Sogniamo tutti, ma non allo stesso modo
Probabilmente sogniamo per tutta la durata del sonno, anche se ricordiamo solo un’infinitesima parte dei nostri sogni. Anche gli animali sognano, e forse fanno sogni simili all’interno della stessa specie. I sogni umani sono in parte “di specie”, ma ne esistono anche di strettamente personali, perché l’essere umano è l’unico animale che parla e costruisce una cultura, e le esperienze individuali sono molto diverse tra loro.
Nessuno ha ancora dato una spiegazione pienamente convincente del perché esistano i sogni e del perché siano spesso così bizzarri negli umani. Se è vero che questa bizzarria non compare negli animali, la causa va cercata in una caratteristica tipicamente umana. E la più tipica di tutte è proprio il linguaggio.
Le bizzarrie della notte
Gli antichi pensavano che i sogni fossero esterni, inviati dalle divinità. Le ipotesi moderne sono diverse: Freud parlava di ritorno del rimosso e realizzazione di desideri; Jung riteneva che i sogni corrispondessero a elementi strutturali “collettivi” della psiche; altri li considerano un residuo evolutivo, un rumore di fondo o una “pulizia” della memoria. Nessuna ipotesi, però, sembra render conto di tutti gli aspetti del fenomeno.
Un dato colpisce: i sogni animali sembrano legati a esperienze recenti. Un cane che dorme muove le zampe, mugola, digrigna i denti, come imitando fughe o combattimenti. È improbabile, invece, che un animale sogni extraterrestri o di dirigere un’orchestra. Noi sì: possiamo sognare di pilotare un’astronave su Marte pur non conoscendo l’astronomia, o di ritrovarci nudi in mezzo alla gente. E lo stupore arriva solo al risveglio, perché durante il sogno tutto ci appare normale. Difficilmente questi sogni “fuori dalla realtà” affliggono anche cani, gatti o lucertole.
Non nasciamo tabula rasa
Per capire da dove venga tutto questo, occorre partire da un punto: non nasciamo “nuovi di zecca”, ma vecchi di milioni di anni. Il neonato non è una tabula rasa: porta con sé un lungo elenco di disposizioni e immagini innate di ciò che sarà il suo mondo. Nella nostra specie, come nelle altre, esistono modelli innati legati all’alimentazione, alla sessualità, all’esplorazione, al dominio e alla sottomissione.
Un cucciolo di gnu, appena nato, si mette in piedi, cerca la madre, si nasconde nell’erba: nessuno gli ha insegnato le immagini mentali di madre, latte, erba, né gli schemi d’azione, già presenti nella memoria procedurale. Lo stesso vale per certi comportamenti “atavici”: un cane di casa che si rotola su una carogna sta rispondendo a un modulo comportamentale dormiente, ereditato dai suoi antenati insieme al suo carico di immagini ed emozioni. Il cervello, insomma, “proietta in permanenza informazioni verso il mondo esterno” mentre ne riceve dall’ambiente, ed è capace di rappresentare il mondo anche senza input esterni. Non a caso persino un cieco dalla nascita possiede immagini mentali e può sognare, attingendo a una banca dati ereditaria.
Un alfabeto di immagini, e poi le parole
Le immagini che “vediamo” sono in realtà lucide illusioni fabbricate dal cervello: tanto che, quando siamo stanchi o alterati, diventano meno chiare. Sono l’interfaccia indispensabile tra noi e il mondo, e ogni specie ha le proprie. Forse esiste un vero “alfabeto delle immagini”, così come esiste un alfabeto di lettere.
Qui sta la specificità umana. Il neonato umano è l’unico capace di trasporre le immagini in parole e viceversa. Possiede schemi di immagini di svariate modalità sensoriali che si attivano nel rapporto con l’ambiente, ma soprattutto sviluppa il linguaggio: che non ha antenati nel mondo animale e dipende da un “organo” nuovo. Nel suo cervello avviene la trasposizione dalla mente immaginale a quella linguistica: dai pensieri ai suoni articolati, classificando idee e azioni nel contenitore stabile ed economico di una parola.
Con le parole costruiamo metafore e concetti astratti come democrazia, giustizia, amore, sintetizzando in un termine intere costruzioni fantastiche. La nostra stessa costruzione della realtà si basa sulla metafora, anche se di norma non ne siamo consapevoli. È così che “una nuova realtà viene costruita”: non esiste una realtà materiale neutra, semplicemente descritta dal linguaggio; piuttosto, la realtà è costruita attraverso i linguaggi. E se questo essere unico costruisce una sua realtà peculiare da sveglio, non è strano che costruisca anche sogni specificamente umani.
