprevedibili
Pertanto i rischi vanno studiati e conosciuti per identificarli, stimarli e poterli poi mantenere sotto controllo, ovvero gestirli.
E’infatti impossibile eliminare i rischi nei processi di lavoro, ma è possibile ridurli fino a far divenire il rischio stesso accettabile.
Ad oggi, persiste ancora, in molte realtà organizzative, un atteggiamento di passività nei confronti dell’eventualità che si verifichi un incidente sul luogo di lavoro; basti pensare alla difficoltà che spesso i responsabili Aziendali incontrano nel far utilizzare i dispositivi personali di sicurezza o nel far rispettare l’ordine prestabilito di alcune operazioni durante il lavoro.
Risulta così necessario intervenire in quest’ambito, superando tale atteggiamento e mutandolo in comportamenti attivi attraverso un vero coinvolgimento di tutti nel processo produttivo.
La strada principale è quella di aumentare, nei lavoratori, la cultura della PERCEZIONE DEL RISCHIO e vincere le naturali resistenze verso i cambiamenti organizzativi.
La sicurezza non può essere vista solo come un semplice calcolo probabilistico che un evento possa o non possa accadere, ed in che percentuale, ma è anche costituita dalla percezione della situazione nella quale ci troviamo e dei rischi percepiti nella realtà lavorativa.
Nel mondo del lavoro bisogna tenere presente un semplice principio: “La sicurezza assoluta non esiste”. Per cui noi dovremo fare di tutto per avvicinare, quanto più possibile, a zero il calcolo probabilistico del rischio dell’evento e portare al massimo la sensibilità verso questo rischio nel lavoratore.
Purtroppo accade spesso che noi sottostimiamo o sovrastiamo il rischio, proprio perché non si può applicare, a questo, un semplice calcolo matematico, ma dobbiamo tenere in considerazione anche il fattore umano sia singolo che di gruppo, che deve assolutamente essere studiato, conosciuto e valutato.
Molti ricerche, ad esempio, hanno evidenziato come la percezione del rischio sia più elevata in relazione a se stessi che non verso gli altri.
Un altro fattore di rischio è la stanchezza e non solo quella fisica, ma anche quella mentale. Più siamo stanchi e più diminuisce la nostra capacità di concentrarci e di percepire l’ambiente circostante.
Per molte lavorazioni e luoghi di lavoro, che hanno un alto rischio di infortuni, occorre intervenire sull’organizzazione del lavoro stesso con uno studio molto accurato dei tempi e delle pause necessarie.
Infine è possibile affermare che per ridurre davvero il rischio occorre gestirlo e tale gestione passa attraverso:
FORMAZIONE –INFORMAZIONE – ADDESTRAMENTO
Spesso gli incidenti accadono per difetto o di abilità, o di conoscenza o di comportamento.
Per ridurre i rischi e iniziare una politica di prevenzione occorre far nascere, all’interno dell’Azienda stessa, la “Cultura del rischio sul lavoro” ed ancor più la “Cultura della percezione del rischio”, attraverso una corretta informazione e trasparenza e un grande lavoro di trasformazione culturale.
Introdurre un cambiamento culturale richiede tempi lunghi e notevoli investimenti, anche economici, da parte di tutta l’organizzazione del lavoro di un’Azienda.
I fattori che influenzano la percezione del pericolo sono legati all’età, al sesso, al grado di cultura, al contesto sociale, agli interessi ed al grado di conoscenza del pericolo.
La mèta finale di ogni intervento è far coincidere il rischio reale con quello percepito, anche se ciò risulta difficile da realizzare.
Più il rischio è alto più deve aumentare l’attenzione.
Un fattore determinante della prevenzione è l’informazione che deve essere sempre bidirezionale.
I lavoratori devono avere delle opportunità per evidenziare tra loro i rischi e poterli comunicare ad i responsabili.
L’Azienda, da parte sua, deve aggiornare i rischi presenti nelle attività svolte dai dipendenti e comunicarli a questi. Per far ciò risulta molto importante la valutazione congiunta con i lavoratori e i loro responsabili a fronte dei rischi presenti nelle nuove o di impreviste attività che si verificano, per esempio per guasti o calamità.
E’ ovvio che si dovrà partire da un attenta analisi statistica degli incidenti che si sono verificati in passato.
Occorrerà poi scomporre l’attività nelle singole procedure operative sia per evidenziare i rischi, ma anche le difficoltà incontrate dai lavoratori a percepirli o a mantenere un’attenzione costante.
Ogni procedura lavorativa dovrebbe poi essere analizzata in maniera analitica attraverso l’utilizzo di professionisti specializzati in questo tipo di attività, che coinvolgendo tutti, dai dirigenti, sino all’ultimo lavoratore impiegato nel processo, studi approfonditamente ogni intervento fatto e ne valuti i rischi, sia espliciti che impliciti.
I risultati di questo studio andranno poi riportati ai singoli gruppi di lavoro per evidenziare loro tutti i rischi potenziali.
