Cosa risulta dagli studi
Il quadro emerso è più sfumato dell’allarme circolante.
Sul linguaggio e sullo sviluppo comunicativo, alcuni studi hanno rilevato punteggi inferiori rispetto alle coorti precedenti, altri non hanno trovato differenze consistenti. I risultati non sono uniformi, e le differenze rilevate sono in genere di entità contenuta.
Sul benessere, il dato più solido riguarda l’aumento di ansia e sintomi depressivi negli adolescenti durante i periodi di chiusura, con un rientro parziale successivo.
Va segnalato l’elemento che orienta l’interpretazione: le differenze osservate si concentrano nei bambini appartenenti a famiglie in condizioni svantaggiate. Ciò che ha inciso non è stata la pandemia in quanto tale, ma la distribuzione diseguale delle sue conseguenze, spazi, risorse, disponibilità degli adulti, accesso ai servizi.
E va aggiunta una cautela metodologica: confrontare coorti diverse è difficile, gli strumenti usati variano, e una parte delle differenze riportate potrebbe riflettere cambiamenti nelle modalità di rilevazione.
Sulle mascherine, in particolare
È il punto su cui l’allarme è stato maggiore e le prove più deboli.
Gli studi sperimentali indicano che coprire la parte inferiore del volto riduce l’accuratezza nel riconoscimento delle emozioni, ma che i bambini restano capaci di identificarle a livelli superiori al caso, usando occhi, voce, postura e contesto.
Va detto ciò che non è stato dimostrato: che questa riduzione sperimentale si sia tradotta in un danno allo sviluppo socio-emotivo. Sono due affermazioni diverse, e la seconda non ha sostegno.
Un elemento che aiuta a inquadrare: i bambini con disabilità visiva sviluppano competenze socio-comunicative pur senza accesso alle espressioni facciali. Il sistema dispone di più canali, e la ridondanza è la norma, non l’eccezione.
Ciò che ha inciso davvero, secondo il quadro disponibile, è stata la riduzione delle interazioni (meno coetanei, meno servizi educativi, meno contesti) non la copertura del volto.
Cosa sostiene lo sviluppo comunicativo
Gli elementi con evidenze non sono cambiati con la pandemia.
L’interazione reciproca con un adulto: turni di scambio, risposta ai segnali del bambino, conversazione anche prima che il bambino parli. La quantità di scambi conta più della quantità di parole udite.
La lettura condivisa, che ha evidenze consistenti sul vocabolario, in particolare quando è dialogica, cioè quando l’adulto fa domande e non si limita a leggere.
Il gioco con i coetanei, che è il contesto in cui si esercitano le competenze sociali.
Va segnalato che l’esposizione passiva agli schermi nei primi anni non sostituisce l’interazione e, in quantità elevate, si associa a esiti linguistici peggiori. Il fattore più solido resta lo spiazzamento del tempo di interazione.
Cosa fare se c’è un dubbio
- Non attendere: la valutazione precoce è utile, e il ritardo nell’accesso è ciò che peggiora gli esiti.
- Non attribuire alla pandemia ciò che potrebbe essere un disturbo del neurosviluppo: la spiegazione generazionale ha ritardato riconoscimenti individuali, ed è un rischio reale.
- I segnali che meritano attenzione riguardano l’assenza di scambio (non guardare, non indicare, non rispondere al nome, non condividere l’attenzione) più della quantità di parole.
- Rivolgersi ai servizi di neuropsichiatria infantile, che sono la via appropriata e gratuita.
- E ricordare che gli interventi con più effetto sugli esiti dei bambini sono quelli che agiscono sulle condizioni delle famiglie, non le raccomandazioni ai genitori.
Domande frequenti
La pandemia ha danneggiato lo sviluppo dei bambini?
I risultati non sono uniformi e le differenze rilevate sono contenute, concentrate soprattutto nei bambini in condizioni svantaggiate.
Le mascherine hanno compromesso il riconoscimento delle emozioni?
Riducono l’accuratezza in laboratorio, ma i bambini restano capaci di riconoscere le emozioni usando altri canali. Un danno allo sviluppo non e stato dimostrato.
Cosa ha inciso davvero?
La riduzione delle interazioni (meno coetanei, meno servizi, meno contesti) piu che qualunque elemento specifico.
Cosa sostiene lo sviluppo comunicativo?
L’interazione reciproca con un adulto, la lettura condivisa dialogica e il gioco con i coetanei. L’esposizione passiva agli schermi non sostituisce l’interazione.
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