L’iniziativa
Il concorso invitava ricercatori, laboratori e aziende a inviare immagini della propria attività (colture, modelli molecolari, strumenti, momenti di lavoro) per comporre un calendario diffuso online.
Le immagini venivano selezionate combinando un voto pubblico e il giudizio della redazione, e ogni contributo doveva essere accompagnato da una descrizione del soggetto e della tecnica impiegata.
La motivazione dichiarata era far conoscere la bellezza della ricerca e avvicinare studenti e pubblico al mondo scientifico.
Il disegno dello scienziato
Il secondo obiettivo (modificare l’immagine di chi fa ricerca) poggia su un problema misurato da decenni.
Esiste una procedura semplice, usata dagli anni Cinquanta: si chiede a bambini e ragazzi di disegnare uno scienziato e si analizza cosa producono.
Il risultato storico è stato notevolmente stabile: una figura maschile, adulta, in camice, occhiali, spesso spettinata, sola, al chiuso, circondata da vetreria.
Nel corso dei decenni la quota di disegni che raffigurano una donna è aumentata in modo consistente, ma resta più bassa tra i ragazzi che tra le ragazze, e cala nettamente con l’età: i bambini più piccoli disegnano scienziate molto più spesso degli adolescenti.
Perché è un problema pratico
Non si tratta di un dato curioso. L’immagine che si ha di una professione influisce sulla probabilità di considerarla per sé.
Il meccanismo studiato è quello del senso di appartenenza: le persone valutano se un ambiente sia adatto a loro sulla base di segnali anche minimi, e chi non si riconosce nell’immagine prevalente tende a escludersi prima ancora di provare.
Le rappresentazioni che mostrano persone diverse al lavoro, in contesti collaborativi, hanno effetti misurabili sull’interesse dichiarato, e l’effetto è maggiore proprio in chi non corrisponde allo stereotipo.
È il motivo per cui iniziative che mostrano il lavoro reale, con le persone dentro, hanno un valore che va oltre la comunicazione istituzionale.
Il rischio dell’immagine bella
Va però segnalato un effetto opposto, meno considerato.
La divulgazione visiva privilegia inevitabilmente ciò che è spettacolare: fluorescenze, strutture tridimensionali, colori.
La ricerca reale è fatta in larghissima parte di attività ripetitive, prove fallite, attese e scrittura. Un’immagine che mostra solo il risultato riuscito costruisce un’aspettativa che il lavoro poi smentisce.
Ed è documentato che l’abbandono dei percorsi scientifici avviene spesso proprio nel momento in cui l’attività concreta si rivela diversa da come era stata rappresentata.
Le immagini più utili, da questo punto di vista, non sono le più belle: sono quelle che mostrano anche l’ordinario.
Da dove viene la motivazione
Il testo parla di passione e curiosità come elementi alla base di ogni attività di ricerca. È vero, e si può dire in modo più preciso.
La motivazione intrinseca (fare qualcosa perché l’attività in sé interessa) è associata a persistenza maggiore e prestazioni migliori nei compiti complessi rispetto a quella sostenuta da incentivi esterni.
Le condizioni che la sostengono sono tre e sono note: percepire di avere margine di scelta su cosa e come fare, sentirsi competenti, e sentirsi parte di un gruppo.
Vale la pena osservare che il sistema della ricerca tende a comprimere la prima: quando l’attività è governata da scadenze, indicatori di produttività e vincoli di finanziamento, il margine di scelta si riduce, e con esso la spinta che quel sistema dà per scontata.
Un’osservazione sui riconoscimenti
C’è un dettaglio che riguarda direttamente iniziative di questo tipo.
Un premio inatteso e non vincolante (non annunciato in anticipo come condizione) non danneggia la motivazione intrinseca e può rafforzarla, soprattutto se comunica competenza riconosciuta.
Un premio promesso in cambio di una prestazione, invece, tende a ridurla: sposta l’attenzione dall’attività alla ricompensa.
La differenza è nel quando più che nel cosa, ed è un’indicazione praticabile per chiunque organizzi riconoscimenti in un gruppo di lavoro.
Domande frequenti
Cosa mostra il test del disegno dello scienziato?
Che l’immagine prevalente resta maschile, in camice e isolata. La quota di disegni con figure femminili è cresciuta molto nei decenni, ma cala con l’età ed è più bassa tra i ragazzi.
Perché conta come viene rappresentata la ricerca?
Perché le persone valutano se un ambiente sia adatto a loro da segnali minimi, e chi non si riconosce nell’immagine prevalente si esclude prima di provare. Le rappresentazioni diversificate hanno effetti misurabili.
Le immagini spettacolari sono un problema?
Possono esserlo: costruiscono un’aspettativa che il lavoro reale (ripetitivo, fatto di prove fallite e attese) smentisce. Le più utili mostrano anche l’ordinario.
I premi aiutano la motivazione?
Dipende dal momento. Un riconoscimento inatteso, che comunica competenza, la rafforza; uno promesso in anticipo in cambio di una prestazione tende a ridurla, spostando l’attenzione sulla ricompensa.