Il gruppo di lavoro della Fromm ha messo a punto un’analisi delle procedure di lavoro che prevede dei colloqui, effettuati da uno psicologo del lavoro, con ogni singola persona che opera nella procedura stessa. Colloquio in parte guidato per fare emergere le professionalità possedute, anche non strettamente collegate a quel lavoro, le aspettative e quelle che sono, a giudizio dell’intervistato le criticità della procedura.
Da un attento confronto con il diagramma di flusso della procedura stessa, si possono evidenziare non solo le criticità e conseguentemente i possibili rischi, ma anche gli specifici bisogni formativi per ogni singolo lavoratore, con un evidente risparmio, per l’Azienda di risorse economiche e fisiche e per i lavoratori di esposizioni ai rischi.
L’analisi delle procedure di lavoro è un’attività che ogni Azienda dovrebbe curare ed aggiornare continuamente, non solo per l’indubbia utilità nei confronti della prevenzione degli incidenti sul lavoro, ma anche perché così facendo si evidenziano anche i bisogni formativi dei singoli lavoratori.
Senza un intervento preliminare di sensibilizzazione al rischio ogni intervento di formazione sulla prevenzione otterrebbe pochi risultati
Ribadiamo che agire in sicurezza vuol dire avere la percezione dei rischi che si stanno correndo.
Un grande pericolo è che il lavoratore pensi di avere sotto controllo la situazione solo perché fa da molto tempo quel lavoro senza che si siano verificati incidenti. Questa è solo una falsa sicurezza.
Fattori che vanno accuratamente studiati e che concernono ogni singolo lavoratore sono: le sue conoscenze, le sue abilità e le sue aspettative.
Per ogni lavoratore, al momento dell’assunzione andrebbe redatto un esatto profilo, poi periodicamente aggiornato, che dovrebbe essere messo a confronto con i processi lavorativi in cui opererà, per evidenziare i bisogni formativi od i rischi esistenti.
Occorre anche analizzare e studiare il gruppo di lavoro e come questo percepisce i rischi e se tende a sottovalutarli.
Ogni processo formativo sulla prevenzione dovrebbe iniziare sempre con la sensibilizzazione ai rischi, per poi proseguire con la conoscenza della normativa vigente, che non va mai dimenticato, è fatta di diritti ma anche di doveri per i lavoratori.
La fase dell’intervento dovrebbe specificare i rischi effettivi presenti nei processi di lavoro e l’analisi generale della chiamiamola “politica della prevenzione nell’Azienda”.
Ogni qual volta avviene un cambiamento all’interno di un processo produttivo, ad esempio per l’introduzione di nuove attrezzature, occorrerà analizzare di nuovo i piani di sicurezza, ma con il coinvolgimento di tutto il gruppo di lavoro e non solo del responsabile del servizio.
Altri elementi critici, predittivi di incidenti lavorativi, possono, ad esempio riguardare la stanchezza del lavoratore stesso, dovuta a lunghi spostamenti che lo stesso potrebbe dover effettuare per raggiungere il luogo di lavoro; da turni di lavoro che si potrebbero prolungare oltre il suo normale orario; da attività lavorativa che richiede una grande concentrazione; che aumenterà in modo esponenziale il rischio di incidenti.
Al di là di ogni valutazione etica e morale, occorre far comprendere alle Aziende e specialmente a quelle medio piccole, che investire nella sicurezza vuol dire risparmiare sui costi di produzione e creare un ambiente di lavoro sicuro e tranquillo.
Ciò è ormai universalmente riconosciuto come essenziale per avere livelli produttivi di alta qualità.
Ma ancor oggi il clima aziendale è un aspetto poco curato e specialmente nelle medie-piccole aziende.
Noi crediamo che ancora non sia passato il concetto che la tutela della sicurezza sui luoghi del lavoro è anche un modo per diminuire i costi di un’Azienda.
Ogni volta che si verifica un incidente sul lavoro si pagano prezzi altissimi in termini di vite umane o di gravi invalidità. Ogni incidente peggiora il clima aziendale e la fiducia dei lavoratori verso l’Azienda precipita in caduta verticale e tutto ciò ha pesanti ripercussione sulla produzione e sulla qualità del lavoro stesso.
Lavoratori stranieri e precari
Un capitolo a parte riguarda la sicurezza per i lavoratori extracomunitari e dei precari.
Qui vi sono anche altri i fattori che aumentano i rischi di incidenti: primo fra tutti la difficoltà di comprensione della lingua sia parlata che scritta. Per cui i cartelli che, ad esempio, segnalano dei pericoli o spiegano l’utilizzo in sicurezza di apparecchiature, sono spesso incomprensibili per i lavoratori stranieri.
Anche aspetti della cultura di provenienza assumono spesso grande importanza e purtroppo finiscono per pesare molto anche le condizioni di vita degli stessi lavoratori stranieri che comportano situazioni di stress e stanchezza continua.
Va segnalato poi che i lavoratori precari o a tempo determinato corrono rischi maggiori rispetto agli altri perché spesso non vengono formati adeguatamente per mancanza di tempo e di risorse economiche.