Sogno, parola e cervello
Le neuroscienze offrono indizi affascinanti. Gli impulsi a sognare partono dalle parti più antiche e profonde del cervello, ma le strutture che costruiscono il sogno sono le più recenti: le stesse impegnate nella veglia, nelle emozioni e nella memoria. Non a caso i meccanismi cerebrali dell’attività onirica si sovrappongono ampiamente a quelli della coscienza.
Esiste, nell’emisfero sinistro, una regione dove convergono molte attività funzionali (memoria, visione, udito, movimento): probabilmente è lì che si formano le immagini che, nell’uomo, possono trasformarsi in parole. Persino la lettura passa da immagini: il cervello riconosce le parole nella loro interezza, grazie a neuroni altamente selettivi che rispondono solo alle parole vere. E l’anatomia funzionale dei sogni, del linguaggio e di alcune condizioni psichiche sembra in parte coincidere: già Freud aveva ipotizzato il sogno come una sorta di “psicosi di breve durata”, e molti ricercatori considerano il cervello che sogna un possibile modello sperimentale per studiare la mente.
Perché il sogno umano è così strambo
Ed ecco l’ipotesi centrale. Nel cervello umano esistono due sistemi di codifica: uno non verbale (che genera immagini corrispondenti a oggetti naturali e comportamenti innati) e uno verbale (che matura nel tempo). I due sono interconnessi: possiamo rappresentarci una casa al mare con un’immagine o descriverla a parole, e una descrizione può evocare l’immagine corrispondente. Con le parole possiamo persino costruire immagini inverosimili, come un “elefante giallo con le ali”.
Nel sogno, forse, stimoliamo il processo inverso: le parole evocano le immagini. Mentre di giorno, dalla percezione, l’input diventa immagine (e nell’uomo spesso parola), nel sogno l’input nasce dalle strutture profonde del cervello (con alcune funzioni superiori inibite) e sale incontrando zone capaci di eccitare sia immagini sia sorgenti di parole, che a loro volta evocano nuove immagini modificate.
Il corpo, durante il sogno, è paralizzato e il cervello quasi cieco e sordo agli stimoli esterni: elabora informazioni interne senza contesto. È come un traduttore automatico che, ignorando il contesto, produce frasi paradossali. Le parole sono ambigue, condensano concetti, alludono, metaforizzano: così la “scena filmica” del sogno diventa incoerente. Immagini senza contesto, legate forzatamente, vengono sperimentate come bizzarre. Ecco perché sogniamo scene lunghe, strambe, spesso drammatiche: è il linguaggio ad aver reso il nostro cervello diverso da quello di ogni altro animale, di giorno come di notte.
Studiare il sogno, allora, potrebbe aiutarci a comprendere la coscienza stessa. Come suggeriva lo scrittore Carlos Fuentes, sognare è creare: nel sonno, che è metà dell’esistenza, si danno appuntamento l’origine e la fine, la gestazione della vita e l’annuncio della morte.
Domande frequenti
Perché i sogni umani sono più bizzarri di quelli animali?
Secondo l’ipotesi qui esposta, perché l’essere umano è l’unico animale che parla. Il linguaggio, con le sue parole ambigue e metaforiche, “sconvolge” le immagini della mente durante il sogno, generando scene incoerenti e paradossali che gli animali, privi di linguaggio, non produrrebbero.
Il neonato nasce come una “tabula rasa”?
No. Il cervello del neonato è pieno di predisposizioni e immagini innate, frutto di milioni di anni di evoluzione. Persino un cieco dalla nascita possiede immagini mentali e può sognare, attingendo a una sorta di banca dati ereditaria comune alla specie.
Che rapporto c’è tra immagini e parole nella mente?
Esistono due sistemi di codifica interconnessi: uno non verbale, che genera immagini, e uno verbale, che matura nel tempo. Una descrizione può evocare un’immagine e viceversa. Con le parole possiamo costruire immagini inverosimili; nel sogno, probabilmente, le parole evocano immagini senza contesto.
Perché nel sogno tutto sembra normale?
Perché durante il sonno alcune funzioni cerebrali superiori sono inibite e il cervello elabora informazioni interne senza il contesto della realtà. Lo stupore arriva solo al risveglio: nel sogno la logica della veglia è sospesa, e le scene più assurde ci appaiono del tutto naturali.
Lascia un commento