LA RESILIENZA
“Un’Azienda è un sistema complesso in interazione con l’ambiente, in un precario equilibrio tra staticità e flessibilità.”
Francesco Bracco, in un suo interessante articolo, sviluppa il concetto di Resilienza, ovvero l’analisi dell’aspetto reattivo-adattivo di un sistema davanti ad un evento traumatico.
Un evento imprevisto, una situazione nuova, obbliga il sistema-Azienda alla flessibilità ed alla creatività, ma ciò deve comportare anche una capacità di revisione delle procedure di sicurezza praticamente immediata. Per ottenere ciò occorre avere, in via preventiva, creato la capacità, nei lavoratori di potere collaborare per comprendere quali sono i nuovi rischi e riuscire a prevenirli.
I sistemi resilienti devono avere delle precise capacità, ovvero:

  • Impegno dei dirigenti di alto livello
  • Giusta cultura ovvero capacita di analisi a tutti i livelli
  • Cultura dell’apprendimento organizzativo
  • Consapevolezza
  • Prontezza ovvero attenzione anche ai segnali deboli che emergono dal sistema
  • Flessibilità
  • Opacità ovvero consapevolezza che spesso si opera sul limite del rischio


Noi tutti agiamo davanti alla realtà su più livelli.
Il primo di questi può essere definito skill ovvero l’ automatismo, mentre il successivo è rule ovvero l’identificare la realtà attraverso un processo di osservazione cosciente. Questo secondo livello è sicuramente più lento del precedente, se non altro perché la situazione ad esempio di rischio, va riconosciuta come tale.
Un ulteriore livello è definito knowledge, che implica una interpretazione e valutazione dei rischi.
Nel primo livello l’errore non è intenzionale né prevedibile perché legato a dei comportamenti automatici, negli altri due, invece,vi è l’applicazione errata di una regola o l’attuazione cosciente di un comportamento che esula delle regole.
Spesso gli incidenti sul lavoro accadono per tutta una serie di piccoli fattori, di segnali deboli, che vengono sistematicamente ignorati, sino a che uno dei comportamenti di cui sopra, non fallisce e si verifica così l’incidente.
Occorre per primo percepire il rischio, capire se vi si possono applicare le regole conosciute o se ne vanno create di nuove.
È necessario comprendere subito quando ci si deve fermare.
Tutto ciò non è legato al caso, ma è il risultato della capacità di creare una cultura specifica sui rischi.
Non esistono sistemi statici e meno che mai nelle aziende. La capacità di un’Azienda di fare davvero della prevenzione sui luoghi di lavoro è la capacità di creare una cultura Aziendale che riesca a coinvolgere tutti i dipendenti, ognuno per le proprie conoscenze e capacità.
Ma ciò che è fondamentale e che gioca il ruolo primario è l’informazione, che scaturisce spesso da segnali deboli troppo spesso ignorati.
L’informazione deve seguire una vera linea di comunicazione del rischio, mentre l’Azienda necessita della capacità di affrontare sistemi complessi in continua e spesso caotica evoluzione,
Oggi in ogni ambiente si parla di sfida alla complessità, ma in questo settore è una sfida che va vinta perché la lotta agli incidenti sui posti di lavoro è un fattore di civiltà e di rispetto dell’uomo.


Dal Dizionario Enciclopedico italiano Ist. Dell’Enciclopedia Italiana Treccani 1970 IPS Roma

F. Bracco “In cerca di nuovi modelli per la sicurezza organizzativa; la resilience engineering” su Ticonzero SDA Bocconi .72/2007
Immagine di Paolo Cardoso

Paolo Cardoso

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